Olimpia Milano post Maccabi | Sorridere, dopo una settimana così, è oro

Alessandro Maggi 5

Olimpia Milano post Maccabi. Un sorriso, e sorridere dopo una settimana così, ritrovarsi con un record positivo a fine novembre, è oro

Olimpia Milano post Maccabi

Olimpia Milano post Maccabi. Un sorriso, e sorridere dopo una settimana così, ritrovarsi con un record positivo a fine novembre, è oro.

Quattro minuti per iniziare con soli possessi vincenti, +10 a 4.30, 9-2 di parziale incassato dopo 3’ dall’inizio della ripresa e dal 57-57 solo 5 punti concessi in poco meno di 7’ con 22 punti segnati. Quota 100 scollinata con 3’ ancora da giocare.

Lo fa una squadra da 84.9 punti di media, che ha quattro giocatori ora in doppia cifra di media e senza Lorenzo Brown e un buon Marko Guduric. 

Sono numeri, niente di più, e una partita con una squadra che era senza due lunghi fondamentali per proteggere quel ferro dove gli esterni milanesi sono arrivati a piacimento. 

Ma bisogna dirli questi numeri, in una serata in cui Quinn Ellis non impressiona, e Devin Booker e Zach LeDay non potevano essere al meglio, o i lunghi non fanno la differenza a rimbalzo.

Questo significa avere tante soluzioni potenziali quando la squadra sarà al completo, se sarà al completo. Peppe Poeta? Ha ridotto le rotazioni, giocato con nove uomini, cercato la soluzione migliore e l’ha trovata, perseverato su Quinn Ellis anche se sbagliava spesso.

Si è vista una squadra compatta, esultante alle giocate di Guduric, ma che aveva in Europa iniziato a raccogliere risultati importanti anche con Ettore Messina. Quindi, piano, arriva una settimana di lavoro, per quanto senza Mannion ed Ellis, ma con Lorenzo Brown. La fiducia questa gestione se lo merita. 

5 thoughts on “Olimpia Milano post Maccabi | Sorridere, dopo una settimana così, è oro

  1. In che senso aveva iniziato anche con Messina? Siamo a 7v vs 6p, 3v a guida Poeta. Al netto di queste saremmo 4v e 6p, in pratica in fondo alla classifica.

    1. Tra una frase e l’altra riescono sempre a infilare un complimento al divisivo. Non di sono ancora resi conto che ormai è un ex coach a tutti gli effetti.

  2. Partiamo da quello che hanno notato gli insulsi commentatori di Sky: Milano che affronta il Maccabi sul terreno dei tanti possessi e tanti punti, potenzialmente letale contro la squadra di Kattash.

    Rovesciamo il segno di pericolo che i due gli hanno attribuito, troviamo una squadra milanese consapevole dei propri mezzi, una squadra che non ha paura, che finalmente è stata lasciata libera di prendere coscienza di sé e della propria forza, senza l’ombra di vecchie carriere che si volevano imporre sulla freschezza dell’avventura.

    Premesso che Guduric e Shields sono (anche) grandi difensori, insieme con Brooks e LeDay questa è gente che ha un gran potenziale offensivo, e con un play in grado di dare il cambio, potrebbe non dovere temere nessuno, o pochi.
    Senza quel cambio in regia, c’è soltanto Bolmaro a portar palla, e il suo inesorabile casino che manda tutti fuori quadra. Sì, ok, fa bene tante altre cose, ma regia e portar palla sono due cose troppo diverse.
    Oggi credo che sia così per necessità, ma è uno dei punti dove abbiamo margine.

    Ma torniamo alla chiave della partita: Milano consapevole della sua forza, che si lancia nell’avventura a viso aperto.
    Bello.
    Oh, ne perderemo di partite giocate così, con questa squadra fatta a rattoppi da altri, e si parlerà allora di avventatezza del poeta.
    Ma quando si parla di dare un’identità alla squadra, di costruire un gruppo, non è proprio quella coscienza di sé il primo punto fondamentale?
    E allora ieri sera abbiamo visto chi è capace di farlo per la squadra, e per contrasto chi proprio non sapeva nemmeno da dove cominciare.

    Così ora anche il tifo si fa più sereno, si vince, si perde, ma si affronta ogni avversario col pieno possesso delle proprie facoltà. Si sbaglia e si sbaglierà, ma ci si può correggere, e il pavimento della panchina non sarà comunque corroso da bava acida (a volte anche sopra di 20…).
    È già una vittoria. Si può tornare a guardare le partite con tutto il cuore!

    1. A mio parere palmasco hai colto perfettamente il punto, finalmente è tornata la speranza che la squadra riuscirà a mettere a terra tutti i cavalli del suo motore, tanti o pochi che siano, senza la sensazione del freno a mano tirato costituito da chi la guidava in campo limitandola, anzi, ingabbiandola, in monotematici leggibilissimi schemi difensivi e offensivi che annullavano anziché esaltavano le qualità dei singoli.
      L’impressione è che alla nostra finalmente ex guida tecnica suprema interessasse più far vincere le sue concezioni di basket NBA oriented che i suoi giocatori ridotti a semplici esecutori di un copione e non interpreti dello stesso.
      Poi ovviamente si leggeranno obiezioni quali il settore giovanile rifiorito, l’organizzazione societaria di prim’ordine, la considerazione a livello europeo (ma che dico, interstellare!) di cui ha ripreso a godere l’Olimpia, blablablablabla, ma se poi la squadra da troppo tempo gioca da schifo e, ancor più grave, rende molto meno di quel che vale (e sfido chiunque a sostenere il contrario) chi sarebbe il responsabile? (“ansia” a parte… 🤣)

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