Il Grande Dino Meneghin celebrato da EuroLeague. Stankovic: Nessuno mai così rispettato

EuroLeague celebra il grande Dino Meneghin. “Mamma, mi servono un paio di scarpe da basket”. “Dino, cosa sarebbe il basket?”

Dopo Bob McAdoo, la rassegna di testi di Vladimir Stankovic sui giocatori che hanno fatto la storia del basket europeo prosegue, e tocca a Dino Meneghin. Ecco la traduzione:

Dino Meneghin – Il campione

In un ipotetico quiz sulla conoscenza della storia del basket europeo, queste potrebbero essere 10 domande:

  • 1. Quale giocatore ha giocato per 28 anni in una lega molto competitiva?
  • 2. Quale giocatore ha vinto 10 trofei europei?
  • 3. Quale giocatore ha raggiunto 10 finali consecutive di EuroLeague e ne ha vinte cinque?
  • 4. Quale giocatore ha vinto 4 Coppe Intercontinentali?
  • 5. Quale giocatore ha giocato contro suo figlio in una partita di campionato?
  • 6. Quale giocatore e suo figlio minore di 16 anni hanno giocato insieme e sono diventati campioni d’Europa con la loro squadra nazionale?
  • 7. Quale giocatore e suo figlio erano giocatori della nazionale con lo stesso club?
  • 8. Quale giocatore è stato il primo europeo a essere scelto nel Draft NBA?
  • 9. Quale giocatore è stato un membro della squadra nazionale, manager della squadra nazionale e presidente della federazione del suo paese?
  • 10. Quale giocatore italiano è presente sia a Springfield che nella FIBA Halls of Fame?

Potrei aggiungere altro alla lista, ma la risposta sarebbe sempre Dino Meneghin. La sua brillante carriera non può essere paragonata a quella di nessuno altro. È un esempio senza precedenti nella storia del nostro sport e probabilmente di qualsiasi sport. Nessuno, sia come giocatore che come dirigente, è mai durato così tanto e ha dato così tanto al basket come il Dino “Nazionale”.

Debutto a 16 anni

La carriera sportiva di Dino Meneghin iniziò alla fine degli anni ’50, quando il ragazzo era con suo fratello maggiore Renzo sulla pista di atletica allo stadio di Varese. Renzo era un corridore di media distanza mentre Dino, a causa della sua corporatura fisica, doveva scegliere tra il tiro del peso e del disco. Ma il destino, come tante altre volte, ha cambiato una vita per sempre. Nel 1963, un torneo di basket tra alcune scuole di Varese. L’insegnante di educazione fisica presso la scuola di Dino era Nicola Messina, che collaborava anche con la Ignis Varese, la squadra di basket locale. Mentre cercava i giocatori per la squadra del torneo, Messina diede una lunga occhiata a Dino, un ragazzo alto con spalle larghe.

«Hai mai giocato a basket prima d’ora?» fu la domanda. «No, mai» la risposta. «Corri avanti e indietro e fai alcune finte», disse l’allenatore. Bastarono un paio di sprint affinché Messina potesse riconoscere un talento. Le sue parole successive furono: «Vieni a esercitarti domani con un paio di scarpe da basket».

Nella sua autobiografia “Passi da Gigante”, Meneghin ricorda con gioia come è andato da sua madre per chiedere un paio di scarpe da basket, ricevendo questa risposta: «Dino, che cos’è il basket?».

Solo tre anni dopo, il 20 novembre 1966, in una partita tra Ignis Varese e Cassera Bologna che la sua squadra vinse 76-54, il nome di Dino Meneghin apparve per la prima volta in una tabellino. Aveva 16 anni e 11 mesi. Nemmeno lo stesso Dino avrebbe potuto immaginare che una brillante carriera da 28 anni e 36 trofei fosse agli inizi.

Dino Meneghin non è, in alcun modo, il più grande talento naturale che io abbia mai visto. Ma nessuno ha mai guadagnato così tanto rispetto per la sua professionalità, sacrificio, desiderio di vincere, carattere, carisma, leadership o autorità indiscutibile. Alto “solo” 2,04 metri, non era un centro puro, nemmeno ai suoi tempi, ma giocava sempre vicino al canestro e lottava contro uomini più grandi di lui. Il suo corpo era come la statua di un dio greco: spalle larghe, mani lunghe e una forza naturale che gli permetteva di combattere e prevalere su rivali più alti.

La lunga lista di record

Se ricordo bene, vidi Meneghin per la prima volta nell’EuroBasket del 1969, giocato a Caserta e Napoli. Era più giovane dei compagni di squadra Aldo Ossola, Carlo Recalcati, Enzo Bariviera, Massimo Masini, Marino Zanatta, Giuseppe Brumatti e Ivan Bisson. 

Ma la prima partita che ricordo vividamente con lui fu tra Italia e Jugoslavia ai Mondiali 1970 a Lubiana. Fu la prima gara, molto tesa, e venne decisa nel finale solo grazie al geniale Kresimir Cosic, autore di 27 punti e 22 rimbalzi. 

