Ettore Messina e Sergio Rodriguez: A Milano abbiamo trovato una sfida eccitante

L’intervista concessa da Ettore Messina e Sergio Rodriguez a Elpaìs: i due leader di Olimpia Milano parlano di EuroLeague, Nba e pallacanestro

Ettore Messina e Sergio Rodriguez, a Madrid la scorsa settimana per la sfida con il Real, hanno rilasciato una lunghissima intervista doppia a Elpaìs, a firma di Faustino Saez.

Come è stato rivedervi dopo anni?

Ettore Messina: «Quando si invecchia forse non si migliora ma, senza dubbio, si affrontano le situazioni con maggiore tranquillità. Sergio è un giocatore che trasmette entusiasmo a club e tifosi- ha fiducia nel suo talento, nella sua capacità di controllare la squadra e i tempi di gioco».

Sergio Rodriguez: «Dopo le nostre esperienze con Cska e Spurs avevamo bisogno di qualcosa di speciale. Olimpia è eccitante, perchè è un club storico che vuole tornare a vincere ed essere realtà di primo piano. Ettore è più o meno sempre lo stesso, un coach che ha fatto la storia del basket europeo e che a questo ha sommato l’esperienza Nba. Ritrovandosi, ovviamente, in un’EuroLeague totalmente diversa rispetto al passato».

Quali ricordi avete di quel 2010 a Madrid?

Chacho: «Abbiamo sofferto molto, ma questo ci ha rinforzato. Con Ettore Messina ho capito che ero arrivato ad un momento della carriera in cui dovevo dare di più, nel tiro da 3 ma anche nel lavoro atletico. Eravamo giovani in squadra, le Final Four di Barcellona furono scioccanti, ma è stato fondamentale per tutto quello che è venuto dopo».

Messina: «Felice di questa visione. Per me non è stato un periodo positivo, come uomo e come coach. Felice che in due o tre anni quella squadra abbia poi vinto tutto».

Com’è cambiata l’EuroLeague in questi anni?

Messina: «Moltissimo. Abbiamo una competizione durissima con un calendario durissimo. Spero che le varie organizzazioni trovino un accordo che risolva tutte le distanze politiche. Assurdo che club che investono milioni non possano avere una pre-season seria e reale da 15-20 giorni di lavoro. Se non troviamo una soluzione i giocatori avranno sempre più infortuni. L’unico modo per difenderli è creare squadre da 15 giocatori con differenza minima tra il giocatore “8” e il giocatore “13”, e per farlo non servono altro che importanti budget».

Chacho: «In Nba ci sono molte partite, ma in un periodo più limitato che permette quindi un maggiore lavoro individuale e di recupero».

Resta la differenza tra due mondi diversissimi.

Messina: «Il ritmo è molto simile con l’Nba, ma qui c’è un maggiore senso di urgenza in ogni partita, campionato ed EuroLeague. Lì giocano una stagione sola da 80 gare, qui due da 34: cinque sconfitte sono un disastro assoluto. Il valore di ogni possesso è molto più alto. Negli USA vivono lo sport con più calma, per i latini è impossibile viverlo senza tensione».

Chacho: «La pressione del basket europeo non è paragonabile all’Nba. Lì puoi gestirti durante la stagione e giocarti tutto in durissime serie playoff, qui ti giochi un accesso alla post season e un passaggio a vuoto a novembre lo puoi pagare ad aprile. E in EuroLeague ti giochi poi una stagione intera in un fine settimana».

Come ci si difende da un simile calendario?

Messina: «I club investono sempre di più in fisioterapisti e esperti nel recupero. Non puoi sommare fatica ad altra fatica. Devi allenare la testa più del corpo rispetto a qualche anno fa. L’allenatore è ormai un coordinatore di esperti in più aree mediche e sportive. E’ interessante».

