Nikola Mirotic, quale futuro? Lo scenario resta aperto

Alessandro Maggi 6

Il futuro di Nikola Mirotic è aperto. La stella montenegrina ha firmato nell’estate 2024 un contratto triennale con opzione d’uscita nel 2025. Resterà in Olimpia Milano?

Gazzetta Milano Mirotic

Il futuro di Nikola Mirotic all’Olimpia Milano resta un’incognita. Il montenegrino, arrivato nell’estate 2024 con un contratto triennale e opzione d’uscita nel 2025, potrebbe salutare a fine stagione. Ma i segnali, finora, raccontano altro.

Leader in campo e nello spogliatoio, Mirotic ha chiuso la regular season di Eurolega con 17.7 punti e 6.4 rimbalzi di media. Ha giocato stringendo i denti anche contro la Stella Rossa, guadagnandosi parole importanti da Ettore Messina: «Quando un giocatore vuole giocare, devi rispettarlo». Per Luigi Suigo è un «mentore», mentre Leandro Bolmaro lo ha definito «un secondo padre». Un riconoscimento chiaro del suo peso umano, prima ancora che tecnico.

Il legame con Milano è autentico. Lo ha raccontato lui stesso a gennaio: «Mi sento felice e fiducioso. Vivere qui ci piace moltissimo, non solo perché la città offre il meglio in tutto. Siamo collegati facilmente al Montenegro, tutti i familiari vengono spesso da noi, c’è una grande comunità serba ortodossa, la nostra chiesa».

Il club lo considera centrale nel progetto e, secondo quanto raccolto da ROM, ha già sul tavolo un’offerta biennale per proseguire insieme. Una decisione strategica, che ha avuto anche conseguenze nella gestione interna — vedi il “caso Melli”. A 34 anni, però, Mirotic riflette sull’ultimo grande contratto della carriera.

Ed è qui che si apre lo scenario alternativo: Monaco e Hapoel Tel Aviv, tra le altre, sarebbero pronte a fargli ponti d’oro per strapparlo a Milano. Offerte ricche e progetti ambiziosi, da valutare con attenzione.

L’Olimpia vuole Mirotic. Mirotic ama Milano. Ma la decisione finale, ancora una volta, la darà il parquet.

6 thoughts on “Nikola Mirotic, quale futuro? Lo scenario resta aperto

  1. Ora che bisogna ricostruire, se ci facciamo prendere dallo sconforto per una Milano da bere, che però si sono bevuta soprattutto le rivali dirette, non andiamo da nessuna parte.
    Ricostruire di nuovo, sì purtroppo di nuovo, (sigh, gasp), sempre senza una base solida…
    Ma questa, bellezza, è la bellezza di un Messina con le tasche di Armani!
    Spendi spandi effendi! (cit. Rino Gaetano).

    Usando invece la ragione, saltano all’occhio alcune certezze che si potrebbero definire lampanti – se lo sport fosse al centro dell’attenzione, cosa che invece non è.

    I punti di Mirotic, per esempio – (tanti e prestigiosi, spesso di gran classe) – servono?
    Sono serviti nei due anni della sua prestigiosa presenza?
    Non al progetto di entrare stabilmente in Europa, obiettivo primo dell’organizzazione, ma purtroppo neanche per quello di entrarci modestamente, in punta di piedi, almeno nei primi 10 su 18 squadre, almeno una volta…

    I punti di Mirotic non sono serviti alla squadra d’impronta chiaramente difensiva, degli Hines Melli e Ricci del suo primo anno da noi, perché per quanto tanti nelle sue statistiche personali, non sono comunque risultati sufficienti a una squadra che, a causa proprio dell’assetto difensivo dominante, non lo serviva né a sufficienza, né a regola, come si è detto qui tante volte, anche dai giornalisti di ROM, ai quali Mirotic piace e non poco.
    È sembrato a tutti che ne potesse fare di più se servito bene, o gli stessi facendo meno fatica, se la squadra avesse saputo trovarlo.
    Così è stato scritto.

    Non sono serviti neanche quest’anno, dove quei punti appaiono ridondanti accanto a quelli di tanti altri che hanno dimostrato di poterne fare, in una squadra impostata chiaramente all’attacco, sacrificando quindi quello che una volta si riteneva il credo sacro di Messina.

