Olimpia Milano post Virtus | Il centro, il gioco, gli italiani: disfattismo a settembre

Olimpia Milano post Virtus che prevede l’atteso copione in caso di sconfitta: disfattismo. Ma andiamoci piano

Olimpia Milano post Virtus che prevede l’atteso copione in caso di sconfitta: disfattismo. Moralmente, una sola squadra aveva bisogno di vincere per ripartire di slancio. Ha vinto l’altra.

La battaglia nel pitturato

Vi avevamo parlato di una propensione al «gioco interno» che è venuta meno nel secondo tempo con Brindisi. E che non si è più palesata contro la Virtus Bologna. Senza Ekpe Udoh, la squadra di Scariolo ha fatto quello che voleva, con Jaiteh e con Alibegovic.

Dunque, assenza di produzione offensiva, e grande sofferenza in difesa. L’Olimpia, già con Brindisi, ha concesso molti isolamenti in post basso, un fatturato sicuro per la Vu. Mancava un centro? Aibegovic non è un centro, Tessitori ha prodotto un -9 di plus/minus in 11’, a rimbalzo i biancorossi ne hanno conquistati 15 offensivi e 12 in più dell’avversario.

La visione del Guazz

Bastano ad opporre una risposta negativa alla domanda sopra citata? Ovviamente no. Ma in questo disegno di squadra, Kaleb Tarczewski (o chi per lui, in sede di mercato) doveva palesarsi in campo al posto di Dinos Mitoglou.

Avvicendamento possibile? Se il greco si mostra impacciato, incapace di trovare la sua posizione in campo, molle in fase difensiva, allora la risposta è positiva. Ma non si ripone un progetto al primo vento contrario di Supercoppa. Per quanto certamente minaccioso.

Al tempo stesso, il reparto esterni deve reggere gli uno contro uno, senza scomporsi al salire delle percentuali da fuori dell’avversario. Puoi anche avere un centro di qualità e quantità, ma nelle situazioni di due contro uno si resta sempre, e inevitabilmente, nudi. 

Il reparto esterni

L’Olimpia Milano non ha creato, dal secondo tempo con Brindisi, mezza situazione di vantaggio palla in mano. Non parliamo di uno contro uno a “gioco rotto”, dove in modalità differenti Shields, il Chacho e Hall hanno fatto fatturato. 

Parliamo di ingresso nei giochi, di p&r, di avvio dell’azione. Quel che serve per innescare la circolazione di palla. La Virtus ha utilizzato, in tal senso, un’arma già vista nella passata stagione da svariati avversari: ritardare l’avvio dei giochi milanesi, con la pressione sul portatore di palla.

Le pagelle di ROM

Malcolm Delaney si è perso ancora una volta nei suoi nervosismi, Shavon Shields si è spesso fatto morire la palla in mano, Rodriguez ed Hall sono dovuti entrare in modalità “soli contro tutti”.

Siamo a settembre, la stagione deve ancora iniziare, la lotta per il predominio nazionale (oggi saldamente in mano alla Virtus, sia chiaro) inizierà tra cinque mesi. Tutto vero, e primario. Ma una cosa sia chiara: “hero mode” era cosa di Kevin Punter. Kevin Punter non c’è più e non c’è un altro Kevin Punter in squadra. Serve organizzazione, non c’è più grande spazio per l’improvvisazione.

Gli italiani

42 punti “nostrani” per la Virtus in 88’. 15 per Milano in 55’. Di cui 28’ del solo Nicolò Melli. Sono solo numeri, siamo a settembre, Gigi Datome ha mostrato, dopo gli acciacchi delle scorse settimane di non reggere due gare in due giorni, e Riccardo Moraschini è sceso in campo con un problema alla schiena.

Le parole di Ettore Messina

Ma se il buongiorno si vede dal mattino, il “gap” italico è ben lontano dall’essere colmato.

12 thoughts on “Olimpia Milano post Virtus | Il centro, il gioco, gli italiani: disfattismo a settembre

  1. Purtroppo la partita di ieri dimostra come il GM Ronci della virtus sappia fare il mercato. Messina e il greco si fanno letteralmente ridere dietro. Ma davvero Messina pensa di poter battere la virtus con un roster con 6 italiani dove almeno 3 non guardano neanche il canestro? Ma quando la virtus mette dentro Mannion il gap italico che cosa diventa? Io sono senza parole.

  2. Io spero che il rendimento dei 3 italiani in questione (Alviti, Biligha e Ricci) avuto nella supercoppa sia dovuto solo alla preparazione perché altrimenti se si dovesse protrarre anche in LBA dopo un paio di partite con il nostro coach non vedrebbero più il campo o al massimo durante il garbace time..

  3. Non prendiamocela con Ricci e Alviti, troppo comodo. Vediamo piuttosto perché al terzo anno di “progetto” ancora non c’è un gioco delineato, non c’è un roster stabile, non c’è un gruppo giovane in crescita, non c’è un organico completo ed equilibrato tra italiani e stranieri, perché le lacune dell’anno scorso non sono state limitate sul mercato ma aggravate dalla liquidazione dello spogliatoio che si diceva essere il punto forte della squadra. Datome non reggeva il doppio impegno nemmeno 2 anni fa con Obradovic che gli faceva saltare la lega turca, cosa possiamo aspettarci ora?

    1. Un progetto che non è mai veramente decollato. La gestione di Messina avrebbe dovuto dare quella discontinuità con il passato che in realtà non c’è mai stata se non a parole. Ogni anno ha rifondato il roster esattamente come i suoi predecessori e quest’anno ha superato se stesso non confermando due pezzi da 90 come Leday e Punter. Per favore basta parlare di progetto che è uno specchietto per le allodole!!!

