Ismael Kamagate verso Derthona. Domenica l’ultima con l’Olimpia?

Alessandro Maggi 22

Ismael Kamagate verso la Bertram Derthona. Anche se sulle tracce del centro francese ci sarebbero anche UNAHOTELS Reggio Emilia e Aek Atene

Ismael Kamagate verso la Bertram Derthona. Anche se sulle tracce del centro francese, ci sarebbero anche UNAHOTELS Reggio Emilia e Aek Atene.

Tuttavia, la cessione in prestito di Kamagate è in arrivo. Così Fabrizio Lorenzi su Repubblica: «Domenica (ore 17) arriva Tortona per la prima di ritorno al Forum, con la probabile ultima partita in biancorosso per il lungo Kamagate, che da lunedì dovrebbe diventare un giocatore dei piemontesi».

22 thoughts on “Ismael Kamagate verso Derthona. Domenica l’ultima con l’Olimpia?

  1. vai così vedremo chi non e’ buono nemmeno per la a2, come detto da alcuni qui…

  2. A prescindere da come giocherà Kamagate nel Derthona , ricordiamo solo che è stato il quarto miglior rimbalzista e il miglior stoppatore di eurocup dell’anno scorso. Non un cesso qualunque.
    Noi abbiamo bisogno di un rimbalzista come il pane…e lo diamo via.
    Si è giovane, deve crescere, ma perchè non lo si è utilizzato in LBA per fargli fare esperienza ,magari con Caruso.
    NO i due sono stati terrorizzati da POBO 35 che a furia di cazziatoni al primo errore li ributtava in panca o addirittura in Tribuna.
    Se non ci credi nei Giovani che cavolo li prendi a fare ???? Considerato che gli hai pure fatto degli ottimi contratti pluriennali. Qualche giornalista con gli attributi è in grado di fare questa domanda a Pobo o a Leo ??????

  3. E l’università Messina per cui ce lo avevano affidato?
    Era una burla? L’avevamo pensato, da subito.

    1. Al di là delle varie dichiarazione di facciata, mi piacerebbe capire quali fossero gli accordi tra Messina e Denver circa l’utilizzo e la crescita del giocatore, e quelli che presumo siano stati gli aggiornamenti man mano.

      1. Vero è che Kamagate in campo da noi è apparso spaesato e disorientato, ma soprattutto in difesa, mentre in attacco quando è stato servito ha fatto il suo.
        Purtroppo questo accade raramente, perché non è una squadra per lunghi.
        Se possiamo condividere quest’osservazione, si può provare un ragionamento.

        I problemi quindi sono – o sono stati – di due ordini: in difesa del giocatore che ha fatto fatica a entrare in meccanismi certamente complessi; in attacco di una squadra che ha un sistema inutilmente complesso, farraginoso e spesso arido (troppi quarti da 10 punti), e in particolare non adatto ai lunghi, dei quali nessuno da noi in cinque anni di guida Messina, ha performato.
        Kamagate s’è trovato incastrato in questa trappola micidiale.

        L’università Messina, se davvero l’hanno formulata gli americani, è quindi l’ennesima trovata mediatica di questa gestione sciagurata, alla quale non corrisponde alcun contenuto concreto.
        Parole parole parole, cantava Mina ad Alberto Lupo 😂

        Il giocatore infatti è stato abbandonato al suo destino, in un ambiente ostile ai centri in attacco, troppo complesso per i centri in difesa – tanto che gli altri, da Poythress a Tarczewski si sono distinti soprattutto per il numero enorme di falli in tempi brevi.

        Una complessità che soltanto Hines e Melli sembrano aver afferrato, e stiamo parlando di due difensori eccezionali, che quindi difficilmente ci si può aspettare da altri giocatori, anche buoni, ma non eccezionali in quel fondamentale come i nostri due.
        Inoltre, secondo me, il ruolo dei centri nel nostro sistema difensivo è reso ancora più difficile e li rende più proni ai falli, da una prima linea di esterni che da anni non tiene il primo passo, che cambia quindi troppo facilmente, così che i lunghi per seguire l’uomo finiscono naturalmente per fare fallo, oppure si trovano talmente fuori area, che poi subiamo malamente a rimbalzo, come infatti accade da anni.