    Naturalmente appare incomprensibile la scelta di riempirsi di attaccanti, come sono MIrotic, Shields, Le Day, Mannion e Brooks – un Brooks che sarebbe dovuto essere stato usato naturalmente con costanza e con fiducia, un Brooks carotato e non bastonato – senza dotarli di un regista – regista nel senso di organizzatore E creatore di gioco, quindi nel senso moderno del termine nel basket.
    Incomprensibile riempirsi di potenziali attaccanti, senza fornire loro la cinghia di trasmissione, e sacrificando l’unica certezza difensiva assoluta che avevamo, proprio nell’anno in cui l’altro pilone della nostra difesa ha dovuto abbandonare per raggiunti limiti d’età.
    Sembra quindi incredibile dovere ripetere che un regista NON è un portatore di palla – alla Bolmaro per esempio, tanto volenteroso quanto quadrato di mani e quindi battezzato dagli avversari così tanto, che per un tifoso di Milano è perfino imbarazzante da vedere.

    Una riflessione questa mia che avrebbe valore solo sul piano sportivo, ovviamente, perché sugli scopi dell’Armani Messina a me sembra di aver già chiarito che gli obiettivi sono altri, e Mirotic coi suoi milioni e i suoi numeroni, fa spettacolo da solo, indipendentemente dal risultato – e sono i fatti a dirlo, non solo la mia opinione.

    Dunque nonostante i nomi prestigiosi e vincenti che siedono negli uffici della nostra carissima Olimpia, in tutti i sensi, i progetti che ne vengono fuori risultano incomprensibili dal punto di vista sportivo, perché se fai squadra a difendere, devi poi ottimizzare al massimo la circolazione di palla per riuscire a segnare, e se invece fai una squadra d’attacco, devi dotarla dietro di quel basamento sicuro che ti consenta di sfruttare favorevolmente la capacità di segnare più degli altri.
    Mentre invece niente di tutto questo viene praticato.
    E l’uso quasi esclusivo del tiro a segno, nonostante che nella nostra squadra abbia avuto un ottimo 39,5% di possibilità di riuscita, evidentemente non è sistema praticabile per stare nei primi 10, dove quest’anno serviva più del 50% di vittorie.
    Quindi?

    Tutto questo per dire che si spera sempre di vedere un progetto sensato, ma mi accorgo anche, e chiaramente, che la capacità di attirare giocatori di valore a Milano, è diminuita parecchio, quindi sarà difficile avere quello che Messina sembra pretendere dai giocatori che assume: di essere da subito e senza aiuto all’altezza di quelli che aveva lui quando era sulla cresta dell’onda, e i migliori venivano facilmente nelle organizzazioni che allenava, senza che lui si dovesse occupare di tutto il resto…

    Quando poi sento dire che forse si spera di tenere Caseur, che poveraccio, durante una partita, senza alcun contatto, ha dovuto fermarsi, beh… non riesco a sentirmi ottimista.

    1. Stessa proprietà, stessa società, stesso coach, stessi cacciatori di fenomeni….come si fa anche solo a pensare che qualcosa possa cambiare? Certo che Mirotic era il perno (pivot) della ricostruzione, con Melli sacrificato per dare “peso” maggiore alla scelta: non dovesse rinnovare (ne ha pieno diritto, si capisce), sarebbe un po’ una sconfitta (l’ennesima) del sig. Messina.
      In ogni caso, trattenere chi, per qualsiasi motivo, vuole andarsene, non è mai una buona cosa. Dovesse lasciare Milano : grazie e buone fortuna!

      Ps Qualcuno ha definito di recente Melli come un paracarro. In gara uno con Parigi ha giocato poco, preso un po’ di rimbalzi e subito almeno tre falli mentre faceva tagliafuori. Segnerà poco (in una squadra dove sono altri, a fare tanti canestri), ma è sempre un piacere, per me, vederlo giocare.

  2. “Un addio, ad oggi, sarebbe sorprendente.”

    A volte è bello andare controcorrente …
    Tutta la stampa specializzata e non da Mirotic sicuro partente.
    Per ROM invece Nikola rimane qui per via di validissima argomenti:
    a Milano ci sono gli aeroporti e la sua famiglia apprezza mondeghili e cassoeula.
    Maggi inizia a cercare l’emoji della faccia sorpresa.

    1. Ti ricordo che Maggi dava per certa la conferma di Melli, quando scrissi un post un anno fa dove, da fonti interne, davo per sicura la partenza.
      Gli inglesi lo definiscono wishful thinking

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