Tanto si pianse che il dolore diventò reale

C’è una serie scudetto ed ora tutto, ma veramente tutto, può accadere.

Gara 4 al PalaTrento consegna un verdetto tanto inatteso quanto chiaro: dopo due episodi in cui la superiorità tecnica, fisica e di profondità milanese pareva aver indirizzato lo scudetto sulle rive del Naviglio, le due sfide in terra trentina hanno detto che c’è una squadra vera che non molla mai e che è perfettamente attrezzata per quello che sarebbe il più grande miracolo della storia del gioco moderno. Come sia possibile che un tale divario di uomini e talento non venga sfruttato a dovere dall’Olimpia è per certi versi un mistero, per altri la semplice risultanza di una pallacanestro molto misera, in cui le responsabilità vanno equamente divise tra staff tecnico e giocatori.

I punti chiave, a mio parere, restano gli stessi , poiché è la realtà stessa dirci che nulla è cambiato in casa milanese, così come in quella trentina: da un parte le solite, stucchevoli difficoltà tecniche e di sistema (che non c’è), dall’altra la voglia di gettare cuore e tutto quanto possibile oltre l’ostacolo, senza mettere però in secondo piano la lucidità esemplare di uno staff che legge partite e serie in modo straordinario.

  • Dopo 27′ si è 42-53. Vlado Micov è la mente, unica, che sale in cattedra e chiude la faccenda. Andrew Goudelock è il braccio. Gara, serie e scudetto paiono assegnati. Lì Trento non può combattere, il divario è troppo ampio. Non vi è alcun sentore di un possibile rientro dei padroni di casa, già sfiancati dallo sforzo per riprendere gli avversari dopo il 15-27 del 15′ ed in generale troppo corti per poterci riprovare. Ma… Trento è squadra, Milano no. Trento ha cuore, Milano no. Ed avviene il miracolo, che si consuma in uno dei due parziali che segnano l’incontro e riportano la serie al Forum in parità. 31-4 è inaccettabile sotto ogni punto di vista ed è perfetto svolgimento di un tema che come titolo ha la pochezza psicologica e tecnica dell’Olimpia. Ed allora gioco, partita ed incontro Aquila. Non siamo al Roland Garros, ma il paragone con la “garra” di Rafa Nadal ci sta tutto.
  • Si diceva del 15-27 di metà secondo quarto. Anche in quel frangente l’impressione era di una Milano troppo superiore. Trento non segnava mai, gli avversari parevano aver imboccato la strada giusta, sebbene anche per loro il canestro fosse stato sbarrato a lungo. 14-4 in 5′ e si è andati al riposo sul 29-34. Ed allora chi sta meglio? Impressione chiara, netta: se stai sotto di 5 dopo non averla messa nemmeno nella vasca da bagno, dopo aver barcollato profondamente, la fiducia è tutta tua, perché con qualche aggiustamento le cose si sistemano. Perché quegli aggiustamenti abbiano efficacia e perché vengano trovati quelli giusti ci vuole uno staff: qui la differenza tra Buscaglia e Pianigiani è stata clamorosa, anche perché da una parte c’è Lele Molin, uno che il basket vero lo mastica da decenni a livello ben superiore.
  • 31-4 !!! Dai, non è vero, è roba da partitella di inizio stagione… Ed invece è così. Non so se statisticamente la cosa abbia dei precedenti in una finale, ma poco importa: il clamore di questo parziale è assoluto. “Dimmi come esci dal timeout e ti dirò che squadra sei e come sei allenata” recita un vecchio adagio dei canestri. Ecco! 42-53, timeout di Buscaglia ed 8-0 Trento per il 50-53: ovvio timeout Milano e 12-4 ancora Aquila: 62-57. Altro timeout biancorosso ed altro 9-0 bianconero. E ci risiamo, sus ulteriore minuto di sospensione richiesto da Pianigiani sul 71-57. Si esce e si tocca il meno 16, sul 73-57. Partita chiusa, nonostante un effimero parziale finale aiutato dall’ovvia mancanza di lucidità di chi non può forzatamente giocare a certi livelli per 40′ in una rotazione effettiva a 7. Ogni volta che Milano è tornata in campo dopo quei timeout ha fatto sempre peggio. Ipotizzabili colpe solo dell’allenatore? Molto difficile, anche se evidente per certi versi. E ciò ci porta al punto seguente, ovvero i giocatori.
  • “Sputare sangue”. Dice qualcosa? Certo che sì, almeno ai più in là con gli anni. Il motto di “petersoniana” memoria è tutto ciò che manca a questi atleti. Talentuosi alcuni, bravi ragazzi altri, un po’ soft tutti. L’Olimpia è una squadra che può vincere solo ed unicamente quando il livello agonistico è basso. Lo dice una stagione, lo dicono otto mesi di piagnucolare vario, che è passato dall’ormai celeberrimo e stucchevole “vissuto” (dopo 70 partite???), attraverso lamentazioni singolari per troppa pressione (Firenze…) per arrivare a trovare, infine, i veri colpevoli di queste due sconfitte negli arbitri. E’ ora di mettere da parte tutto ciò e di provare a vincere uno scudetto per cui si resta, comunque, strafavoriti, perché rimane impensabile che dal 2-0 Trento possa vincerne 4 su 5. Il gioco direbbe così, Ma qual’è il gioco di Milano? Oggi è la sola speranza di giocarsela da frombolieri: che quel tiro da tre si avvicini al 40%, che magari lo superi, perché altrimenti non vi sono speranze. Il problema è che siamo ai PO ed il gioco si fa duro. Chi non ha retto la pressione di un quarto di finale di Coppa Italia contro Cantù ha le caratteristiche psicologiche per poter reggere una miniserie 2 su 3 contro chi ha rovesciato l’inerzia, nonostante il fattore campo rimanga vantaggio milanese? La speranza meneghina è che si riproponga la storia di due anni fa, quando si arrivò a gara 5 nelle stesse condizioni, dopo due gare oscene a Reggio. Ma allora la squadra, sebbene molto meno forte, aveva il suo reale MVP nel playmaker, ruolo che oggi è una casella con una X da riempire al più presto per la prossima stagione.
  • Cosa deve fare Trento per vincere? Continuare a leggere lucidamente le situazioni dal pino, come sta facendo Buscaglia, e proseguire nel tuffarsi in tre su ogni palla vagante, a rischio incolumità, come ha fatto Sutton contro i tabelloni nel primo quarto. Cosa deve fare Milano? Muovere la palla e ricordarsi che ha tre uomini, sì per chi c’è pure Cusin che può dominare sotto le plance, a cui la palla si può dare, e lo possono fare tutti, non il solo Micov. Così si apre la scatola per quei tiri da tre imprescindibili. Senza dimenticare che se un avversario ti tira un colpo, proibito o meno, se piangi perdi, se ne tiri uno anche tu vinci, Come accaduto in gara 1. L’Olimpia resta favorita, ma occhio ora, perché il dramma autoinflitto è dietro l’angolo. E la ragione, in fondo, è una sola: è assolutamente incomprensibile, nel bene e nel male, come accadano determinate cose a questa squadra. Dopo nove mesi è un po’ dura accettarlo.