        Da un allenatore plurititolato come il nostro, mi aspetterei la saggezza di sapere riconoscere che non ci sono più i giocatori adatti al suo sistema (🤭) – o che il suo POBO non sa più procurarglieli – e quindi di cambiarlo quel sistema, in funzione dei giocatori che ha scelto.
        Che ha scelto! Disponendo tra l’altro di ottimi mezzi economici, non è quindi che abbia dovuto lesinare o accontentarsi.

        Come mai, per esempio, il Real ha almeno 12 giocatori che possono ruotare stando davvero in campo, mentre noi ne abbiamo solo 8 (di cui 4 sono quelli che sono fuori) 8 che l’allenatore ritiene tali, coi risultati disastrosi in termini d’infortuni e risultati che vediamo?
        No, perché la retorica del “siamo stanchi, siamo sulle gambe, siamo in emergenza” la sentiamo da due anni di fila ormai, spesso già a partire da dicembre.

        Ci sta che gli americani non sapessero che l’università Messina è in realtà la morte civile dei giocatori giovani: se soltanto leggessero ROM, dove abbiamo scritto subito del suo destino, sarebbero stati informati! 😀
        Avrebbero così evitato l’errore di mandarlo allo sbaraglio.
        Eh già, ancora una volta sapere è potere 😱

        So please people, read RealOlimpiaMilano! 😀😀

  4. D’accordo con tutti, doveva crescere com Messina, crescerà con De Raffaele, per fortuna non giocherà contro l’Olimpia ….

  5. Il discorso sull’Università’ Messina mi affascina, e chiedo aiuto perché’ qualcuno piu’ illuminato e con buon basketball IQ mi illumini. Perché’ tanto la stampa (online e non) ha scritto ma fino a questo momento ho il buio piu’ completo su quale sia tatticamente la sua filosofia e i suoi piani con questa squadra (e le precedenti). Perché’ (benché’ pochi lo ammettano) ogni coach ha delle convinzioni di fondo e un framework per costruire squadre e per farle girare. Chi spinge fino alla nausea sul P&R (alcuni PG e’ quello che vogliono per sentirsi al meglio, dagli un pick and un roller e sanno tirare fuori la magia, glielo togli e diventano dei conigli in gabbia), chi ha predicato la “triangle offense” per decadi (vincendo qualcosina), chi (a noi veni conosciuto 😉 si e’ spinto per costruire identità’ di squadra basate su ridurre il clock offensivo con la “7 sec offense” , il “5 man Out” dei Suns vintage (Nash & Co.), altri che spingono il “positioneless” (considerato il trend moderno, che include no PG o playmaker come viene chiamato in EU)….per Milano, piu’ guardo e piu’ sono confuso su cosa realmente vogliamo mettere in campo, su cosa ci affidiamo e su come ci imponiamo sugli avversari. In pratica: tatticamente e filosoficamente quale sia il nostro “sistema”. Vorrei che l’Università Messina (o chi vi ha studiato o la capisce meglio di me) mi erudisca. Senza polemica, solo per comprendere meglio. Dai clinics Messiniani, non emerge nulla (salvo alcuni chiari concetti fondamentali, ma non una filosofia di gioco) che offra delucidazioni comprensibile, quindi mi rivolgo all’esterno…qualcuno ha risposta alla domanda, qual’e’ l’impostazione strutturale dell’OLIMPIA e su cosa ci affidiamo a livello sistemico, preso e impostato dall’Università’ Messina che i media decantano? Senza polemica. Solo per capire di piu’. La stampa e i cosiddetti “esperti” non aiutano…

    1. Provo a dare delle indicazioni, senza nessuna pretesa di essere completo o esaustivo.

      Partiamo da quello che ormai si può considerare il mio pregiudizio, così che non ci siano dubbi di principio su quello che scrivo: Messina è rimasto stregato da Pop, un grandissimo, per avere lavorato con lui, ed ha quindi provato a replicare da noi la grande fascinazione che ha subito.
      Questo tentativo di copiare un idolo idolatrato ha fatto di lui, nonostante la carriera folgorante che aveva prima di Pop, un provincialotto poco originale, privandolo dell’individualità che aveva.

