
Nella notte italiana Mike D’Antoni è entrato ufficialmente nella Hall of Fame. A Springfield, dove il basket venne inventato dal professor James Naismith e dove ha sede la versione originale della massima istituzione del nostro sport, l’ex numero 8 di Olimpia Milano è stato ammesso tra i grandi della storia.
«Italy is probably the reason I am here». L’Italia è probabilmente la ragione per cui sono qui. Così D’Antoni ha spiegato il peso della sua esperienza italiana nel percorso che lo ha portato fino alla Hall of Fame.
Una frase semplice, ma enorme per tutto il movimento e soprattutto per Olimpia Milano. D’Antoni ha giocato in Italia dal 1977 al 1990 e poi ha allenato dal 1990 al 1997. In mezzo, Milano, la maglia numero 8, il baffo, Arsenio Lupin, gli scudetti, le Coppe dei Campioni, la Coppa Intercontinentale, la Coppa Korac, il passaggio dal campo alla panchina e la costruzione di un’identità tecnica che avrebbe poi cambiato anche la NBA.
Come previsto dal cerimoniale, D’Antoni è stato presentato da Rod Thorn, ex manager originario del suo West Virginia, da Jerry Colangelo, che a Phoenix gli diede l’opportunità destinata a cambiare la sua carriera da allenatore, da Steve Nash e Amar’e Stoudemire, simboli dei suoi Suns, e da Bob McAdoo, compagno di squadra a Milano per quattro anni e partner di una delle squadre più vincenti della storia biancorossa.
Per D’Antoni l’Italia non fu una parentesi. Fu la svolta. Arrivò a Milano nel 1977 quasi senza convinzione, dopo l’esperienza NBA e ABA e con l’idea che l’Europa fosse poco più di un passaggio. Doveva restare due anni. Restò una vita sportiva.
A Milano trovò una squadra, una città, una famiglia, una nuova identità. Da giocatore diventò il playmaker simbolo dell’Olimpia, il motore di un ciclo irripetibile. Da allenatore cominciò a sviluppare quelle idee di ritmo, spaziature, quintetti più tecnici e smallball che anni dopo avrebbero reso rivoluzionari i Phoenix Suns del “Seven Seconds or Less”.
D’Antoni è stato uno dei grandi punti di collegamento tra il basket europeo e quello NBA. Il suo modo di intendere il gioco nasce anche da qui: dalla palestra italiana, dal basket tattico, dalle battaglie di Serie A, dalla pressione europea, da un ruolo di playmaker vissuto come controllo totale della partita.
Per Olimpia Milano resta una leggenda assoluta. Cinque scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Italia, una Coppa Korac, una Coppa Intercontinentale da giocatore. Poi la panchina, la Coppa Korac del 1993, le Final Four del 1992 e il passaggio definitivo verso una carriera da allenatore globale.
Phoenix, New York, Los Angeles, Houston, la Nazionale USA, Steve Nash due volte MVP, il gioco NBA costretto ad adattarsi alla sua visione: tutto questo è arrivato dopo. Ma nel discorso di Springfield, D’Antoni ha rimesso le cose in ordine. Prima c’è stata l’Italia. Prima c’è stata Milano.
E allora questa notte non è stata soltanto la celebrazione di un grande allenatore NBA. È stata anche la consacrazione definitiva di una storia italiana, milanese, biancorossa. Mike D’Antoni è nella Hall of Fame. E una parte enorme di quel viaggio porta il nome di Olimpia Milano.

Grande e indimenticabile Mike
Una tiratina di orecchie però per non aver menzionato Jim McGregor e Adolfo Bogoncelli che lo hanno portato a Milano.
Giusta e meritata nomination e riconoscimento per un professionista che ha dimostrato il proprio valore umano e cestistico
Caro Olimpia …quanto ci ha deliziato. Fortunati noi che l’abbiamo visto.
L’unico che si e’ avvicinato negli ultimi 20 anni il Chacho.
Ciao Doc io purtroppo per questioni anagrafiche non ho potuto vederlo però mi sono documentato su quegli anni e non ho potuto fare altro che constatare la sua grandezza sia come uomo sia come giocatore. Ed hai ragione: l’unico che si è avvicinato è stato il Chacho. Quello che mi stupisce di più è che gente come Orlandoilrosso (non è l’unico) che l’ha potuto ammirare dal vivo non ha mai notato la differenza tra l’Olimpia di oggi fatta di “fighette” e l’Olimpia di Dan Peterson.
Grandissimo Mike.
Commovente.
Il fatto che 3/5 del quintetto di quella Olimpia siano nella hof, definisce chiaramente quale sia stata la migliore squadra italiana di tutti i tempi
Grande Mike!
Per me il più grande di tutti. Grandissimo Mike, ogni partita vista uno spettacolo!