La Visione del Guazz – Arbitri, Ucraina, Eurolega…

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Io credo che per avere un arbitraggio decente al Palazzo della Pace e dell’Amicizia servirebbe la buona anima di Kofi Annan – che servirebbe poi anche altrove -. Milano fa tutto il possibile per perderla, compreso buttare via due lay-up con Melli in momenti chiave, ma resta il fatto che una nuova versione della Terna Telethon consente all’Olympiacos di restare in gara – 7 punti in 10′ -. Il parziale è curioso: 36 liberi per le anime candide del Pireo, 11 per i cattivoni di Milano. Spoiler: su una gara a 60 punti fanno tutta la differenza del mondo, specie se si contano i fischi incredibili su Tarczewski che regalano punti su punti a chi non segnerebbe in quel momento nemmeno nel canestro largo il doppio. Bravi con i messaggi di pace ma il loro lavoro sarebbe saper fischiare in grazia di Dio.

Resta che Milano ha giocato un secondo tempo al limite dell’indecenza offensiva: confusi – poca circolazione -, sbadati – 16 perse, alcune mistiche -, egoisti – troppe iniziative personali e tiri senza ritmo -. Questo Olympiacos, per altro, si accoppia bene con Milano.

Questione Eurolega: fanno ridere sugli arbitri e ok, lo si sa. Ma fanno ancora più ridere nella gestione/comunicazione. Nota che ordina di continuare, smentita dai fatti – niet del Barcellona al viaggio, scelta comprensibile – e poi nota successiva che ratifica la sospensione delle partite delle russe. In quelle ore non è successo nulla più grave di quanto non fosse già capitato con l’attacco in Ucraina delle forze armate russe: quindi una marcia indietro che denota quanto meno un errore iniziale. Spiace per CSKA, Zenit e Kazan che non hanno colpe: ma l’espulsione del torneo non sarebbe solo sacrosanta ma necessaria. Al pari dello stop alla sponsorizzazione Gazprom. Ogni altro provvedimento sarà acqua piovana in un mare di sterco. Gestire male la competizione è un conto, gestire peggio l’umanità sarebbe drammatico.

2 thoughts on “La Visione del Guazz – Arbitri, Ucraina, Eurolega…

  1. Caro Guazz, il tuo articolo dì oggi è quantomeno ambiguo.
    Anche secondo me gli arbitri hanno arbitrato male, e sicuramente uno dei fischi contro Tarczewski è stato una svista clamorosa; e se forse, ma dico forse, potrei ammettere qualche leggero sbilanciamento a favore dei greci, gli arbitri in generale hanno fatto errori da entrambe le parti.

    Questo però non è il punto della partita dì ieri. Non lo è per niente.
    Non abbiamo certo perso a causa dell’ arbitraggio: leggendoti bene non dico che tu lo dica qui sopra, ma certamente lo suggerisci – in questo il pezzo mi sembra ambiguo.
    Perché soffia sulla tendenza dei nostri tifosi, che conosci anche troppo bene, sulla tendenza calcistica dei nostri tifosi a giustificare le sconfitte con l’arbitraggio.
    28-15 nell’ultimo quarto è la causa della sconfitta, insieme al genio di Sloukas, un punteggio anomalo nella partita, per punti subiti, dovuto probabilmente al calo fisico degli unici nostri che giocavano, Hall il migliore, che non possono da soli reggere più dì 35 minuti a quel livello contro un Olympiacos nostro diretto concorrente.

    Si rimedierà, non c’è problema, per esempio riconoscendo che contro difese forti e ben organizzate, Olympiacos dì quest’anno lo è per fama meritata, Daniels non serve – perché non abituato a liberarsi per ricevere. Cosa che non sa fare.
    E via con l’analisi dei quintetti sbagliati stasera.

  2. Più che quintetti sbagliati (anche magari) c’è proprio difficolta’ a generare buoni attacchi ma non da ieri. La difesa granitica serve eccome ma quando hai un avversario tosto devi essere forte su ambo i lati del campo, altrimenti ti mancherà sempre un pezzetto per i grandi traguardi. Messina e’ un grande motivatore, anche un tattico ma le sue squadre storicamente fanno fatica a fare punti e lasciamo stare certe partite LBA. Quando gli esterni non riescono a lanciare la transizione (la sua Bologna correva) arriviamo spesso a fare 600 palleggi per cercare pnr oppure il tiro dall’angolo, un po’ poco. Non abbiamo il giocatore che da solo risolve le situazioni, Shved per fare un nome, quindi occorre un gioco collettivo che si vede solo a tratti.

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