
Olimpia Milano post Reyer Venezia, e tre. Per Milano era la prima vera prova di maturità della serie: assorbire l’urto, gestire l’ambiente, resistere alla reazione di una squadra spalle al muro. Risposta mancata. Non è un disastro, perché domani ci sarà un altro match point, ma il segnale è chiaro.
Olimpia Milano Playoff, il primo esame è andato male: Venezia riapre la finale con i numeri
Il 50-50 dell’intervallo dice che per metà gara l’Olimpia era rimasta dentro il piano, pur difendendo malissimo lungo il perimetro, soprattutto nelle situazioni di dentr-fuori. Venezia aveva trovato punti da Wiltjer e Tessitori, Milano aveva risposto con Shields, Bolmaro e le fiammate dei suoi esterni. Poi, dopo la pausa lunga, la partita ha preso una direzione netta: 36-19 Reyer nel terzo quarto, con Milano travolta da ritmo, transizione e seconde opportunità.
La frattura nasce soprattutto lì: Venezia ha prodotto un terzo periodo di enorme efficienza, vicino ai 190 punti per 100 possessi, con un true shooting oltre il 70% (fonte Giuseppe Marmina). Milano, al contrario, ha perso lucidità: attacco fermo, selezione meno pulita, percentuali in calo e troppe situazioni trasformate in campo aperto per gli avversari. In otto minuti la Reyer ha segnato 32 punti, abbastanza per indirizzare tutta la serata. Frenesia la parola chiave.
Il numero più grave, però, resta quello dei rimbalzi offensivi: 16 concessi. Non è solo una statistica, è la fotografia della partita. Venezia ha trasformato il secondo possesso in carburante continuo, generando circa 30 punti dopo rimbalzo d’attacco. Tessitori ne ha catturati 7, dominando in una zona in cui Milano avrebbe dovuto alzare il livello fisico.
Anche il resto del quadro conferma il divario di energia: Venezia ha chiuso con 41 rimbalzi contro 35, 22 assist contro 13, 24/27 ai liberi e oltre il 50% da tre. Quando concedi area, lunetta, circolazione e ritmo, segnare 97 punti non basta. L’Olimpia ha avuto produzione offensiva, ma non controllo. E senza controllo, in trasferta, contro una Reyer così, non si vince.
La distribuzione orogranata è stata quasi perfetta: sei uomini in doppia cifra, con Parks a 22, Cole a 18, Bowman, Tessitori e Horton a 15, Wiltjer a 14. Horton è stato il cambio di volto più pesante: 15 punti con 7/8 dal campo, presenza verticale, energia e impatto immediato. Il quintetto base veneziano ha poi dato continuità, creando il solco nel momento decisivo.
Milano ha avuto 22 punti da Brooks, 20 da Bolmaro e 19 da Shields, ma i numeri individuali non hanno nascosto i problemi collettivi. Brooks e Bolmaro sono stati efficienti, ma dentro una partita che l’Olimpia non ha mai più controllato dopo l’intervallo. Shields ha caricato tanto volume offensivo, ma con 4 palle perse e fatica crescente nel finale delle azioni.
Il dato tecnico più delicato riguarda Josh Nebo. Da lui Milano deve pretendere un altro peso sotto canestro: 8 punti e 7 rimbalzi sono troppo poco se dall’altra parte Tessitori e Horton combinano 30 punti e 18 rimbalzi. Il quarto fallo a inizio ripresa ha complicato tutto, ma in una gara di questo tipo l’Olimpia aveva bisogno di una presenza più solida, più dura, più continua.
L’unico a dare davvero la sensazione di giocare con la ferocia necessaria è stato Bolmaro. Difesa sulla palla, energia, contatti, iniziativa: quella deve essere la traccia per Gara 4. Milano non deve fare drammi, perché la reazione di Venezia era prevedibile e la serie resta nelle sue mani. Ma deve cambiare approccio.
Domani servirà una partita diversa: tagliafuori veri, pressione difensiva costante, meno concessioni in transizione, più pazienza offensiva e soprattutto più cattiveria nei duelli. Gara 3 non dice che Milano è in crisi, conferma solo quanto questa squadra sia fragile quanto superiore sulla carta. Dice che il primo tentativo di chiudere la finale è stato fallito male. E il secondo match point andrà affrontato con un’altra faccia.

Venezia ha battuto un colpo, ci poteva stare, non credo ne batta un altro, Milano può fare a meno di Nebo (contro Venezia)
Quante parole inutili per una partita che serve solo avVenezia per evitare il cappotto. Brescia non vi dice nulla?