
All’Unipol Forum d’Assago, presso la tribuna stampa abbiamo trovato questo comunicato del tifo organizzato. Lo riportiamo.
Il comunicato
C’era un epoca, non tanto lontana, in cui un ultras, un tifoso, un appassionato, poteva alzarsi la domenica mattina e decidere, in base al proprio lavoro, ai propri impegni, alla propria famiglia, di andare in trasferta a vedere la propria squadra del cuore.
C’era un’epoca, non tanto lontana, in cui bastava arrivare al botteghino il giorno della partita, pagare e acquistare il biglietto del settore ospiti.
C’era un’epoca, non tanto lontana, in cui chi voleva andare in trasferta con la curva bastava che dicesse “io vengo” dare un nome, certo, ma bastava anche un soprannome, chi prenotava per sé e tre amici, tanto ci si conosce tutti, quelli siamo…
C’era un’epoca in cui se il sabato sera al bar incontravi un amico e lo convincevi a venire in trasferta il giorno dopo, era un successo enorme, avevi portato un ragazzo in più che poi magari si appassionava, entrava nel gruppo, portava qualche amico, nuove leve, nuova linfa, nuovo ardore.
C’era un’epoca, non tanto lontana in cui la conta effettiva su chi saliva in pullman si faceva quando realmente si partiva, tra chi non si presentava, chi si svegliava all’ultimo, chi cambiava turno di lavoro, chi stava male, chi era ancora perso dalla sera prima o chi, invece, era rimasto a casa e quindi veniva in trasferta.
C’era un’epoca, non tanto lontana, in cui i soldi per i biglietti si raccoglievano in pullman, si faceva la conta, qualche ragazzino da spacciare per minorenne e pagare ridotto, qualcuno in età da spacciare per pensionato ed è cosi che magicamente tutti pagavano un po’ di meno.
C’era un’epoca, non tanto lontana, in cui si cercava in tutti i modi di agevolare, incentivare i ragazzi a venire al palazzo perché è un ambiente sano, ancora estraneo a dinamiche che non siano passione, attaccamento e aggregazione.
Quest’epoca è finita quest’estate quando, dall’alto, è piovuta su società e tifosi questa astrusa novità chiamata “protocollo sperimentale”.
Le novità introdotte sono tante e una più strana e complicata dell’altra:
dal non poter acquistare biglietti del settore ospiti il giorno della partita al dover acquistare i biglietti obbligatoriamente entro le 19 del giorno antecedente la gara;
dal non poter cedere il biglietto in caso di imprevisti al non sapere (sì, perché siamo in Italia e quindi ognuno fa come gli pare) se i biglietti si acquistano in internet, in ricevitorie, dalle società, dai gruppi organizzati; per finire con il dover presentare NOI, come tifoseria organizzata, un file excel (beata ignoranza ultras) contenente COGNOME, NOME, CODICE FISCALE, DATA DI NASCITA, NAZIONE DI NASCITA, LUOGO DI NASCITA, PROVINCIA DI NASCITA, NAZIONE DI RESIDENZA, LUOGO DI RESIDENZA, PROVINCIA DI RESIDENZA e, udite udite, SESSO (che non è dato sapere chi debba verificare!) in barba alle norme più elementari sulla privacy e sul trattamento dei dati personali.
Perché sì, se voi vorrete venire in trasferta, dovrete comunicare tutti questi dati a una persona del gruppo che, per spirito di devozione o martirio, dovrà compilare tutta sta roba (pensate che bello una trasferta tipo Udine per 300 persone…) che poi dovrà consegnare a una società privata (quella ospitante) e che a propria volta, entro le 10 del giorno della partita, dovrà consegnare alla questura.
E potremmo continuare avanti: dalle società che dovrebbero inviare gli steward in trasferta con i tifosi, ai mancati incassi ecc… Anche per le società non è che sia una cosa di facile gestione.
Come finirà?
Che siamo in Italia e quindi ogni società e ogni questura farà un po’ le cose a metro, per cui a Trieste faranno bianco, a Bologna rosso, a Napoli giallo, a Trapani nero.
E chi ci rimette? Quei poveri scemi che vanno in trasferta!
Perché no, non è un discorso unicamente di biglietto nominale e di voler l’impunità, da cosa poi non si sa, come pensa chi di un articolo legge solo il titolo, qui si parla di libertà di tifare, di ostracismo, di modelli repressivi in un ambiente che non ne ha assolutamente bisogno.
Le tifoserie organizzate della LBA da mesi portano avanti una protesta pacifica e coesa per cercare di sensibilizzare le istituzioni sulla necessità di revocare o almeno modificare tale protocollo tra diserzioni, scioperi del tifo e striscioni.
Mentre ricordiamo che le nostre proteste continueranno ad oltranza in tutti gli incontri nazionali, oggi però siamo in Europa dove, chissà perché, i protocolli non esistono e finalmente potremo riassaporare un po’ di normalità e tifare liberamente.
Avanti Olimpia, ovunque al tuo fianco senza protocollo!!!

