
Si è appena chiusa alla Feltrinelli di piazza Piemonte, a Milano, la presentazione de “La mia Olimpia”, il libro scritto da Dan Peterson insieme a Umberto Zapelloni. Un’opera che ripercorre momenti indimenticabili della storia dell’Olimpia Milano attraverso la voce del suo allenatore più iconico. All’evento hanno partecipato gli “Stati Generali” dell’Olimpia, con Leo Dell’Orco, Ettore Messina, Christos Stavropoulos e Mario Fioretti, oltre a Vittorio Gallinari e all’attore Massimo Finazzer Flory.
Zapelloni racconta il suo primo contatto con l’Olimpia e con Peterson: “La mia prima trasferta fu a Salonicco. Lì capii cosa significava il basket europeo: -31 e dracme in testa.” Ma quello fu solo l’inizio di una storia gloriosa. Peterson ricorda infatti la gara di ritorno: “La sfida più importante fu proprio quella: vincemmo 83-49 al PalaTrussardi, e fu il primo segnale che stavamo costruendo qualcosa di speciale.”
Il legame con l’Olimpia è qualcosa di profondo: “Dopo mia moglie, la cosa più importante per me è l’Olimpia Milano. Ho sbagliato a smettere nel 1987: ero stanco, ma avrei solo avuto bisogno di una pausa. Ecco perché ringrazio Armani per avermi richiamato nel 2011.”
Ettore Messina condivide un ricordo significativo: “Un giorno l’avvocato Porelli mi disse di chiamare Peterson per avvisarlo che vendevamo Setti alla Viola. Lui rispose: ‘Bene, prendiamo Bargna’. Era un giocatore già affermato. Richiamai Porelli e lui mi rispose con 13 bestemmie.”
Massimo Finazzer Flory sottolinea la grandezza di Peterson: “È un uomo incredibilmente piccolo in mezzo a uomini incredibilmente grandi, ma ha cambiato le dimensioni del gioco con il suo pragmatismo e la sua narrazione.”
E sul libro, Peterson è chiaro: “Un libro per tutti. Perché una squadra non è solo giocatori e allenatori, ma anche staff, medici, dirigenti, giornalisti e tifosi. Ed è una memoria per i più giovani, che quegli anni non li hanno vissuti.”
