I Playoff 2.0 : Milano non è favorita. Ma è vero?

La Reyer vince lo scontro diretto del Taliercio e conquista il primo posto. La squadra di De Raffaele confeziona il 2-0 stagionale su Milano e, dopo la vittoria in FIBA Europe Cup, per quanto (poco) possa valere in termini assoluti, si appresta ad affrontare i Playoff da favorita, come potrebbe essere perfino scontato per chi ha sul petto cucito il tricolore.

L’Olimpia gioca una partita come tante altre in stagione, con alti individuali e bassi di squadra, coi soliti problemi tecnici irrisolti da ottobre, restando a contatto ma in realtà mai in controllo della gara, saldamente in mano ai lagunari.

Tre giorni e sarà postseason. Come ci si arriva anche attraverso il verdetto della serata di ieri?

  • Come già detto ieri sera, la scelta di Pianigiani è al momento chiara: Jordan Theodore non è nelle rotazioni. Il tempo per reinserirlo c’è stato, la volontà è stata palese fin da subito e confermata ieri: si va con Cinciarini e Jerrells nel ruolo di play. Mantas Kalnietis è stato l’ultimo playmaker titolare vincitore di uno scudetto in maglia Olimpia, quello precedente fu Daniel Hackett: sarà sufficiente la coppia attualmente al comando delle operazioni per arrivare in fondo? La storia, al momento, dice no, ma la storia si adatta perfettamente ai ribaltoni ed esplosioni vincenti nella parte finale della carriera ve ne sono state parecchie. E’ tutto in mano al Capitano, perché, sia chiaro, Jerrells playmaker non lo è mai stato e non lo è attualmente: toglierlo dal suo regno di 1-2 di rottura è mossa vincente? Lo sapremo in qualche settimana.
  • La squadra ha valori individuali molto, molto alti in determinate situazioni. Il “ribelle” Goudelock in questa sgangherata Lega fa quello che vuole, se protetto e messo nelle condizioni di cacciare nel suo territorio preferito. L’Olimpia oggi è sua e non può prescindere da prove di alto livello del fromboliere USA. E’ chiaro che Cincia, più di Theodore, è in grado di fare tutto ciò: protezione ed innesco. In questo senso, una logica c’è. Si diceva di individualità: urge l’estremo tentativo di ridare importanza ai due centri. Gudaitis e Tarczewski “fanno chilometri senza vedere un pallone”: solo Avellino ha contromisure potenziali, e forse solo per 20-25 minuti. Se si va lì, Milano resta la più forte e la favorita, altrimenti si fa del male da sola.
  • La sinistra similitudine col Banchi 2: da roster infinito a rotazioni realmente basate su un 7+1 o 7+2. Tolto il dodicesimo, che fa solo numero e regole, con Abass ci si prova e basta, mentre Kuzmiskas, Pascolo e Bertans, sebbene titolari di buon minutaggio di recente, paiono al momento soluzioni verso le quali la fiducia non è concetto preponderante. E’ l’eredità di una stagione nata e vissuta così: cambiare oggi è difficile, così come è palese che il vantaggio delle mille possibilità nei confronti degli avversari venga completamente meno. Si gioca ogni due giorni, nessuno più di Milano dovrebbe essere pronto ed abituato, ma questa situazione rimette le cose a posto ed appiattisce i valori.
  • Tecnicamente gli “show” (tentati “hedge”?) sul pick and roll, al pari dei cambi sistematici, sono un’ottima cosa, magari discernendo se davanti hai Watt, Fesenko, Hogue o Burns, senza citare quell’Ortner che fece recentemente abbastanza male. Tutto il mondo cestistico cerca lunghi con gambe e piedi rapidi in grado di stare coi piccoli, è tendenza generale, quindi dire che sia male cambiare in assoluto è sbagliato. Ma bisogna capire chi hai davanti e come reagisci in difesa. Farlo contro Watt è suicidio, come dimostra la sfida di ieri. Come ci ha detto proprio ieri Andrea Meneghin in un’intervista a tema Eurolega su http://www.eurodevotion.com, è uno spettacolo vedere cosa fa una difesa come quella del Fenerbahce: cambio, uno Sloukas che finisce sul lungo, ed in tempo zero altro cambio per ripristinare l’equilibrio. OK, direte, quello è Obradovic, quello è il Fenerbahce. vero, ma come fanno? Semplice e complicato al tempo stesso: difendono in 5. Od almeno in 4, proteggendone uno. Troppo spesso Milano ne deve proteggere 2 o 3…
  • Quindi per tutti, Presidente Proli compreso (Gazzetta dello Sport di stamattina), la logica favorita è Venezia, in un campionato che è salito di livello. E’ permesso non essere assolutamente d’accordo? Venezia ha un sistema che funziona ed ha vinto, la prima cosa che serve per… rivincere. Piaccia o meno quel gioco, tutti sanno cosa fare e ci credono, sopra di 20 o sotto di 10: bravo De Raffaele a cogliere il meglio dai suoi. Ma se dobbiamo considerare favorito il roster lagunare rispetto a quello milanese, beh, mi dissocio, onde evitare un aldilà cestistico all’inferno, a causa di una bestemmia simile. Che poi il livello del torneo sia salito, anche qui l’assalto dei dubbi è impietoso. Rich MVP, Flaccadori al terzo “miglior Under 22” e via dicendo: è crescita di livello? No, è crescita di competitività attraverso un livellamento che, parere abbastanza condiviso tra gli addetti ai lavori, è verso il “medio” (no, verso il basso no). Da qui potranno nascere Playoff interessanti perché combattuti, che ogni tifoso Olimpia, viste le logiche di potenzialità, vorrebbe iniziare sentendosi dire a chiare lettere che «Siamo Milano, siamo favoriti e lo dimostreremo sul campo». Livelli onirici? No, la risposta personale al titolo è chiara: non è vero che sia favorita la Reyer, Milano è la favorita numero uno. Poi c’è il campo dove dimostrarlo.
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4 pensieri su “I Playoff 2.0 : Milano non è favorita. Ma è vero?

