Toni Cappellari: D’accordo con Gamba, lo scudetto ora è un obbligo per Olimpia Milano

Alessandro Maggi 21

Il grande Toni Cappellari firma su Eurodevotion la sua opinione: «D’accordissimo con Gamba, lo scudetto ora è un obbligo per l’Olimpia».

Il grande Toni Cappellari firma su Eurodevotion la sua opinione sulla serie tra Olimpia Milano ed Efes: «D’accordissimo con Gamba, lo scudetto ora è un obbligo per l’Olimpia».

Il riferimento è a questo editoriale di Sandro Gamba, uscito come ogni martedì su Repubblica-Milano.

«Come sostiene Sandro Gamba dalle colonne di Repubblica, a questo punto, al terzo anno della gestione Messina, il tricolore è un obbligo e non ci sono alternative. Lo sa benissimo il Coach-Presidente».

E ancora: «Concordo sempre con Gamba anche sulla questione del riposo in questo momento. Per niente, questo è il momento di stare in palestra e lavorare duro perchè staccare a questo punto della stagione, anche per pochi giorni, sarebbe un’incognita». 

21 thoughts on “Toni Cappellari: D’accordo con Gamba, lo scudetto ora è un obbligo per Olimpia Milano

  1. Dopo Gamba anche il grande tony Cappellari ha ribadito lo stesso concetto : LO SCUDETTO È UN OBBLIGO
    Chissà cosa ne penseranno i vari palmaschi, tom, tate e adoratori vari del messia…

    1. Messina è obbligato a vincere, altrimenti è FALLIMENTO COMPLETO, punto.

      1. Sei un disco rotto… abbiamo capito che Messina ti sta sulle palle, ma mo’ basta…

      1. Fa piacere leggere che personaggi che hanno fatto la storia del basket milanese e che non hanno 90 anni la pensino allo stesso modo. Paragoni con Moggi non hanno necessità di commenti. Si rivolterebbe nella tomba Rubini….che avrebbe risposto allo stesso modo.

      2. Se andiamo a scorrere l’albo d’oro del campionato, dalla stagione 1949/1950 a quella del 1966/1967 (anni in cui non ero ancora nato), l’Olimpia Milano vinse, dominando, la bellezza di 14 titoli su 18. Allora anche questi erano truccati, come quelli di Siena nel basket o quelli della Juve dell’era Moggi nel calcio? Troppo facile, scontato e banale, tirate fuori, a proprio comodo paragoni con Moggi o Minucci per portare la propria tesi a favore.

      3. Ed io continuo a ricordare che Cappellari per vincere uno scudetto con Peterson dovette attendere 4 anni, e 9 anni per una Coppa dei Campioni; e sono certo che anche allora vi fosse l’obbligo dello scudetto. Ma non riuscire a vincerlo non comporta un fallimento, a differenza di quanto si continua a scrivere imperterriti qui…perchè se trattasi di fallimento Cappellari era il primo a dover essere allontanato negli anni ’80 dopo 3 anni di insuccessi…
        Se non si vince sarà sicuramente una grossa delusione, si analizzeranno le cause per far meglio il prossimo anno, dopo l’eliminazione dall’EL nei playoff a differenza dello scosrso anno non c’è più una final4 da affrontare che impegna forze fisiche e mentali, l’Olimpia può dedicarsi solo a preparare i playoff italici e da qui discende l’obbligo a cui fanno riferimento Gamba e Cappellari; ma nè Gamba nè Cappellari intendono che mancata vittoria = fallimento, questo è un qualcosa che invece continua a ripetere chi vuol rompere le scatole e odia sportivamente Messina e prevede sconfitte e fallimenti ovunque.

      4. Visto che hai risposto ad un mio commento, voglio solo segnalarti che io la parola “fallimento” non l’ho mai usata. Ti prego di non mettermi in bocca parole che non ho mai utilizzato.

