
Andrea Trinchieri, sfruttando i suoi contatti in Italia, ha organizzato una sessione di allenamento per lo Žalgiris Kaunas a Cremona ieri, durante il viaggio da Bologna a Milano. La squadra lituana, reduce dalla vittoria nel finale contro la Virtus Bologna per 71-68, si sta preparando per la sfida di EuroLeague contro l’Olimpia Milano di Ettore Messina, in programma questa sera.
“Questa è la prima settimana con doppio impegno, ed è un’esperienza nuova per alcuni dei nostri giocatori,” ha dichiarato Trinchieri a Žalgiris TV. “Dobbiamo recuperare sia energie fisiche che mentali, e il carattere sarà fondamentale. La squadra che avrà più determinazione avrà molte più possibilità di vincere in queste settimane così intense.”
Trinchieri ha poi analizzato i leader dell’Olimpia Milano: “Ci aspetta una squadra piena di talento. Shavon Shields, Nenad Dimitrijevic, un playmaker molto creativo, e Leandro Bolmaro, che adoro (sorride). Credo che il gioco ruoterà principalmente attorno a loro. Armoni Brooks può cambiare le sorti del match con i suoi tiri. Poi ci sono Zach LeDay e Nikola Mirotic, capaci di fare la differenza sia vicino che lontano dal canestro. Dovremo difendere molto bene domani.”
Alla domanda su come l’Olympiakos sia riuscito a fermare Shields e Mirotic nella recente vittoria contro Milano, Trinchieri ha risposto: “L’Olympiakos è la miglior squadra difensiva dell’Eurolega. Hanno giocatori fisici e un sistema difensivo che perfezionano da anni. Al momento, in difesa, sono nettamente avanti rispetto a tutti gli altri.”
Trinchieri ha infine spiegato la scelta di allenarsi a Cremona: “Abbiamo svolto un ottimo allenamento. Sono molto grato per questa opportunità. Non abbiamo trovato altre soluzioni adatte e non volevo far perdere tempo ai miei giocatori facendoli semplicemente aspettare e pensare alla prossima partita. Ci siamo fermati a Cremona, una città dove ho lavorato come allenatore e in cui vivo. È stato un piacere allenarsi qui.”

Ci sono voci che dicono che dopo aver detto quanto gli piace Bolmaro, si sia girato e sottovoce abbia aggiunto, ghignando: ma come guardia, non certo come play 🫣
Voci, eh. Cattiverie. Io riporto soltanto.
Riesci anche a convincerti da solo che altri la pensino come te.
Un genio della tastiera.
Bolmaro ha tutte le carte in regola per alimentare le stesse polemiche che vediamo quotidianamente sul pro-contro Messina, solo traslate sulla sua reale capacità di gestire efficacemente (o no) l’”1” per Messina.
Perché neanche LeBron (consentitemi il paragone surreale) e’ un “play”. Però può gestire il flusso offensivo in un sistema NBA che gira su due opzioni principali in ogni giocata.
Penso però che l’esperimento “Bolmaro” come “play classico” (stile anni 90 o 2000) in complemento a Nenad e Flaccadori (che pure non giudico un “1” naturale, siccome lo divento per limiti fisici al 2) avrà un termine. Non vedo una totale padronanza del palleggio e degli angoli in impostazione, mentre vedo un inclinazione personale e ottima qualità a prendere ritmo e potenza in scarico o ricezione, indici di una preferenza a muoversi come “2” a mio avviso.
Vedo inoltre difficoltà reali a contenere gli “1” avversari con doti esplosive in palleggio, oltre che una certa reticenza a combattere su sistemi di blocchi fitti e fisici cui sei esposto a iosa quando difendi l”1”.
Vedremo ma penso sia un esperimento che verrà modificato.
Il problema è che Bolmaro ha giocato play ovunque, ha partecipato alle F4 di Eurolega giocando play, è andato in Nba dove lo facevano giocare da play, dice che giocare play è la sua preferenza e com’è ovvio è stato preso da Messina come handler con caratteristiche complementari a quelle di Neno. Poi c’è un gruppo di analfabeti funzionali che qualcuno ha definito ironicamente “sfortunati nel pensare” che per costruirsi nuove ragioni di accanimento verso Messina si è autoconvinto che Bolmaro non sia un play e ci tenga a farlo sapere al mondo.