PS Shields ed Eurolega fanno rima. Palleggio, arresto e tiro. Musica.

LE PAROLE DEI COACH

«Noi non siamo la squadra che può venire qui e strappare la palla dalle mani di Trento», rispondendo ad una domanda sulle poche palle recuperate. Una laurea in psicologia a Pianigiani non credo sia all’ordine del giorno in qualunque ateneo.

«Sappiamo che abbiamo un momento in cui raggiungiamo un punto di rendimento massimo ed è quello che dobbiamo continuare a cercare. Ogni gara è la continuazione di quella precedente ed allora dobbiamo fare meglio, perché nel finale non abbiamo fatto bene».

 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

22 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Anonymous
Anonymous
2 anni fa

Poco da aggiungere e poco da commentare … Trento ha due stelle , una in panca ed una e’ Shields … Noi abbiamo un pregiudicato in panca , ed uno ancora peggiore che lo ha scelto … Senza trascurare che in questi 7/11 anni di progetto c’è un padrone che ha dimostrato più e più volte che de risultato sportivo gli interessa relativamente poco. Trento può anche aver “ picchiato “ , ma 31-4 di parziale dice tutto , il resto sono chiacchiere …. Piuttosto , se sono il coso in panchina , entro in campo e bestemmio contro gli… Leggi il resto »

maurozz
maurozz
2 anni fa
Reply to  Anonymous

sutton e cj personalmente ;-), stai pure tranquillo che sbrigliato a dovere quello mena

alberto marzagalia
alberto marzagalia
2 anni fa
Reply to  Anonymous

Perfettamente d’accordo, soprattutto con l’ultima riga.

saboles
saboles
2 anni fa

bell’articolo. mi trovi d’accordo praticamente su tutto. aggiungerei però che se anche le terne arbitrali fossero all’altezza si vedrebbe un basket degno di tale nome. non si può lasciar correre una partita segnata da gomitate continue (vero hogue e sutton?). se gente come arturas e kaleb finisce al suolo in quel modo sarebbe forse il caso di fare due chiacchiere con gli interessati e cercare di calmare gli animi. ok le partite maschie, ok l’agonismo, ma mi pare che l’atteggiamento arbitrale nei due match milanesi sia stato quello di punire i contrasti troppo violenti e guarda caso l’olimpia ha vinto… Leggi il resto »

alberto marzagalia
alberto marzagalia
2 anni fa
Reply to  saboles

Sicuramente vi sono tante responsabilità da parte di chi gioca. Se loro si buttano in tre sulle palle vaganti e Milano sempre soli, una differenza è palese.

