
Nella politica il potere logora chi non ce l’ha, nel basket vale lo stesso per il playmaking. Una partita è troppo poco per tirare le somme definitive ma gli exit poll volgono al male assoluto. Il trio Hall-Guduric-Bolmaro in questo quintetto fluido deve essere l’opzione per chiudere la partita ma non può essere anche parte del percorso per arrivare nel finale: Cole e Thompson si devono alternare per i primi 35′ e avere modo di avere la palla in mano, di crescere con la squadra e anche di sbagliare (e all’ex Venezia ho dato 3). Perché altrimenti si torna all’ansia e ai giocatori bruciati in tre settimane della precedente gestione. Due canestri segnati dal campo nei primi 5’30” suonano pericolosi.
Jones vince Partizan-Milano è un titolo semplicistico ma è abbastanza fedele alla realtà. Con la gara ancora in bilico, palla a lui e cassaforte chiusa. Dall’altra parte invece non si capisce ancora chi deve fare cosa: le prime avvisaglie c’erano già state contro Venezia con gli ultimi possessi gestiti in punta da tre esterni diversi. A Belgrado, la difficoltà più evidente è stata creare vantaggi “semplici”: Wright mai servito in movimento, Peters si mette in ritmo da solo (ma non viene cavalcato a sufficienza, ha sbagliato complessivamente due tiri), Booker sfrutta le poche occasioni avute. Il saldo assist-palle perse è avvilente: 17 a 16. Non dico che serva sempre fare 20 a 10, ma un rapporto più vicino al 2 che rasente all’1 sarebbe d’uopo.
L’altro campanello d’allarme è la difesa. Io mi aspetto – e non solo io – di vincere qualche partita sporca, fatico a credere che sia normale concedere 29 punti facili nel quarto periodo, quando in campo ci sono Bolmaro e Hall e si provano anche i Ricci e i Burnell. Non è pensabile essere una squadra ‘messiniana’ ma nemmeno un papocchio da travolgere. Niente è compromesso ovviamente, è presto, la squadra è assemblata da poco ma gli allenamenti per sistemarsi sono pochi perché si gioca tanto. E Milano non può permettersi di iniziare con un record troppo negativo. Non è una squadra da rincorsa perché non ha il talento per esserlo. Deve essere operaia, dura, brutta e cattiva.

Analisi corretta e con il sospetto che non siamo più capaci di dare fiducia a qualcuno in regia…. e se l’Hapoel si fida di Lorenzo Brown e Lorenzo Brown gioca, vuol dire che ancora una volta siamo dei coglioni.
P. S. A Milano servono allenatori come Obradovic, Repesa, Atman…. non me me ne voglia il buon Poeta…. ecco troppo buono per combattere in l’Eurolega.