Meneghin chiuse con 10 punti nel suo primo duello con Cosic, che aveva due anni in più. La loro rivalità sarebbe durata per altri 13 anni, fino alla finale dell’EuroBasket del 1983 a Nantes, in Francia, con una vittoria per l’Italia, 91-76. Ma soprattutto, c’era sempre il massimo rispetto tra i due grandi uomini, i miliori della loro epoca. 

Nello stesso anno del 1970, Dino Meneghin divenne anche il primo giocatore europeo ad essere selezionato nel Draft della NBA. Sì, è stato scelto nell’11 ° ed ultimo round dagli Atlanta Hawks, ma non ha mai giocato nell’NBA perché, all’epoca, significava rinunciare a giocare per la squadra nazionale. 

Il mondo di Dino era l’Europa e per molti anni ha giocato nel club migliore, l’Ignis Varese. Dal suo debutto nel 1966 fino al 1980, ha giocato lì e ha vinto sette campionati italiani, quattro coppe italiane e cinque Coppe dei Campioni, raggiungendo (record senza precedenti) 10 finali consecutive nella massima competizione europea. 

Ci furono anche tre Coppe Intercontinentali e un paio di titoli di Coppa Saporta. A dire il vero, Meneghin non ha giocato la finale del 1975 contro il Real Madrid, una vittoria del 79-66 per il Varese, perché si è rotto una mano una settimana prima della grande partita, ma la vittoria è stata anche sua.

Quando Dino decise di firmare per l’Olimpia Milano nella stagione 1980-81, era già un veterano. Tuttavia, nei nove anni successivi avrebbe esteso il suo curriculum vincendo altri cinque campionati, due Coppe italiane, due Coppe dei Campioni, un’altra Coppa Intercontinentale e la sua prima Coppa Korac. 

Nel 1990, all’età di 40 anni, accettò la chiamata di Bogdan Tanjevic, l’allenatore di Stefanel Trieste, che stava iniziando a costruire una grande squadra firmando future stelle come Gregor Fucka, Claudio Pilutti e Alessandro de Pol. Tutto ciò che mancava era una mano esperta e Dino Meneghin, nonostante la sua età, era la soluzione perfetta. 

L’anno seguente Tanjevic avrebbe avuto anche Dejan Bodiroga, e a Milano sarebbe arrivato uno storico double. Ma senza Dino.

Alle sue spalle si era lasciato 28 stagioni nella Lega italiana che comprendevano 836 partite, 8.560 punti (10,3 per partita) e 5.588 rimbalzi (6.7 per partita). Per la nazionale italiana, ha giocato 271 gare e ha segnato 2.947 punti. Solo il grande tiratore Antonello Riva ha segnato di più. 

Sono stato fortunato a vedere i maggiori successi di Meneghin con l’Italia: una medaglia di bronzo nell’EuroBasket del 1975 a Belgrado; una medaglia d’argento alle Olimpiadi di Mosca del 1980; e, soprattutto, la medaglia d’oro all’EuroBasket del 1983 a Nantes. Ha fatto parte di una grande squadra italiana quell’anno con Pierluigi Marzorati, Marco Bonamico, Ario Costa, Renato Villalta, Antonello Riva, Romeo Sacchetti, Roberto Brunamonti, Alberto Tonut e Renzo Vecchiato. 

Meneghin ha terminato il torneo con 11,3 punti a partita, ma era un giocatore la cui vera importanza non poteva mai essere rivelata dalle sole statistiche.

Il momento più emozionante della sua carriera è stato probabilmente il 15 novembre 1990, quando, giocando per Trieste, ha dovuto affrontare la sua ex squadra varesina, dove stava giocando Andrea Meneghin, un ragazzo di 16 anni. Era un duello padre-figlio. 

Il padre ha vinto 93-89 mentre Dino ha segnato 6 punti e abbattuto 4 rimbalzi mentre Andrea non segnò in 7 minuti in campo. Andrea ha debuttato nella prima squadra alla stessa età di suo padre e ha segnato 15 punti quando Varese ha vinto il campionato italiano il 6 maggio 1999, con una vittoria 77-71 contro il Benetton Treviso. 

Nello stesso anno, l’Italia ha vinto la sua seconda medaglia d’oro in un EuroBasket in Francia, con Andrea Meneghin che ha un ruolo chiave, con una media di 11,2 punti in più di 30 minuti a partita. Dino era in panchina come team manager e l’allenatore era Tanjevic, un uomo importante per i due Meneghin.

Nel 2003, Dino Meneghin è entrato nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame a Springfield e quindi è diventato il secondo italiano a raggiungere quell’onore, dopo Cesare Rubini. Nel 2010 Meneghin è stato inserito nella Hall of Fame della FIBA. Ha anche servito come presidente della Federazione Italiana Pallacanestro nel tentativo di riportare l’Italia al livello in cui era quando giocava, quando era grande quanto un Dino-sauro da basket!

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