      5. @meninred negli anni 50/60 tra il Simmenthal e le altre società c’era un abisso per organizzazione disponibilità e competenze non paragonabili ai giorni nostri, tant’è che il mitico Bogoncelli mi pare si diede da fare per “tirare dentro” Borghi a Varese per costruire una squadra forte finalmente antagonista

      6. Io non posso giudicare, perché quegli anni non li ho vissuti, però in tanti sport di squadra ci sono parecchi club che, in un determinato lasso di tempo, hanno vinto tantissimo e in alcuni casi consecutivamente, ma non è che siano tutti Moggi o Minucci, ed è riduttivo tirarli fuori in questo caso.

  2. Spero che vincano sia Armani che la Virtus. L’ Armani diventerebbe la squadra campione italiano e la Virtus spero che passi in Eurolega l’anno prossimo. Così l’anno prossimo potrebbero competere alla pari con 80 partite giocate quando arrivano ai playoff. E poi vediamo chi vince

  3. A parte la mia opinione personale, mi sembra abbastanza obiettivo ricordare che la cultura “dell’obbligo” del risultato, dello scudetto in questo caso, ha portato e porta ai Moggi, il caso più famigerato, o ai Minucci, per restare nel basket.

    Preferisco di no, grazie.

    1. Io mi domando sempre che tipo di straordinari imprenditori di successo, genitori di figli premi Nobel, ecc. sono le persone che pensano che sia un obbligo essere singolarmente al vertice di una categoria…

      1. Ma sai, finché lo diciamo noi tifosi è tutto opinabile, ma se a dirlo e ribadirlo sono Sandro Gamba e Toni Cappellari ha tutto un altro significato, essendo due guri del mondo del basket. A meno che tu non ne capisca più di loro, e allora a quel punto, mi arrendo e alzo le mani.

      2. “Finché lo diciamo noi tifosi è tutto opinabile”: appunto, io parlo delle persone qui, mica con Gamba. Tu per esempio, sei un imprenditore da 10.000 posti di lavoro creati? Sei il professionista più pagato o più premiato nel tuo campo? Sei un premio Nobel? Se no, ti consideri un fallito/consideri la tua vita professionale un fallimento oppure la valuti in funzione di una serie di fattori?

        Perché oh, se tu nella tua vita sei così esigente o da essere il primo cardiochirurgo italiano o da alzarti ogni mattina e pensare che nella vita hai fallito perché non sei il migliore, rispetto la tua severità anche se non la condivido. Se no, stai sfogando delle frustrazioni su professionisti che nel loro campo sono anni luce avanti a quello che facciamo noi nella nostra vita professionale. Gamba è un Hall of Famer, anche se usa parole che poi appunto portano i normies a pensare di poter considerare dei falliti giocatori e allenatori di livello straordinario, lo capisco. Un pochino più complesso da capire quando sono persone che da loro stesse accettano la normalità ma da altri esigono l’obbligo di essere i numeri uno.

      3. Innanzitutto io non ho mai utilizzato il termine fallimento, e quindi ti chiedo anche a te, do non mettermi in bocca parole che non ho usato, ma ho solo espresso il mio consenso alle parole di Gamba e Cappellari, che a mio parere di basket ne capiscono più di te e di me. Milano è la squadra più titolata d’Italia e ha l’obbligo morale di vincere lo scudetto, proprio perché abbiamo la fortuna di avere professionisti, che nel loro campo sono anni luce avanti a quello che facciamo noi professionalmente. Poi certo nello sport nulla è scontato e ci sono anche le avversarie (in questo caso solo una), e se non dovessimo vincerlo analizzeremo in profondità il perché. Ma sicuramente arrivare secondi non è che la si possa considerare una stagione positiva a livello di LBA.

      4. Tate,ma tu hai fatto la 3 media? Te lo chiedo perché da quello che scrivi e dai concetti che tenti di esprimere non si direbbe…

  4. E difatti la squadra si preparerà nel miglior modo possibile per cercare di centrare l’obiettivo.
    Poi tra questo ed il centrarlo effettivamente beh, ci passa un mare.