  1. Concordo sul cincia ed il ruolo di play. Anche sulle rotazioni accorciate di Milano, frutto di una gestione stagionale che definirei quasi sciagurata. Concordo sul livellamento verso il “medio” della qualita’ del campionato e sull’aumento della competitivita’, che dovrebbe garantire belle battaglie cestistiche (da non confondere con il bel basket). La difesa con i cambi deve necessariamente prevedere gli aiuti, altriment succede quello che e’ accaduto ieri sera. In attacco c’e’ poco gioco, solo perimetrale: ovvio che si sipenda da Goudelok e Micov (e Bertans). Non concordo invece sul fatto che Mikano sia favorita. Ormai l’abbiamo imparato sulla nostra pelle: gli scudetto non si vincono (solo) con il roster! Venezia gioca bene, e’ ben allenata ed ha differenti soluzioni offensive. Per me la favorita e’ proprio Venezia. Ieri ha fatto una partita al limite della perfezione ma ha comunque sempre avuto in mano la gara, con Milano dietro a rincorrere. Il 2-0 poi potrebbe pesare non solo per il fattore campo ma per l’aspetto psicologico. Milano e’ fragile e debole da questo punto di vista. E cio’ non mi fa ben pensare in vista dei play off. Cantu’, infine, non va sottovalutata: ha guardie forti, circostanza che abbiamo sempre sofferto durante tutta la stagione. Personalmente credo che Milano non arrivera’ alla finale.
    Un ultimo appunto, sugli arbitri. Ieri sera sinceramente mi son sembrati inadeguati per biona parte del match (mia opinione personale). Ciao

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  2. Vedere Guda e Tarc affannarsi inutilmente sui piccoli (inutilmente perché cominciano troppo in alto, e non per colpa loro) è abbastanza desolante, soprattutto quando poi un Watt schiaccia 8 punti nei primi 4 minuti di partita…
    Un aggiustamento del sistema difensivo sarebbe importante, ma del resto è così da inizio stagione e lo staff finora non ha ritenuto di
    dover fare correzioni, chissà perché…
    Torna sempre alla mente chi ha detto che la grande Siena di Pianigiani aveva Banchi come secondo, a preparare la difesa. Direi che la differenza si vede.

    Abbiamo dei grandi giocatori, ma ancora troppi problemi tecnici di gioco per farli brillare – pur ammettendo, perché va detto per completezza, e sottolineato, che Gudaitis e Tarczewski in quest’anno con noi sono molto maturati e migliorati come giocatori, e anche Cinciarini ha avuto un rendimento che non si vedeva da molto,
    molto tempo.
    Problemi tecnici in attacco, di responsabilità eccessiva sugli esterni, non sempre all’altezza della richiesta, forse perché la richiesta è eccessiva, e problemi tecnici in attacco per i lunghi che non vengono inseriti nel sistema, se non a caso.
    Non solo Guda e Tarc, come ripetuto fino alla nausea, che fanno km senza vedere un pallone, ma evidentemente ci deve essere un problema di sistema di gioco anche per le ali grandi, la posizione di 4.

    Non è possibile che Jefferson prima, e Kuzminskas poi, si siano mostrati evanescenti, che Pascolo sia l’ombra di quello che è stato anche solo l’anno scorso – anche al netto degli infortuni -, e che M’Baye in campo appaia sperduto e inconsistente.
    Se bruci quattro giocatori nello stesso ruolo, forse è il tuo sistema che non permette di giocare in quella posizione, ed è un problema tecnico sul quale da tempo avresti dovuto riflettere e correggere, ma anche qui, lo staff non ha ritenuto.

    Magari sperano che con un piccolo sforzo la proprietà ci compri Lebron e Harden…

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  3. La stagione ha decretato che Milano non può essere favorita perché fatta di “alti e bassi”, di “non continuità”, di ruoli non ben definiti e di un “manico” che non ha ancora capito che pesci pigliare… soprattutto non in grado di ottenere il meglio dai suoi giocatori. Il cuore dice Milano ma se dovessi scommettere direi Venezia.

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