      Me ne accorgo subito dal suo arrivo da noi, banalmente osservando il personale del palazzetto sotto la sua gestione.
      Spariscono le Miss che portavano cortesemente le stampe degli score all’intervallo anche ad alcuni dei settori non “prime” come me e compaiono invece come maschere dei ragazzotti incompetenti che lasciano gli zaini sui gradini centrali di fuga, sui quali si siedono anche tra le proteste di chi ha la vista bloccata, cinque file più su per una questione di prospettiva.

      In campo invece comincia per lui l’ossessione di un triangolo complesso, che funziona in parte quando in squadra ha giocatori di QI altissimo come il Chacho e Micov, insieme al supporto di un play eccellente difensore come Delaney, e una punta strepitosa come Punter.
      Partiti questi – Chacho perché secondo me aveva visto il baratro di un pazzo, Micov per fine carriera, Delaney per infortunio, Punter per incapacità di Messina di “vedere” i giocatori, il suo sistema offensivo non ha più avuto interpreti né risultati, offuscato dalla tristissima serie di ripetuti quarti da 10 punti o meno.
      Non era lui e la sua scopiazzatura triste di Pop la misura del successo F4, ma il talento di quei fenomeni. Lui ha solo goduto di gente che comunque era riuscito a radunare intorno a sé, gli va riconosciuto.

      Il sistema difensivo, marchio di fabbrica del nostro, ha funzionato a tratti: finché cioè c’era il perno Delaney assistito da un Hall allora al primo anno da noi e in piena fiducia, dotato di mezzi fisici e tecnici.
      Mai più dopo la partenza di Delaney abbiamo avuto degli esterni davvero aggressivi e temibili in difesa, al contrario, sotto taglia o non dotati, i nostri esterni hanno spesso messo in difficoltà i nostri lunghi che difendono area e canestro.

      Giocare pochi possessi come fa Messina, rompendo il gioco degli avversari per ovviare alla sua incapacità di creare gioco d’attacco, che è la sua filosofia ovvia e necessaria dal suo punto di vista, ha cominciato a funzionare di meno, quando gli esterni sono diventati sempre più labili difensivamente, Hall entrato in una spirale negativa tremenda a causa di un utilizzo non adatto a lui, ed elementi fondamentali per equilibrio e intimidazione, come Punter e Grant, quest’ultimo scoperto solo per infortuni, come purtroppo continua a succedere anno dopo anno, elementi fondamentali per equilibrio e intimidazione come loro, non essendo stati visti né compresi, sono stati lasciati andare, sostituiti da scommesse improbabili.

      Quindi?
      Quindi un provincialotto che ha perso il nerbo che lo aveva reso vincente da giovane, fino al 2008, torna dall’esperienza americana drogato da un culto della personalità di Pop dal quale non ha i mezzi né la personalità per affrancarsi.
      È costretto quindi a imporre ai suoi giocatori un modello appiccicaticcio che non riesce né a modificare, né ad adattare alle persone che realmente ha in squadra.
      Come tutti quelli che copiano, non ha la freschezza né la libertà di affrancarsi dal copione al quale si sente obbligato di aderire.

      Oltretutto va detto a sua difesa, secondo me, che la serie tremenda di insuccessi e fallimenti che sta subendo, dev’essere tremendamente frustrante e stressante per uno come lui, che prima di Pop era un vincente…

      La via a Punter, ma ancora di più a un giocatore essenziale per i suoi esterni come Grant, primo baluardo della sua triste mentalità difensiva, sono secondo me la prova più evidente di un uomo che ha abbandonato l’originalità che lo aveva contraddistinto e portato al successo, giusto e meritato, in cambio di una scopiazzatura provinciale che non gli appartiene e non gli sta portando fortuna, soprattutto non sta portando bene alla nostra squadra.

      Il modello americano che crederebbe di aver portato non funziona al palazzetto, con quella specie di bagnino di Rimini che purtroppo abbiamo come annunciatore, non funziona sugli spalti dove gli steward consolidati da anni sono stati sostituiti da alieni orribili, non funziona nel tanto decantato reparto medico, né negli assistenti all’allenatore, non funziona nella scelta dei giocatori, purtroppo è anche molto lontano dal funzionare nei risultati, checché ne dica il ganassa che paga.

      Tutto questo per aver cercato di portare un modello che non gli appartiene, e che lui non ha la flessibilità di saper modulare su quello che ha: come materia prima, come obiettivi, come ambizioni della società per cui lavora e della città nella quale lavora che ha una tradizione forte di basket.