  5. Di Gamba ho già scritto, da buon amico di Messina, credo che voglia solo stimolare la giusta reazione. Su Cappellari sono un poco più perplesso il GM degli anni 80 era lui ed è consapevole che per c’eri risultati occorre tempo. A Peterson occorsero 4 anni per il primo scudetto e rispetto alle altre squadre mi sembra avessero il bdg più alto, e ben 9 anni per la Coppa dei Campioni. Con questa consapevolezza mi piacerebbe che il Tony chiarisse i suoi pensieri e spiegasse perché a loro non riuscì ed ora a Messina corre l’obbligo. Poi ne parliamo

  6. Non ho capito il riferimento alle vittorie del Simmenthal di Rubini, al quale nessuno ha mai contestato alcun illecito, e che non è nemmeno stato sfiorato da dubbi di alcun genere.

    Lo scudetto allora si giocava durante il campionato, nelle due partite con l’Ignis Varese, Cantù è arrivata dopo.
    Ti sedevi davanti al televisore in bianco e nero ad ascoltare Aldo Giordani, col cuore in gola per assistere a quelle partite.
    Eravamo emozionati perché volevamo vincere, come tutti quelli che fanno sport vogliono vincere, eravamo pieni di speranza di vincere, perché ci sentivamo forti, e di terrore di non farcela perché sapevamo che anche gli altri erano forti, molto forti – Bob Morse e Dino Meneghin per dirne solo due.

    Penso che a sentire la parola obbligo di vincere si sarebbero messi tutti a ridere, a cominciare da Rubini.
    I soldi erano molti di meno, la tensione per la vittoria era prevalentemente sportiva e non economica.
    Coi soldi veri è poi arrivato l’obbligo di vincere, la cultura dell’obbligo di vincere e sottolineo la cultura, e con quella cultura sono arrivati i Moggi e i Minucci, perché se contano solo i titoli, e c’è l’obbligo di vincere, ci vuole gente scaltra.

    La mia non è una critica al desiderio di vincere, che ho come tutti, è una critica all’obbligo di vincere, che mi pare una frase senza senso, un frutto marcio della cultura dell’obbligo della prestazione.
    Se non vinciamo che fai, vai da Rodriguez e Hines e gli dici: siete degli stronzi!?

    Non fatemi ridere co sta czz di cultura dell’obbligo.
    Lo dicono anche Gamba e Cappellari? Vuol dire che sono invecchiati male, che si sono lasciati contagiare da una cultura che non c’entra niente coi valori dell’Olimpia Milano – in particolare come li sostiene proprio Giorgio Armani.

    La truffa è solo la conseguenza logica della cultura dell’obbligo di vincere.

    1. Dagli anni 2000 in poi a me non risulta, fortunatamente, che abbiano vinto solo i Moggi e i Minucci nei rispettivi sport di squadra. Per cui quando scrivi “se contano solo i titoli e c’è l’obbligo di vincere ci vuole gente scaltra” tipo alla Moggi o alla Minucci, sai già in partenza che ciò non rispecchia la realtà perché, ti ripeto, non hanno vinto solo loro.
      Nessuno chiede di vincere l’EL, perché è una competizione di alto livello, dove si affrontano una marea di club aspiranti al titolo quali, per esempio, Real Madrid, Barcellona, Efes, Olympiakos, Maccabi, Cska, Fenerbhace.
      Diverso il discorso per la LBA dove l’unica contender vera è Bologna, il resto è contorno, lontano anni luce da queste due squadre. L’Olimpia Milano da quando è stata rilevata da Giorgio Armani (a parte i primi anni), da Scariolo in poi, ha sempre avuto l’obbligo morale di vincere lo scudetto, che poi ci riesca o no, come ci ha insegnato la storia, non sempre è possibile per mille fattori diversi. Alcune volte abbiamo rispettato il pronostico vincendo lo scudetto, altre volte ci è andata male. Ora vuoi che ciò non valga per Messina?
      Proprio quest’anno, che abbiamo fuoriclasse del calibro del Chacho, di Hines, di Shields, di Melli e di Datome, tutti insieme, vuoi che non ci sia questo obbligo quando in passato ne avevamo uno o al massimo due di campioni simili nella stessa squadra?
      Che ti piaccia o no, Milano sarà sempre condannata a vincere in Italia e per questo dovremo ringraziare eternamente il nostro patron Armani, perché significa che saremo sempre competitivi.

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