  4. BASTA con Delaney sopraffatto perennemente dai suoi nervosismi caro Maggi, Delaney è semplicemente scarso, privo di atletismo, colmo di lacune tecniche nel palleggio, lo è ora e lo è sempre stato, un errore, come ho sempre detto, chiamare costui per guidare un progetto vincente

    Purtroppo quello che non è cambiato è dare troppo spesso la palla a Shields in modalità Hero che è il modo peggiore per sfruttare le sue indubbie capacità

  5. @Biancorossodasempre Ottimo e abbondante. La situazione attuale non è certo colpa dei giocatori (a parte quel bravo ragazzo dalle mani di sapone che si è incollato alla tribuna e non ha voluto andar via per nessuna ragione.

  6. Davvero mantenere Punter e LeDay non era sostenibile dal punto di vista del budget? Alla squadra dell’anno scorso bastava aggiungere due play, uno al posto di Deleney e uno italiano (Spissu, Mannion etc) e un centro dominante sfanculando Tarcisio. e saremmo stati a posto per la stagione. Abbiamo preso Troy Daniels, una scommessa ferma da un anno, Mitoglu che è un 4 e non un 5, e italiani non da Olimpia (Ricci e Alviti). Melli è una suggesrtione ma non un crack, ma per sostituire il moribondo Datome può andare. Mi sembra quasi che Messina e il greco abbiano costruito la squadra imitando Billy Beane, interpretato nel film “L’arte di vincere” da Brad Pitt, visione che consiglio. Un mercato di rifondazione basato sulle statistiche, le stesse che portarono un anno fa il deludente Deleney a Milano, di cristallo e caratteriale e poco performante. Dei nuovi al momento salvo solo Devon Hall, che anche quando non produce è ovunque, si spacca in quattro, difende e prende rimbalzi e attacca ed anche se ogni tanto fa casino è sempre propositivo, ciò che quasi tutti gli altri non sono. Ovviamente la responsabilità non è dei giocatori, ma della dirigenza che fa capo a Messina, di cui sono estimatore. Pensavo che con lui le rifondazioni su base annua fossero un concetto superato e che si consolidasse il buono della squadra migliorando i punti deboli, ma il mercato quest’anno è stato toppato di brutto. Non che l’anno scorso col quinquennale a Moretti e il 2+1 a Tarcisio fosse azzeccato, ma una volta che trovi chi la mette dentro con stile come Punter e LeDay quella è la base da cui partire. Vuoi infisicare, e allora infisica, prendi Melli e Mitoglu, ma avendo ceduto Micov e Roll che da tre erano legge, devi tenere Punter e LeDay. Invece no bisogna scommettere su un Troy Daniels mitico ma fermo da un anno e già, guarda caso, in injury list e poi Grant lasciato fuori in una competizione che non conta nulla come la Supercoppa (leggi scrimmage). Delle due, o Grant è un flop e allora cosa l’hai preso a fare, oppure pensi sia valido, allora lo schieri per testarlo contro i ragazzi di Treviso e poi con Brindisi. Penso che Grant sia un altro Mack, e sarà destinato alla LBA, ma a noi manca un play laddove conta, in Eurolega, dove Deleney oltre a rompersi spesso non performa, perché Chacho, tra i pochi a tentare la riscossa ieri sera dopo il meno 17, ha i suoi anni e deve essere centellinato. Scusate se sono prolisso ma sono andato a ruota libera dopo aver accusato un infarto contro Brindisi e la debacle di ieri contro la Virtus che ha meritato di portarla a casa. Gli arbitri sono stati partigiani, ed è un fatto abbastanza vergognoso, ma non sono stati la discriminante per la sconfitta. Perché la Virtus al momento è più squadra dell’Olimpia, e i bolognesi a breve potranno contare su Nico Mannion snobbato da coach Messina e sul centro titolare dominante, il bestione che l’Olimpia non ha.

  7. Purtroppo non ci si può più nascondere.

    Messina sembra bollito per il basket attuale.
    Rimane fermo sue sue convinzioni e non le cambia. Giustamente ha “investito” con la sua credibilità e quindi con il suo futuro.
    Non farà mai un passo indietro, fino a quando alcuni contratti scadono.

    Delaney non va messo in campo. Su questo ormai non ci sono dubbi.
    Se si parte con lui, per via del suo “playmaking”, nessuno entra in ritmo.
    Palleggia troppo e le azioni iniziano a 10 secondi dalla fine, senza aver creato nulla prima.
    Così shields muore con la palla in mano….. E per questo motivo si arriva al Chacho che entra in modalità Hero.

    Così sappiamo già come si perde, preferirei perdere in modo almeno diverso.

    Delaney dà qlk in difesa, ma non sempre.
    Dà qlk in attacco, ma nel suo “casino” da solista.
    A volte può essere un’arma a favore, ma è evidente che non crea e non è un playmaker. Non si può puntare su di lui come titolare.
    Come play di rottura FORSE.

    Sono già stufo … Al 22 di settembre

  8. “42 punti “nostrani” per la Virtus in 88’. 15 per Milano in 55’. Di cui 28’ del solo Nicolò Melli”..siamo sicuri che il nucleo italiano 2021/2022 sia migliore di quello 2020/2021? Lo scopriremo strada facendo in LBA…

  9. Beh, per esempio, tra Gigli e Brooks prendo sempre Brooks ma sembra abbiano strapagato Gigli.

  10. “Fortuna persa, niente perso; coraggio perso, molto perso; onore perso, ancor più perso; anima persa, tutto perso.„
    Proverbio Azero – citazione del giorno da Wikipedia, oggi.

  11. “Azero” sta per “dell’Azerbaigian” …non è quello di cui parla Zanetti.

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