Chacho: «Con il tempo inizio a conoscere il tuo corpo, a capire quando puoi forzare e quando devi sostenere un allenamento differente. In tal senso siamo fortunati, Ettore capisce questa problematica e i metodi per gestirla. Le grandi squadre vincono perchè sanno come interpretare i vari momenti di un giocatore».

C’è ancora lo spazio per il divertimento in tutto questo?

Messina: «Amo giorno per giorno allenare, confrontarmi, correggere, parlare, arrabbiami, risolvere questioni e affrontare difficoltà, unire il gruppo. Tuttavia non c’è tempo per il divertimento: vivo da trent’anni ogni partita come un esame, sono masochista. Ecco perchè ho chiesto a Olimpia Milano di essere presidente e allenatore: almeno posso cacciare il coach quando voglio (risata)».

Chacho: «Ogni giorno ricordo ai miei compagni che serve divertirsi, che questo è prima di tutto un gioco. La routine intacca l’essenza. Non dobbiamo dimenticarcelo mai: fare quel che amiamo ci aiuta a superare le difficoltà».

Come equilibrare rigore tattico e libertà di talento?

Messina: «Nel rapporto tra giocatori e allenatore. Il successo sta nel vedere il gioco allo stesso modo. Non si tratta di tracciare segni su una lavagna, ma di relazioni umane. Il basket è dei giocatori, a volte i coach possono anche incidere su una partita, ma questo conta più nella fase di preparazione. Durante i 40’ i giocatori vanno soprattutto lasciati “tranquilli”».

Chacho: «Improvvisare è importante. L’allenatore che improvvisa può fare la differenza. Questo aspetto va potenziato. Leggere le cose in un determinato momento, e intervenire, va oltre anche quanto preparato. I giocatori sono quelli che vanno in campo, l’allenatore li supporta. Negli Stati Uniti è così».

Con il passare degli anni cresce la comprensione reciproca tra coach e giocatori?

Messina: «E’ come tra primo e secondo figlio. Nonostante la differenza maggiore d’età, il secondo lo capisci meglio. Peccato che il primo debba soffrire gli errori del padre, ma fa parte della vita. E’ quel che è capitato tra Pop e Ginobili: inizialmente lo faceva impazzire, ma poi ha capito che doveva lasciarli alcune libertà».

Chacho: «La parte migliore di questo mondo è ovviamente quando sei giocatore. Non so se farò l’allenatore in futuro. Non mi vedevo come tale, ora di più. Certamente non posso uscire da questo mondo».

Come si evolverà il basket?

Chacho: «Ovvio che sia sempre più fisico, ma la scintilla è sempre il talento, l’essenza non cambia. L’NBA si è strutturata su superstar e rookie da lanciare in fretta. Un mondo a consumo rapido, con qualità e quantità».

Messina: «EuroLeague ed Nba sono due mondi diversi. Di là è più facile avere campioni e finalisti diversi, qui per ragioni di bilancio sono quasi sempre le stesse cinque o sei ad arrivare in fondo. Un allenatore europeo in Nba? Un muro difficile da abbattere, ma che prima o poi crollerà. Tuttavia ritengo che il primo traguardo sarà una donna alla guida di una franchigia Nba: mi pare che al momento il mondo Nba sia più interessato a questo». 

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4 Commenti
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Beppe
Beppe
10 mesi fa

Caro Ettore, se non te ne fossi accorto un allenatore europeo in nba c’è già stato….

Luca Paris
Luca Paris
10 mesi fa
Reply to  Beppe

Kokoskov a Phoenix

palmasco
palmasco
10 mesi fa
Reply to  Beppe

Avrà forse “voluto” dimenticarlo?
(Seconda peggior prestazione di sempre in NBA).

Iellini
Iellini
10 mesi fa

Un intervista molto interessante e profonda con concetti alti, dove si percepisce la serieta’ ed anche direi l’ umilta’ di fondo di due persone ambiziose con personalita’ molto forti. D’altronde se arrivi li non penso sia un caso. Molto interessante le differenze che colgono con l’nba.
Speriamo in commenti altrettanto profondi.
Buon natale

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