Eurolega da pazzi e l’Olimpia Milano ci rimette

guazzoni 6

I rinvii per il Covid delle gare con Zenit e Alba stravolgono il calendario. Sarà una stagione con l’asterisco

Il nuovo regolamento di Eurolega è una porcheria. Ne parlavo, come una Cassandra sotto efedrina, nel post-Asvel, prima ancora di venire a conoscenza del focolaio francese: pensare di concludere l’Eurolega in queste condizioni è pura utopia.

Non contesto il togliere lo 0-20, sia chiaro: sacrosanto per lo spettacolo e sacrosanto per le stesse squadre, a cui viene tolta la frustrazione per ricevere sconfitte non di campo. Il problema è cambiare le cose in corsa. Ovvero falsare tutto.

Per informazioni chiedere al Khimki. Carissimo Board di Eurolega non serviva certo Nostradamus per immaginare che la situazione in autunno sarebbe tornata brutta. Ma brutta-brutta eh.

E pensare di mantenere un format così fitto di impegni e ricco di chilometri da macinare è per chi davvero è ai confini della realtà.

Ora l’Olimpia Milano si ritroverà con due partite da recuperare random solo perché ha avuto la maledizione di incrociare in calendario gli appestati dello Zenit e dell’Alba Berlino mentre le altre continuano a giocare, svalvolando pure la classifica.

Ma che colpa ne abbiamo noi se russi e tedeschi leccano il Covid direttamente dall’agar in laboratorio? Perché l’Olimpia dovrà spararsi almeno (la parola chiave) 9 doppi turni e ritrovarsi così, magari tra gennaio e febbraio, magari sotto la Coppa Italia, sfiancata da viaggi e partite?

Perché dovrà spararsi due gare in tre giorni quando affronterà invece altre squadre che saranno riposate da 96 ore? E’ follia. Come è follia concepire una stagione regolare “normale”.

Sarebbe bastato dividere per un anno Eastern Conference (spagnole, la francese, Milano, le tedesche e dammi pure il Maccabi) e Western Conference (greche, slave, turche) per avere una situazione quantomeno più omogenea.

Mancano partite per le tv? Facevi andata-ritorno-andata-ritorno. Non cito la bolla perché sarebbe stata insostenibile con i campionati in corso.

Ed invece sempre a farci riconoscere. Almeno l’Eurolega non è italiana, altrimenti ci sarebbe stata la solita retorica stucchevole sulla nostra disorganizzazione. Che invece è planetaria contro un qualcosa di imponderabile.

Ma farsi trovare impreparati a marzo era lecito, farlo anche a ottobre è da tordi. E mi spiace davvero: a me la Nba fa veramente ribrezzo (se mi legge il Mio Pastore mi toglie il saluto) come stile di gioco (due isolamenti li abbiamo?) ma si è dimostrata davvero una lega di cinquecento galassie superiori sul tema.

Comunque vada sarà una stagione regolare con asterisco e fatico davvero a pensare possa essere portata a termine. Contenti loro…

6 thoughts on “Eurolega da pazzi e l’Olimpia Milano ci rimette

  1. Alle eurolega interessa solo l aspetto economico. Frega nulla degli altri aspetti. Evidentemente questo è economicamente il modo migliore per proseguire. Immagino gli sponsor e tv paghino. Indi tutti contenti.
    Problemi con la equità competitiva? Beh una organizzazione che si basa su licenze e inviti…ti aspetti che ora metta in cima alle priorità la equità? Seriamente…ti pare coerente?
    Valutare ora chi sarà eventualmente avvantaggiato o svantaggiato da questa situazione mi pare impossibile. Tu fai una valutazione un po’ partigiana. Comunque, vista la situazione attuale, questo mi pare l ultimo dei problemi.

  2. Guaz ti voglio bene ma del senno di poi sono piene le fosse, vero dovevamo sapere che in autunno ci sarebbe ripiombato addosso il problemone ma non credo che i due gironi o qualsiasi altra diavoleria ci avrebbe messo al riparo dell’iniquità competitiva, nel prosieguo della stagione, che hai ahinoi potrebbe anche essere sospesa la livella (non nel senso datore da Totò) potrebbe mutare le sorti della contesa e i penalizzati dal rinvio partita potrebbero essere altri. Perciò prendiamo quel che viene e facciamo in modo di non essere contagiati, combattendo questa nuova piaga, sperando di sconfiggerla al più presto. Se politici e dirigenti si dimostrano inetti e/o interessati solo al proprio tornaconto, passata la buriana, deponiamoli e cerchiamo di sostituirli con donne e uomini di buona volontà

  3. Beh, paragonare per organizzazione NBA ed EuroLeague è impossibile. Però è vero che servivano regole condivise prime: % di infetti oltre il quale la partita non si gioca; numero di infetti consecutivi oltre il quale la squadra perde a tavolino (se si ammalano 4 giocatori alla settimana, mi spiace ma sono problemi tuoi, non ti aspettiamo); bolla per giocare partite un mese di fila in coordinamento con le leghe nazionali; calendario flessibile: se proprio niente bolla, allora niente doppi turni, allunghi la stagione e lasci slot liberi per i recuperi.

    Le opzioni sono tante, per una lega che vuole dirsi moderna forse viene prima la programmazione e dopo “black lives matter” sulle magliette…

  4. Partendo dal presupposto che l’Eurolega dovrebbe prendere esempio dalla Champions League dove la partecipazione è in base al merito sportivo conseguito in campo e non su licenze e inviti, é scontato ammettere che ai vertici dell’Eurolega interessi solo l’aspetto economico, mettendo da parte l’equità sportiva. Hanno avuto otto mesi per trovare soluzioni e non farsi trovare impreparati ad un’altra ondata epidemica annunciata da tutto il mondo, e l’unica soluzione che ora hanno trovato, alla quale ci sarebbe arrivato pure un bambino, è quella di rinviare le partite a data da destinarsi. Navigando a vista, e non avendo un piano B, prima o poi il giocattolo si romperà di nuovo con buona pace di tutti.

  5. “Rinviare a data da destinarsi”, “dovrebbe escludere le squadre con più pubblico e seguito” sono affermazioni che non sono compatibili con una lega professionistica che non sia legata al calcio, e anche il calcio si sta muovendo in questa direzione.

  6. Puoi scrivere quello che vuoi, ma è quello che per esempio sta succedendo proprio a noi con due partite rinviate a data da destinarsi. Ognuno di noi può pensarla come preferisce, ma la realtà parla di partite rinviate a data da destinarsi.

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