Ovviamente per costoro è irrilevante che Bolmaro della guardia non abbia le due caratteristiche principali ovvero un tiro da fuori costante e la capacità di costruirsi il tiro dal palleggio, risulta loro più facile fare riferimento al playmaking del periodo di Bob Cousy per blaterare che Bolmaro “non sia un vero play”.
Uno dei più accaniti, da bravo cane di Pavlov, ha immediatamente sentito il bisogno di mettersi in ridicolo anche oggi, commentare le affermazioni di Trinchieri. Ti dico solo che questo personaggio qualche giorno fa è riuscito a inventarsi il concetto di TIFOSI COMPETENTI.
Ecco io fatico a individuare una manifestazione di stupidità più plateale di quella di un depensante che sfrutta lo spazio concessogli per diffamare e calunniare un allenatore in modo ossessivo e poi provi a darsi un tono da opinionista parlando di “tifosi competenti”. Un po’ come dire “stupratōre casto” o “fondamentalista inclusivo”. Questa è la risma degli indignati dal fatto che Bolmaro essendo un play si senta un play quindi venga utilizzato da Messina come play, al pari di tutti i precedenti allenatori del giocatore in oggetto. Povero Maggi.
C’e’ poi da aggiungere che a Messina l’idea canonica di “play” importa poco.
Non so se Bolmaro fosse stato utilizzato da play in NBA, anche perche’ l’idea di play in NBA e’ abbastanza ombrosa e di difficile definizione. Francamente non ti saprei dire oggi come oggi cosa sia un “play”, e non sono l’unico.
Si chiamava “play” in tempi lontani, quando nemmeno un tiratore come Riva (per fare riferimenti Olimpia dei tempi che furono), che giocava da “2”, o al limite i Boselli (pr andare indietro ai tempi del Billy), o un Portaluppi in tempi piu’ recenti, anche loro non brillavano propriamente nell’impostazione. In alcuni casi (non in quello di Flavio) avevano difficolta’ nel portare palla oltre la meta’ campo quando c’era pressione.
La figura del play nacque proprio in quei tempi, quando superare la meta’ campo sotto estrema pressione di un full court press, o raddoppi da 1-3-1 e traps varie creava seri problemi a 8 giocatori su 10 in squadra. Seri problemi inteso nel senso: automatica palla persa.
Oggi come oggi quei problemi non esistono, c’e’ meno full court press e piu’ di meta’ della squadra e’ mediamente efficiente nel gestire il pallone fino ad arrivare al primo screen, che generalmente vedi tra i 10 e i 12 secondi di orologio.
Play e’ogg diventato un “1”, nel senso una delle due guardie che ha semplicemente maggiore inclinazione a iniziare il flusso offensivo in palleggio via pick and roll, o in qualsiasi altro schema di blocco (horns, rams, floppy o di qualsiasi cosa vogliate parlare), mentre il “2” e’ preferenzialmente un ricevente di blocchi, una pedina da usare per “flares” e soluzioni dall’arco o il personaggio principale del “floppy” (2 blocchi o un blocco sulla linea di fondo per far uscire il tiratore).
In quel senso, per mettere le cose a posto e mettendosi nei panni di Messina la domanda e;” può’ Bolmaro impostare il gioco in palleggio iniziando il pick and roll? E’ Bolmaro in grado di leggere il blocco e scegliere l’opzione giusta? E’ in grado di penetrare e/o trovare una soluzione di tiro nel caso il blocco venga rifiutato? Le risposte sono “si”, motivo per cui possono venirgli dati minuti all’ “1”.
C’e’ poi il secondo ordine di domande: e’ Bolmaro una spaziatore? Può’ essere oggetto e target per scarichi se un altro “1” (che badiamo, potrebbe anche essere Shields) decide di optare per lo sbilanciamento sul lato debole nel caso il nostro famoso side pick and roll sul gomito (Miro e Shields per intenderci con Miro come bloccante) necessita di un appoggio per il tiro da tre dall’angolo? La risposta e’ ancora si. E come tale, Bolmaro può’ essere un “2”.
l’argomento difesa penso sia invece un po’ il cruccio di tutto. Non penso Bolmaro sia strutturalmente in grado di difendere con efficacia gli “1” con le palle (Mike James, Shorts, Campazzo etc.). Per ragioni sue di reattività’ di piedi, mentalità’ e una certa lentezza difensiva che lo porta a rimanere un passo indietro. E in quel senso, oltre che per una certa insofferenza per le palle perse che Messina non sopporta (cui Bolmaro sembra esporsi piu’ di altri) penso l’esperimento potrebbe essere modificato a opera in corso.