Carlo Recalcati, secondo Repubblica-Milano, uno dei più grandi giocatori milanesi di sempre, racconta il suo mancato “incontro” con l’Olimpia Milano nel corso della carriera.
Nato nel quartiere Isola ma cresciuto in Paolo Sarpi: «Cesare Rubini venne a visionare una selezione lombarda giovanile e scelse per il Simmenthal un mio compagno del Pavoniano, Franco Bonghi, più alto e atletico rispetto a me. Avevo 16 anni ed ero fermo da qualche mese: mi aveva assunto la Radiomarelli e la sera andavo a scuola».
E qui arriva un incontro chiave: «Per fortuna, la selezione era guidata da Gianni Corsolini e Arnaldo Taurisano, che mi aveva allenato al Pavoni ed era andato a Cantù. Mi portarono in Brianza, ci sono restato per tutta la carriera. L’unico possibile trasferimento, che poi saltò, fu a Varese. E da allenatore, il solo contatto che ho avuto fu una vaghissima chiacchierata con il presidente dell’allora Philips, Lello Morbelli».
L’Olimpia Milano di Rubini credeva nei milanesi: «La malignità dei miei tempi è che all’Olimpia prendessero solo triestini come Rubini… ma comunque tanti ragazzi di Milano ce l’hanno fatta. Dei miei tempi mi viene in mente Giandomenico Ongaro, un grande giocatore e una grande persona. E’ rimasto all’Olimpia ma oscurato dal talento di compagni straordinari».
E frecciatina finale: «Si sono fatti scappare i migliori? Oggi si direbbe che il loro scouting non era granché. Una piccola rivincita è stato ricevere l’Ambrogino d’oro anche se non sono mai stato un protagonista a Milano. Rappresenta molto per me».

