Attributi, sangue e coesione. L’Olimpia Milano è passata in 15′ dalla vergogna alla svolta?

2 febbraio 2017. Questo è il segnale. Questo è il risveglio. Questo è il primo vero passo fuori dalla buca. Perché l’Olimpia «fa cagare» per 24’ e 10’’, ovvero più del 50% della sfida con il Darussafaka, ma poi esce dalla montagna di merda in cui si era cacciata con un semplice quanto complicato prodotto di fattori: palle, sangue, e coesione. E allora sì, un 89-87 alla squadra di David Blatt può anche reputarsi un possibile momento di svolta. La verità, ovviamente, verrà scritta con il tempo.

Davide Pascolo. 15 punti, 10 nel quarto quarto, 4 rimbalzi, 4 falli subiti, 1 palla rubata e 1 stoppata in 25’, 10’ nell’ultimo periodo. Non ci sono più parole, se non una certezza. L’ex Trento vale l’EuroLeague a livello offensivo, grazie ad un’intelligenza di lettura innata, e un uso del piede perno senza eguali nel basket attuale. Ante Zizic, destinato ad essere un titolare Nba immediato (e una stella futura), non regge il confronto per 5’ nell’atto decisivo. Ovvio come il tutto sia possibile solo con un lungo (Sanders, McLean) che non intasi l’area in modo da permettergli movimenti ampi, come è ovvia la sua carenza nell’uno contro uno in post. Ma anche nella sua metàcampo Dada è il primo lungo a reggere qualsiasi cambio, alzando la pressione e lanciando come pochi la transizione. Si è conquistato anche l’EuroLeague, e oggi come oggi DEVE essere considerato per qualcosa in più di una semplice risorsa;

Squadra. Galatasaray, sino ad un certo punto. Olympiacos, per un primo segnale. Real Madrid, come crescita d’insieme. Dopo la “pausa” di Avellino l’Olimpia ha mantenuto lo stesso percorso, in quel che è un concetto di squadra. Krunoslav Simon rimane la “stella”, se non altro per gli 11 punti che nell’ultimo quarto hanno reso tutto possibile. Lui deve essere il “giocatore-capo”, abbinando alla classe due fattori fondamentali: continuità e verbo, facendo sentire la sua voce e la sua presenza in ogni momento di vita della squadra (aspetto sino ad oggi carente nella sua personalità). Poi, Dada a parte, le risposte arrivano da molteplici volti, magari mancanti nel passato. Simone Fontecchio, sì, Mantas Kalnietis (disastroso nel primo tempo, da -6 di plus/minus al 20° al +21 del 40°), anche, ma soprattutto Rakim Sanders. Le trattative per il rinnovo sono in fase di stallo, il giocatore Usa ha palesato nelle ultime due uscite un’indolenza che non può che essere figlia di una scarsa fiducia nel sistema, dunque nel coach stesso. Ma nel momento del bisogno arrivano 10 punti (2 per lo stacco decisivo del +3), 8 rimbalzi e +20 di plus/minus. Fonti vicine al giocatore raccontano di un amore pieno per la città: è ora di dimostrarlo, anche quest’anno;

Jasmin Repesa. Il coach croato continua a contrapporre alla crisi il proprio lavoro e la propria storia. «Seguitemi, questa è la strada». Il progetto, in campo, è ancora là da venire, perché non vi è continuità di fiducia nel sistema, né meccanismi difensivi che permettano una sicura interpretazione della primaria volontà di gioco, la transizione. Eppure, un anno e mezzo dopo, è contestato colonnello di una milizia che non accetta di arrendersi dopo molteplici ferite. Si può morire con onore, ma anche intraprendere il lungo e difficile cammino verso la gloria.

L’Olimpia Milano si avvicina dunque al derby di Varese dopo aver toccato il -25 (43-68) a 5.53 dalla fine del terzo quarto, e insaccando poi un 46-21 nei restanti 15’. Penultimo posto, ma tre vittorie dalla zona playoff, ovvero dal Darussafaka stesso. Non è più un segnale, ma un tentativo di svolta.

Alessandro Luigi Maggi

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