Anonymous
Anonymous
2 anni fa

Io credo che la stella di Trento sia la società nel suo insieme. Cresciuta mettendo le persone giuste al posto giusto. Quello che è sicuro è che, se Milano vincerà lo scudetto, sarà perché l’ha veramente meritato, in quanto regali non ne riceverà. Non comprendo la politica societaria di Milano, perché spendere tanto subito e creare delle ovvie aspettative molto alte. Se si dà un contratto triennale ad un coach, lo si lasci formare la squadra con un po’ di tempo a disposizione. Prima si costruisce una struttura di base, poi si vede cosa si fa e cosa manca e… Leggi il resto »

alberto marzagalia
alberto marzagalia
2 anni fa
Reply to  Anonymous

Sicuramente la società ha responsabilità di competenza enormi. Ormai da anni.

Marco
Marco
2 anni fa

Non mi sarei aspettato di poter tornare a Milano sul 2-2, anche se è quanto accaduto anche nelle finali 2014 e 2016 (rispetto a quella attuale, molto meno forte la squadra di Repesa, molto più forte quella di Banchi, a mio parere). Concordo che, per quanto il metro arbitrale nelle due partite a Trento sia stato criticabile, una grande squadra deve essere in grado di reagire e comunque un 31-4 non si può certo spiegare solo con il trattamento subito dalla terna, non scherziamo. Pur avendo in generale una buona considerazione di Pianigiani, in queste due partite non l’ha gestita… Leggi il resto »

alberto marzagalia
alberto marzagalia
2 anni fa
Reply to  Marco

E’ evidente, e lo dicono i risultati e la miriade di casi di questa anni, come la società non sappia fare il suo lavoro. Sono d’accordo: il grosso nasce da lì.

GianniB
GianniB
2 anni fa

Ho solo un’obiezione sostanziale:

“Gara 4 al PalaTrento consegna un verdetto tanto inatteso quanto chiaro:”

Perché diavolo mai inatteso? Quale ragione al mondo poteva indurre a credere che due partite vinte tirando 27/58 da tre fossero garanzia di una solidità mai nemmeno avvicinata in stagione?

Per vincere questo campionato credo che Milano abbia bisogno ancora di due serate di straordinari da parte di Santa %. In alternativa potrebbe servire “divenatre ometti” all’improvviso, ma la vedo improbabile. La terza opzione (toh, guarda, sappiamo anche giocare sensatamente!) la vedo improponibile, a meno che Trento non si blocchi difensivamente da sola

alberto marzagalia
alberto marzagalia
2 anni fa
Reply to  GianniB

In effetti hai ragione. Ero tra chi credeva che la superiorità di talento e profondità scavasse un solco incolmabile. Non è così, pur continuando a pensare che Milano vincerà. Con merito da valutare sensatamente.

maurozz
maurozz
2 anni fa

Pensieri alla rinfusa: i timeout a Milano dovrebbero essere chiamati sul +11, pare ‘na minkiata ma e’ cosi’, visto che la panca non imbrocca mai il momento negativo “giusto”. Quindi TO sul +11, dentro 3 cambi con la missione di non fare scendere il divario. Dopo 5 minuti dentro i titolari. Perderemmo ma sarebbe divertente. Arbitraggi: per favore piu’ omogenei, non fra le squadre, fra i quarti. Passano sberle e gomitate in un quarto, e poi tocchi un pelo e sono due liberi in un altro. Kuz: perche’ sempre dentro ? e perche’ non tiri, che ti hanno gia’ chiuso… Leggi il resto »

alberto marzagalia
alberto marzagalia
2 anni fa
Reply to  maurozz

Alla rinfusa, ma molto, molto condivisibili.