      Che lui non fosse così cinque anni fa quando è arrivato, ma che si sia perso per il percorso orribile che sta facendo suo e nostro malgrado, io sarei anche disposto ad ammetterlo.
      Ma più che me, dovrebbe rendersene conto il ganassa…

      1. @Palmasco, grazie per l’analisi utile e costruttiva. Saremo un po’ criticoni su sto blog (alcuni di noi almeno per non offendere la comunità) ma ci poniamo domande che non vedo affrontate nelle sale stampa, e tentiamo risposte usando il cervello, pure portando opinioni diverse.

        Sul Pop, confermo quello che tu hai osservato. Peraltro, sia per curiosità’ individuale che per altre ragioni meno ludiche, mi sono dovuto sorbito una sfilza di clinics (FIBA e Associazione Allenatori italiani) in cui a Messina fu dato lo stage per “educare” la Pallacanestro Europea. Questo al suo rientro in Europa dopo che chiuse in NBA. I riferimenti alla sua esperienza Spurs erano costanti e, almeno visto dall’esterno, spinti oltre ogni necessita’.

        Il Pop tra l’altro ha tatticamente un approccio abbastanza semplice, e il “core” del suo successo si collega ad una cordata forse irripetibile capitanata da quel monumento (per costanza, umiltà’ e IQ cesititstico) che era Tim Duncan. Gli si costruì’ intorno con aggiunte e incastri perfetti (per chimica e complementarietà di skill) che ad oggi ancora non abbiamo visto ripetuti con la stessa incisività’, pazienza e tempismo.

        Ma il sistema Pop non e’ nulla di cestisticamente trasformativo da un punto di vista tattico. Pop era un ex militare della US Air Force, dove sostanzialmente fu “educato” e plasmo’ il suo carattere professionistico. In gran parte predica “teamwork” e “difesa”, basando la sua forza sulla solida gestione del gruppo e creando rapporti stretti e di rispetto con i suoi players. E’ tutto un “WE” prima del “ME”, coinvolgimento, sacrificio per il bene comune e ottimi/validissimi principi di “people management”. Per il resto e’ basketball tradizionale e non strategia tattica come abbiamo visto (con vari gradi di successo altrove, che sia Don Nelson, il duo di gloria Phil Jackson/Tex Winter (e il “triangolo”), e altri sistemi che qui non stiamo a elencare. La forza del Pop e’ stata la capacita’ (umana) di gestire un gruppo di forte personalità’ (Parker ebbe problemi seri di inserimento e sopravvisse i primi due anni grazie alla mentorship di Duncan) e di integrarne le skill sulle fondamenta di un basket relativamente semplice.

        Nel Messina edizione “Olimpia”, e mi sembra tu l’abbia scritto nel tuo post sopra, non vedo (salvo il Chacho che ci lascio’) i players di spicco (cui sarebbe perfettamente consono un “basket semplice”, e Mirotic non e’ quel tipo di giocatore). Non vedo parimenti un sistema alternativo che crei efficienza per bilanciare l’assenza di star portanti (che noi o non abbiamo, o abbiamo rifiutato, vedi James e altri senza qui avere il desiderio di spezzare una lancia a favore di MJ).

        L’uso del P&R e’ sporadico e poco incisivo (funzionava fra Chacho e Hines ma si fermo’ con quei due). Si vedono parvenze (se gli occhi non mi ingannano) di una variazione della “triangle offense” (complicata come osservi tu e di difficile digeribilità’ per molti giocatori, Kobe te lo confermerebbe se fosse ancora tra noi) ma male eseguite (se di triangolo si parla) e lente decisionalmente parlando. Vedo a volte impiegata quella che mi sembra la classica “continuity screen offense” che e’ abbastanza semplice a piatta e facilmente leggibile a livello pro….e poco altro.

        Con poco altro mi riferisco a quello che abbiamo visto a inizio di stagione con Mirotic e Shield che prendono palla e virtualmente decidono loro, per Mirotic e’ un tiro dalla distanza, per Shields sono uno stack di combos e step back, e volte tentativi di penetrazione individuale preceduti da (tanto) palleggio. Il resto della squadra sostanzialmente fermo a guardarli, quasi non coinvolti.

