La rimonta e le ombre di Berlino
Bisogna attendere 6 anni. Visto che, cacciato da Barcellona, Jasikevicius trionferà anche a Tel Aviv prima di tentare l’avventura NBA con Pacers e Golden State.
A Berlino, il Panathinaikos di Zeljko Obradovic alza il trofeo superando in finale il Cska di Ettore Messina, rientrato dal -20 e arrivato sino al tiro mancato della vittoria.
Il coach di Olimpia Milano ricorda così quella stagione, avviata dopo un terribile dramma famigliare: «In quel 2008-2009 non sono stato una persona con cui sia stato facile vivere o lavorare, e con tutte le giustificazioni del mondo bisogna avere la forza di ammetterlo».
«Ricordo che ad ottobre andammo negli USA ed ero già ai limiti della sopportazione, se le cose non funzionavano alla perfezione uscivo dai gangheri per un nonnulla. Andrey Vatutin e Natasha Furaeva, la nostra vicepresidente, mi invitarono a prendere un caffè e con moltissima cautela mi dissero che procedeva tutto bene, che non c’era nulla di che preoccuparsi. Al momento non capii perché me lo dicessero, ma evidentemente avevano già percepito che qualcosa non andava».
Ma torniamo a quella partita, ammantata anche di mistero: «Successe qualcosa di poco chiaro» ricorda Saras «Di punto in bianco la situazione cambiò. Una serie di chiamate arbitrali sbagliate ci fece saltare i nervi. Qualcosa non quadrava».
La preghiera di Ramunas Siskasuskas sulla sirena non viene accolta, Zeljko Obradovic furioso urlò qualcosa nell’orecchio di Ettore Messina al momento del saluto. Ettore rimase stranito e senza parole.
«Quando qualche anno dopo l’arbitro Arteaga (direttore di quella sfida) se ne uscì con la storia della presunta corruzione in una finale europea, e tutti gli indizi portavano a quella partita, le nostre impressioni trovarono conferma» la chiusura di Saras nel suo «Vincere non basta».
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One thought on “Messina contro Jasikevicius | Appunti di una rivalità, e il mistero di Berlino”
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