Anonymous
Anonymous
2 anni fa

Mi spiace ma questa volta mi sento di dissentire dal post. Bella società Trento, esempio di programmazione sportiva, bravo Trainotti, bravo Buscaglia, però questo non è il modo di giocare pallacanestro. Non avevo seguito le semifinali ma ora capisco le lamentele di De Raffaele. E il ragionamento secondo cui se picchiano gli altri, picchi anche te e sei a posto, io proprio non lo capisco. Picchiare? Questa è pallacanestro, non arti marziali. Io voglio vedere partite pulite anche perché è in esse che emerge il contenuto tecnico, quello che un appassionato dovrebbe apprezzare. C’è un regolamento da rispettare: si spinge… Leggi il resto »

alberto marzagalia
alberto marzagalia
2 anni fa
Reply to  Anonymous

E come tutte le opinioni va rispettata. E’ il bello di condividere una passione, anche quando non si è d’accordo.

Andrea
Andrea
2 anni fa

Gestione dalla panchina disastrosa, la squadra era chiaramente in palla e a corto di energia e lucidata’. Per questo esistono i cambi e le rotazioni. Non ho visto giocatori svogliati, ma giocatori frastornati da un ritorno che non si aspettavano e sui cui l’allenatore non li ha protetti. Unica eccezione Kuz, da mandare in tribuna. Resto anche perplesso ogni giorno di più dall’estromissione di Theodore che è un giocatore infinitamente più utile di CJ in partite Di lotta. Detto ciò, sono d’accordo con il post precedente. Trento gioca una pessima pallacanestro fatta di molte furberie e clamorose lamentale. Il basket… Leggi il resto »

alberto marzagalia
alberto marzagalia
2 anni fa
Reply to  Andrea

Theodore, in caso di sconfitta finale, diventerà effettivamente il caso del secolo. L’ennesimo milanese…

palmasco
palmasco
2 anni fa

Effettivamente si resta senza parole. Non per questo vogliamo rinunciare allo sforzo di capire cosa sia successo. Dunque: gli unici due che hanno libertà assoluta di fare quello che vogliono, sono Goudelock e Jerrels. Che è un ragionamento importante da fare in questo momento, per una squadra che, come dici tu, un vero sistema di gioco non ce l’ha, anche se tutti gli altri devono giocare dentro un copione. Jerrels dipende molto dalle sue giornate, il che è una debolezza grave, perché per il suo carattere gioca comunque per essere decisivo. Non smette neanche quando si accorge di fare danni… Leggi il resto »

alberto marzagalia
alberto marzagalia
2 anni fa
Reply to  palmasco

Lettura interessante e per certi versi condivisibile. Resto dell’idea tecnica che senza un play, il solo Micov non può essere unica fonte di gioco. E come dici, a 35′ di media, prima o poi crolla. Aggiungo, sul tema arbitri che non mi è congeniale trattare, che se di torti si parla, un allenatore entra in campo dieci metri e si piglia un tecnico. Così facevano e fanno i grandi.

U. Fo
U. Fo
2 anni fa

Primo: non siamo piu’ favoriti (ma forse non lo eravamo mai stati, almeno dal punto di vista mentale e del gioco di squadra – che insieme contano molto piu’ del talento). L’energia mentale e fisica e’ in mano loro. Mikano ha solo quella nervosa, che puo’ non bastare. Secondo: gli arbitri. Invoco maggiore uniformita’ tra una gara e l’altra. Trento e’ un ring, Milano una suite. Non puo’ essere corretto. Terzo. Trento picchia molto e anche a me non piace molto perche’ cosi’ si pscura un po’ l’aspetto tecnico. Milano pero’ puo’ (e deve!) adeguarsi un pochino. Quarto. Milano e’… Leggi il resto »

alberto marzagalia
alberto marzagalia
2 anni fa
Reply to  U. Fo

Ti rispondo su due cose soprattutto. Il playmaking è mancanza gravissima e forse, da non tifoso di Theodore, qualche dubbio oggi sorge sul suo accantonamento. Panchina: se ne hai 11, gli altri 7/8 e scegli di puntare su 8/9, ti fai del male da solo, azzerando uno degli aspetti del divario a tuo favore.

U. Fo
U. Fo
2 anni fa

Grazie per ogni riscontro preciso e puntuale!

Next Post

Le pagelle di ROM - Che un giorno The Block sia il seguito di The Shot. E che il mondo sia fatto di tanti Cinciarini e Gudaitis

Goudelock 8 Attore non protagonista che diventa principale recitando lo spartito che gli è meno congeniale. Inutile parlare di numeri: la stoppata su Sutton può cambiare la storia recente dell’Olimpia Milano. Da «The Shot» a «The Block»? Micov 6.5 Lo sguardo severo a Tarczewski dopo una stoppata controproducente nel secondo […]

Subscribe US Now

22
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: