Riccardo Moraschini: Messina mi vede più da regista, ora c’è più talento

Riccardo Moraschini a Repubblica: Messina mi vede più regista che esterno, io cerco di creare un pochino di più e finalizzare un pochino meno

Riccardo Moraschini ospite di Luca Chiabotti a «Uomini e Canestri», rubrica de La Repubblica-Milano. Ecco alcune sue dichiarazioni.

SULLA NUOVA OLIMPIA

«Mi trovo molto bene, il nostro è un bel gruppo. I giochi sono cambiati come le gerarchie, ogni giorno cerchiamo di conoscerci meglio e di capire cosa fare per aiutarci a esprimere il potenziale di tutti che è tanto ed è più diffuso rispetto all’anno scorso». 

SUL SUO RUOLO

«Non ho scelto di tirare meno da tre punti, è una cosa che finora è venuta naturalmente: Messina mi vede più regista che esterno, io cerco di creare un pochino di più e finalizzare un pochino meno». 

SULL’OLIMPIA MILANO

«Il difficile quando arrivi in una squadra come l’Olimpia è capire il livello di intensità e di presenza che devi avere, a livello fisico ma soprattutto mentale, sempre. La stagione è fatta di alti e bassi, bisogna andare sempre dritti senza deprimersi e farsi trovare pronti quanto le occasioni si manifestano». 

SULL’ESSERE IN OLIMPIA MILANO

«Ne ho parlato con Davide, è una cosa complicata anche per chi ha un grande talento ma viene da un college americano. A Brindisi ero una delle prime tre scelte in attacco, all’inizio della scorsa stagione, in Eurolega talvolta non sono entrato neppure nei 12. Però non sono venuto a Milano per segnare 20 punti a partita, ma per vincere. Se accetti questa sfida che è soprattutto mentale, il resto viene da solo»

7 thoughts on “Riccardo Moraschini: Messina mi vede più da regista, ora c’è più talento

  1. Io spero che tutti quelli che seguono il blog leggano le parole di Moraschini e facciano uno sforzo di immaginazione per capire quello che vuole dire.
    Dico questo perche’ riflettendo si capiscono molte cose: perche’ Della Valle se ne e’ andato e perche’ al momento Moretti gioca poco (peraltro domenica e’ stato inserito a poche minuti dalla fine con il punteggio ancora in bilico).
    Poi si puo’ essere d’accordo o no ma almeno uno capisce i motivi di queste scelte.
    Quindi non si tratta di difendere Messina ma di avere chiaro cosa vuol dire giocare all’Olimpia.

  2. Partiamo da lontano: il sistema di Messina prevede giocatori che in campo ragionino: per gli esterni questo vuol dire saper creare dal palleggio quando le condizioni lo permettono, ma soprattutto lo richiedono – a giochi spezzati per esempio, o in situazione di ristagno della palla e dei movimenti.
    Moraschini non è questo.
    Non ancora, forse lo diventerà, glielo auguro davvero, ma oggi non lo è ancora.

    Certo con Messina ha già fatto una crescita importante.
    Oggi col pallone in mano, da play, quindi con una certa libertà di spazi e di movimento, diventa sempre più aggressivo e pericoloso.
    Vede spazi che non vedeva già soltanto l’anno scorso, non ferma più il palleggio, si butta in quegli spazi alla prima esitazione del difensore, usando il suo corpo veloce e potente, crea vantaggi e apre spazi, come abbiamo visto contro la Fortitudo per Datome, e come gli vediamo fare sempre più spesso in Europa.
    Perché lui ha quel potenziale. Messina lo ha visto, e quindi lo sta vedendo lo stesso Moraschini.
    I play di oggi devono essere in grado di fare quelle cose lì, cose che per esempio Cinciarini non sa fare, più per mentalità da play antico – ordinatore del gioco, più che creatore di spazi – che per mancanza di qualità personale, secondo me.
    Dunque Messina sta cercando di fare di Moraschini un play moderno.

    Vediamo tutti che Moraschini non sarà mai un play moderno eccezionale come Larkin, o James o Wilbekin, ma l’esperienza che sta facendo da play potrebbe portarlo a diventare un esterno capace di creare dal palleggio, nell’ulteriore evoluzione della sua carriera, perché ha fisico per contare davvero come esterno.
    Anche perché in carriera non è che il suo tiro da 3 sia questa gran bomba.

