Keith Langford verrà celebrato questa sera al Forum nella Keith Langford Night dopo il ritiro annunciato il 5 maggio. Nella Hall of Fame di Olimpia Milano è entrata un’eccellenza della pallacanestro europea, certamente uno dei giocatori americani che hanno lasciato maggiormente il segno nell’EuroLeague del nuovo millennio.
Ha vinto uno Scudetto, un titolo israeliano e uno greco, ha conquistato la Aba-League con il Maccabi e la VTB con il Khimki. Nel 2011, quando battere il Cska era impossibile. Anzi, sembrava impossibile.
Ha conquistato anche una EuroChallenge con la Virtus Bologna, mentre a livello individuale è stato All EuroLeague, All-EuroCup, All-BCL, mvp di BCL, Eurochallenge e Aba, due volte miglior marcatore di EuroLeague. E’ stato capocannoniere di EuroCup e VTB.
Un gigante, legatissimo all’Italia. In Europa lo porta Ario Costa, allora GM di Cremona, nella Triboldi. E’ il 2009, vincerà quindi in Europa con la Virtus Bologna e si attesterà ai massimi livelli con Olimpia Milano.
Arrivato in biancorosso nel 2012, nel 2013-2014 porta la squadra di Luca Banchi allo Scudetto e ai playoff di EuroLeague, mettendo in fila prestazioni da cineteca, come quella del Pireo.
Il gesto degli attributi a Desio resta nella memorabilia del club (senza dimenticare il gestaccio a Siena), così come quello sguardo famelico poco prima della sirena di gara-7, quando a lungo in panchina nel finale per scelta tecnica è il primo ad attendere una gioia individuale e collettiva.
«E’ come vincere a New York» le sue parole. Ricorderà: «Un’atmosfera così non l’avevo mai vissuta» in quel Forum gremito, che poco dopo sarà costretto a lasciare per decisione del club. Arriva Marshon Brooks. Non andrà benissimo…
Era la sua Olimpia, ma stava diventando l’Olimpia di Alessandro Gentile. Si narra di qualche ruggine, che Livio Proli sedò a metà stagione. Forse, in quell’incontro, si ventilò un rinnovo. Che di fatto non venne neanche poi messo in programma.
Per lui, un dolore. Scriverà, in una lettera immaginaria scritta al Keith più giovane: «Per molto tempo non capirai quella decisione. La soffrirai. Poi, con gli anni, perdonerai e ti resteranno solo i ricordi più belli».
Come dimostra la foto in quel post di addio, canotta biancorossa addosso, l’Olimpia Milano è forse la parte più importante e sentita della carriera di Keith Langford.
Il club gli ha tributato un tweet, colmo di affetto. Nell’era Armani, pochi hanno avuto il suo talento. Siamo al piano dei grandissimi, con Alessandro Gentile, Mike James, Sergio Rodriguez e Danilo Gallinari.
Keith Langford ha detto addio definitivamente al gioco in estate, durante The Tournament. Ora l’Olimpia Milano lo celebra e fissa nella sua storia per sempre il killer del Texas.

Grande Keith, forse troppo poco apprezzato a Milano…..