        Io, te e altri qui su ROM insieme non risolveremo questa domanda in questa sede, ma sarebbe legittimo andare un filo piu’ in profondita’ per chi l’analisi la fa di lavoro per spiegare quale e’ realmente il piano di questa Olimpia. E se tu avessi ragione, cosa che al di la’ della prevenzione personale ha dai fatti portati a supporto, se il piano di fondo e’ la trovata ritrita di portare l’America in Italia (ragazzi, fatevelo dire da uno che in aAmerica ha vissuto 40 anni e che per esperienza personale e’ fortemente scettico dal Made in USA, l’idea e’ vecchia e funziona poco nel mondo moderno), quello sarebbe triste. Perché’ vorrebbe dire che l’università’ Messina e’ in realtà una versione povera della Trump University (si, per chi strabuzza gli occhi, il biondino aveva anche delle scuole per insegnare la sua filosofia….), molta immagine ma scava scava e sotto sotto c’e’ poco (mi sembra tra l’altro Trump University chiuse per frode). Se vedi altro, please condividi…occhi aperti e menti critiche sono sempre utili!

      2. Mi scuso tra l’altro con tutti quelli che contribuiscono per il mio ‘Italiano traballante ..tra tastiera inglese (e relativo auto-correzioni) e decenni di poco (quasi nullo in verità’) allenamento il vocabolario si e’ ridotto al lumicino e certe frasi sono oggettivamente farcite di inglesismi orripilanti e di non facile lettura….

      3. “Me ne accorgo subito dal suo arrivo da noi”.
        Scusami ma questa frase, detta da uno che ha sempre sbavato dietro a Massina per qualunque sua scelta arrivando addirittura ad insultare pesantemente chi non la pensava come lui, non si può proprio leggere. Ora vuoi farti passare per quello che aveva già previsto tutto fin dal suo arrivo ma, purtroppo per te, chi ha avuto la disgrazia di leggere i tuoi pipponi sa benissimo che non è così. Da giugno 2019 a dicembre 2022 tu hai sempre idolatrato Messina, non hai mai mosso un solo dubbio o una sola critica verso il coach schernando chiunque ti facesse notare gli errori del suddetto coach e hai iniziato a criticare e/o insultare il coach solo dalla metà della stagione scorsa. Praticamente sei sceso da un carro per salire sull’altro a tua convenienza. Fortunatamente qui non siamo tutti “scemi” e abbiamo capito che sei solo un ipocrita e un falso come una banconota da 1 euro. Ora continua pure a vantarti per quello che non sei, tanto ormai tutti hanno capito che individuo sei.

      4. Finalmente qualcuno che gli sbatte la verità nuda e cruda in faccia.
        Ormai l’hanno abbandonato anche i pochi seguaci che aveva, è rimasto solo con le sue verità fasulle.
        Si sente il re del blog e il depositario della verità e noi glielo facciamo credere così ridiamo per le cazzate che scrive perché in realtà è solo un giullare.

      5. Beh, posso confermare personalmente (per essere a suo tempo stato oggetto dei suoi insulti, assolutamente gratuiti ed ingiustificati) che @Amarcord ha assolutamente ragione. E’ passato dalla difesa senza quartiere di Messina a… quello che vedete e potete giudicare pressoché quotidianamente in termini di insulti verso lo stesso Messina.
        Questo Palmasco ritiene, non si sa perché, di essere la trave portante del blog. Tanto da avere anche fatto qualche figura da cioccolataio, come quando se ne andò, insalutato ospite, proclamando che avrebbe smesso di commentare fino a quando Messina avesse continuato ad allenare l’Olimpia, salvo ritornare dopo un paio di giorni perché, a detta sua, era sicuro che ormai Messina si sarebbe dimesso di lì a poco (N.B.: dopo un bel po’ di mesi Messina è ancora saldamente al suo posto, e l’ineffabile Palmasco pure, sic…).
        Oltretutto scrive milioni di parole, evidentemente innamorato del suo eloquio (manco fosse Demostene…), per esprimere concetti per i quali ne basterebbero tre: prendete il suo post precedente: “Messina, abbagliato dal Pop, ha creduto di poter portare il suo modello in Olimpia e c’è riuscito fino a quando ha potuto contare su interpreti di prim’ordine (Chacho, Delaney, Punter), che non ha poi saputo trattenere”. Questo il contenuto del Palmasco pensiero precedente. Giudicate voi…
        Inoltre abbiamo davanti un insultatore seriale: ultimamente il suo obiettivo principale è, non si capisce perché, Dell’Orco, verso il quale ha un atteggiamento al limite della denuncia.
        Detto questo torno ad ignorarlo completamente, nel senso che non mi abbasserò certo a rispondere ad eventuali repliche (nelle quali, c’è da esserne sicuri, pioveranno insulti gratuiti): queste persone non sono funzionali ad un costruttivo e civile dibattito. Forza Olimpia!!!

