
Così Peppe Poeta ha commentato la vittoria ‘pazza’ con il Barcellona: “Sono molto contento per i primi tre quarti, sicuramente i migliori della stagione in attacco ed in difesa, muovendo bene la palla. Eravamo avanti di 27, poi abbiamo alzato le mani dal volante troppo presto e, quando abbiamo provato a rimetterle, non ci siamo riusciti. Però abbiamo vinto”.
Cosa è successo nel quarto periodo: “Non è un problema fisico, i minuti sono stati distribuiti. Loro sono entrati col quintetto grosso, noi abbiamo sbagliato qualche canestro facile e sbagliato delle difese. L’Eurolega è sempre stata una lega di break e controbreak. Questo un po’ eccessivo, ma sono cose che succedono. Non devono spaventare, ma far capire che bisogna fare meglio. Più facile farlo dopo una vittoria, ribaltando il doppio confronto. Ieri avrei firmato col sangue”.
Un tarlo per il futuro? “Sicuramente è una cosa che può rimanere nella testa, ma possiamo usarla come nostro vantaggio. Visto che abbiamo vinto alla fine”.
Difesa migliore, così come in Coppa Italia: “Sono d’accordo. In Coppa Italia soprattutto grazie ai cambi, oggi senza i cambi per la loro struttura. Leandro e Josh aiutano, non averli avuti per tanto tempo è stato pesante. Ricordiamo, comunque, che giochiamo con un play di 22 anni rookie ed è normale non siamo così costanti”.
Ti senti responsabile del quarto periodo: “Deve essere uno spunto per migliorare tutti. Noi nel playmaker oggi, per come è andata la storia con Lorenzo, abbiamo una lacuna in termine di esperienza e di vissuto. Alla fine però vinci in casa col Barcellona e va sottolineato soprattutto questo”.
Shields nervoso? “Secondo me perché era arrabbiato per la rimonta subita. Tutti abbiamo esitato di passare la palla, i cambi ti portano a fermarti e devi essere cinico. La rabbia era legata al momento, la frustrazione da rimonta”.
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Forse Shavon, comunque uno dei maggiori responsabili, ha percepito il rischio e la figuraccia che si stava facendo ed era comunque stata fatta al di là del risultato. Spero che lui e Ricci da capitani, magari insieme a Duston e Poeta, si siano fatti sentire perché quarti come quello appena visto sono inaccettabili non da una squadra di EL ma da una qualunque squadra di qualunque livello di basket professionistico. Se il problema è tecnico che trovino dentro o fuori una soluzione se è mentale che passino giornate dal mentale coach ma trovino una soluzione per non ripetere più simili vergogne per se stessi e per il club che rappresentano