
Quinn Ellis può finalmente cominciare la sua avventura. Il via libera all’eleggibilità arrivato in settimana gli permette di vivere la stagione NCAA con St. John’s, agli ordini di Rick Pitino e con un accordo milionario legato al sistema NIL. Una parentesi americana che, nelle prospettive, dovrebbe ricondurlo a Milano già ad aprile, concluso il percorso universitario, per poi aprire da giugno 2027 un nuovo, importante capitolo pluriennale con l’Olimpia.
Ellis offre anche l’occasione per guardare un po’ più lontano dalla prima squadra. Con una distinzione necessaria: il britannico non è un prodotto del settore giovanile dell’Olimpia Milano. Altri ragazzi che oggi popolano il basket universitario americano, invece, sono passati proprio da quelle palestre. Alcuni ci sono cresciuti fin dal minibasket, altri sono arrivati successivamente, condividendo un tratto decisivo della propria formazione.
Luigi Suigo a Villanova, Diego Garavaglia a Rutgers, Achille Lonati a St. Bonaventure, Denis Badalau a Towson, Samuele Miccoli a Niagara, Leonardo Van Elswyk a Stony Brook, Alfredo Addesa a Lehigh: una geografia americana che racconta quanto lontano sia arrivata una generazione biancorossa. Suigo e Garavaglia hanno attraversato anche le esperienze professionistiche di Mega e Ulm; per Van Elswyk, Stony Brook rappresenta una nuova tappa dopo Colorado. Percorsi differenti, con un punto d’incontro nelle giovanili milanesi, e un presente in Division One NCAA.
Il dato più importante è proprio questo: quei nomi, prima di distribuirsi nei college, stavano nello stesso spogliatoio. Facevano parte della squadra che conquistò il primo dei due scudetti Under 19 consecutivi, dentro un ciclo capace di vincere anche due Next Gen Cup. Un gruppo che oggi permette di misurare il valore di quelle vittorie attraverso le opportunità conquistate dai suoi protagonisti.
E l’America è soltanto una parte della fotografia. Ad oggi ci sono anche quattro giocatori di scuola Olimpia in Serie A, quattro in A2 e tredici in Serie B. Livelli, ambizioni e carriere diversi, accomunati dalla possibilità di trasformare gli anni della formazione in un percorso nel basket senior.
È qui che il lavoro di un vivaio acquista il suo significato più concreto. Il sogno resta vedere un ragazzo cresciuto in casa diventare protagonista al Forum. Ma nel frattempo ci sono giocatori che trovano spazio, affrontano responsabilità, costruiscono il proprio mestiere. Anche quelle carriere raccontano la qualità di una scuola.
Ellis avrà i riflettori di St. John’s e Pitino. Accanto alla sua storia, però, merita attenzione questa Olimpia disseminata tra college e campionati italiani. Ragazzi che hanno condiviso allenamenti, trasferte e scudetti, e che oggi continuano a portare con sé un pezzo della propria formazione biancorossa.

Peccato che mentre in Spagna i canterani vengono utilizzati da Real e Barca, in Olimpia ci sono le giovanili che fanno bene ma non c’è sbocco nel roster, comunque non durante il regime Messina, non ancora terminato.