      6. Chapeau Pino! La frase che ha rimarcato Amarcord è la più significativa di tutti i suoi lunghissimi sproloqui senza alcun senso perché si è sputtanato da solo.

  6. Ciao Amarcord, vedo che la mia presenza ti rode da tanto, non può che farmi piacere, continuerai a soffrirmi a lungo, compra tanto Maalox, ti aiuterà.

    Nel merito delle stronzate che scrivi su di me, farò notare soltanto che, come giustamente ti sei accorto perfino tu che hai un pregiudizio su di me, ho iniziato a criticare Messina da due anni a questa parte, cioè da quando la sua visione e la sua conduzione della squadra sono precipitate – in termini di risultati, di gioco, di rapporti coi giocatori.

    Solo un piccolo inutile rancoroso come te, sprovveduto e antisportivo avrebbe potuto criticare il Messina che grazie ai suoi uomini ci aveva portato alle F4, a un tiro dalla finale, dopo anni di limbo.
    Ma io, povero Amarcord, perché avrei dovuto farlo? Quella squadra era una bellezza, e vinceva, c’era solo da essere contenti, per chi sa esserlo.

    Di quella di oggi invece non si può che parlare con dolore. Dov’è il cerchiobottismo?
    Se non nella tua testolina vuota e rancorosa?
    Vai di Maalox, perché di certo io non smetto di tifare, di pensare e di scrivere quello che mi sembra di vedere!
    Ciao

    1. Ormai sei diventato la barzelletta del blog. Deriso anche da quei 4/5 seguaci che prima ti leccavano il culo.

  7. scusa Marco C ma dove lo vedi il piano di portare l’america in italia?? l’america c’era quando arrivavano campioni come mc adoo, carroll, D’antoni, Barlow, Schoene, Cureton che purtroppo andò via per tornare in nba…….la squadra targata armani quando mai ha preso campioni americani?

  8. @luca Mauro C , non Marco penso si riferisse al modus operandi americano, non certo ai giocatori.
    Buona giornata

    1. @M.T. corretto, il mio era un giudizio culturale (e di stampo manageriale/organizzativo), non un riferimento a giocatori specifici. Parlando da chi in America ci vive da quasi 40 anni, la cultura americana (reale, non quella propinata in TV che e’ falsa e distorta) e quella italiana hanno zero punti contatto. Salvo una superficiale ammirazione (tra l’altro non ritornata dagli statunitensi che continuano a vederci – salvo eccezioni – come pizzaioli che suonano il mandolino e si vestono da gay, detto senza alcun giudizio su chi tale si professa) verso gli USA (per di piu’ storica e figlia della parentesi propagandistica USA anni 80-90) da parte dell’Italia.

  9. Sto ROM è diventato un covo di esperti analyst che si dilungano, prendendosi troppo sul serio, in poderosi trattati che vorrebbero spiegare al gelataio la loro ricetta per fare il gelato più buono: che poi sono sempre le stesse cose vivisezionate dal “chi di turno” che si ritiene anatomopatologo……un po noioso direi;

    infiniti post che sono anche post infiniti per raccontarci quelle che sono poi sempre le stesse cose condite con condimenti e accompagnate da salse diverse…..un po noioso direi

    La colpa di tutto ciò è anche ovviamente della nostra amata Olimpia, che, col suo rendimento altalenante tendente al basso, ispira le acrobazie concettuali e dialettiche dei suoi più appassionati tifosi

    1. Grazie @fab, finalmente un commento nuovo e originale, che porta una ventata di freschezza, e tanti contenuti non ancora esplorati.
      Ci voleva qualcuno che avesse il coraggio di dirlo! bravo!

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