    Sulle parole molto sagge che manda a dire a Moretti, sono d’accordissimo.
    Ognuno cresce secondo un percorso diverso. È ovvio che stando in campo e giocando si cresce meglio, ma per crescere attraverso i minuti in campo, in campo bisogna saperci stare, e oggi Moretti non ha questa qualità.
    Deve quindi crescere senza poter contare sui minuti in campo: il succo è quello.
    Crescerà allenandosi coi campioni, mangiando erba amara ma salutare, e cercando di capire, attraverso il suo talento, cosa bisogna fare per stare in campo.
    Qualche pillolina Messina gliela dà di già, in dosi da poppante, per esempio contro la Fortitudo in un momento delicato è stato in campo un minimo, che è tutto quello che in questo momento Moretti può tollerare per crescere sano, bisogna fidarsi di Messina, più che del proprio desiderio di vederlo primeggiare oggi, che ancora non è pronto.

  3. iellini, introduci un argomento interessante. Messina che squadra sta costruendo? Una che può accontentarsi di vincere bene in Italia o una che vuole fare il salto di qualità in Europa? Se è la seconda, è possibile/probabile che le esigenze siano decisamente maggiori e quindi le richieste dell’allenatore tarate di conseguenza.

  4. Penso anch’io che Messina abbia accettato la sfida con L’Olimpia per cercare di vincere L’eurolega. Uno che ha gia’ vinto cosi’ tanto e non essendo riuscito ad avere una squadra NBA credo punti al massimo in Europa. Ora questo non lo dira’ mai ma il campionato e’ propedeutico all’Europa. Altrimenti non si spiegherebbe perche’ non mettere le riserve nel quintetto iniziale. Le partite in lba devono essere vissute dalla squadra con se avessero davanti sempre il Cska.
    Non sono accettati cali di tensione. Non e’ accettato che un Moretti entri sul +20 rilassato e perda un pallone o lasci andare un avversario. Questo e’ il suo metodo per creare piu’ che un gruppo una testuggine romana che va in battaglia. Questo spiega perche’ Biligha giochi cosi poco, perche’ il “garbage time” non esiste.
    Poi sappiamo che non e’ del tutto vero perche’ se vedo i minutaggi c’e” una distribuzione abbastanza equilibrata.
    Ha ragione, ha torto? Io non lo so ma so che io ho giocato sono nella promozione e lui allenato qualche anno in piu… quindi mi fido

  5. E aggiungo, a beneficio di tutti i detrattori di Messina, che lui ha fatto tesoro degli errori dello scorso anno quando, mancando da un po’ qui in Italia, aveva forse sottovalutato un po’ la regular season di LBA. Ora vuole costruire qualcosa di importante e lavora sempre e comunque per quell’obbiettivo.
    Mi sembra una dimostrazione di serietà e competenza. Poi, diciamolo: non è che tutto quello che fa è giusto! Farà errori e probabilmente imparerà qualcosa anche da quelli. Peccato che non si vedrà la fine di quanto hanno seminato : questa pandemia farà fermare di nuovo tutto e non ci saranno vincitori né vinti….

  6. Sintetizzo il concetto come amano fare i britannici.- High reputation high expectation – questo vuol dire lavorare con Messina. Avere carisma da vincente (i numeri della sua carriera lo dimostrano) determina nei suoi giocatori il massimo impegno sempre, anche nel “Garbage Time”. Ed essere un grande coach facilita la scelta che molti giocatori di fascia alta hanno fatto quest’anno su Milano, o qualcuno crede realmente che bastassero i soldi a convincere un Hines o un Datome o un Delaney a diventare nostri giocatori? La proprietà ha scelto Messina per impostare un progetto di alto profilo che portasse in tre/cinque anni Milano a stabilirsi nell’elite europea in modo definitivo, la pandemia ha sicuramente rallentato questo percorso ma la volontà di Giorgio Armani è quella di lasciare l’Olimpia molto in alto e io credo fermamente che questa strada intrapresa sia quella giusta.

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