Buongiorno Olimpia | La retorica dell’italiano all’estero. Conta il maestro, non il luogo

Le gioie di Tokyo e Belgrado, e anche un bel fiume di retorica, con l’estero diventata unica scuola possibile per i prodotti nostrani

L’estate di Italbasket ha lasciato il segno, e francamente viene un bel sospiro di sollievo a pensare alle tante inutili polemiche estive in caso di ko a Belgrado, con inviti alla FIP ad imparare non più solo dalla Fipav, ma anche da Atletica e Tiro con l’Arco. 

Il successo con la Serbia, e le splendide gare in Giappone, ci hanno dato un gruppo in cui credere, che francamente era quel che ci mancava dalla figuraccia di Torino. E ovviamente, anche un bel fiume di retorica, con l’estero diventata unica scuola possibile per i prodotti nostrani.

In effetti, se Gabriele Procida ha scelto la Fortitudo Bologna per Jasmin Repesa, in virtù delle “scoperte” di Mancinelli e Belinelli, roba del decennio scorso, allora abbiamo un problema, ma vediamo di andare oltre.

Achille Polonara è cresciuto esponenzialmente, dopo il passo indietro di Reggio Emilia, con Gianmarco Pozzecco a Sassari. Il Baskonia, dopo averlo buttato in un angolo con Perasovic, ha saputo coltivare caratteristiche già in essere con Ivanovic, raccogliendo anche più del preventivabile.

Bravi loro, ma il processo è iniziato in Italia. Per quanto riguarda Simone Fontecchio, firmato a Milano dopo la retrocessione con la Virtus Bologna (i cui tifosi, solo un anno fa, hanno sputato sopra un potenziale ritorno), non crediamo che il problema sia che «in Italia solo una squadra gioca l’EuroLeague».

Cosa ha dimostrato, il buon Simone, tra Milano, Cremona e Reggio Emilia? Qui, il giocatore, non valeva neanche il livello medio di LBA, altro che occasione in EuroLeague!

Di Aito, nel corso di una carriera, se ne incontrano pochi, pochissimi. Demerito di alcuni, merito di altri. Il problema non sta nel luogo, ma nel maestro. Eppure, i nomi di Aito e di Dusko, sui quotidiani nazionali e locali, non si sono mai letti. Solo luoghi comuni, sulla fuga dalla «comfort zone» di una regola che, sia chiaro, esiste in tutti i campionati europei, ma è scandalo solo qui tanto per sparare addosso a Petrucci.

I due giocatori hanno incontrato dei grandi maestri, e ne hanno saputo seguire le indicazioni. Cosa mai scontata, sia chiaro.

D’altro canto, sarebbe bello ogni tanto leggere: «ero diverso, non ho raccolto le opportunità e mi sono rapidamente depresso». L’Olimpia Milano, in questi anni, di occasioni ne ha offerte. Poche, tante, meno dell’accettabile, più del lecito: la differenza la fanno gli uomini. Ed è ora di prendersi le proprie responsabilità, e riconoscere i meriti di alcuni, più che i demeriti di chi è venuto prima. 

5 thoughts on “Buongiorno Olimpia | La retorica dell’italiano all’estero. Conta il maestro, non il luogo

  1. Bravo Maggi, sempre sul pezzo. Cattiva retorica e buoni maestri sono senza dubbio concause dello status attuale. Ci sono poi anche i cattivi allievi e i cattivi maestri ma questa è un’altra storia.

  2. Polonara, per conto mio, aveva fatto vedere, sin dai tempi di Varese, di aver qualcosa in più, poi è arrivato, seppur tardino, il suo momento in quel di Baskonia. Fontecchio, che pur era arrivato a Milano con molte aspettative al seguito, ha potuto soddisfarle (le aspettative) solamente successivamente in quel di Berlino, come mai? Perchè la macchina umana non è un software programmabile e la perfetta installazione si deve a molteplici fattori

  3. Pezzo mal scritto se non fosse la parte su Petrucci che non ha tutte le colpe.

  4. Spesso un giocatore sottovalutato in una squadra esplode in un altro contesto, senza logiche spiegazioni. Bravi allenatori, crescita e maturazione personale, ambiante sereno, compagni coi quali ti armonizzi…. tante variabili da valutare e comprendere. Facile col senno di poi rammaricarsi per aver perso un talento, ma giocare a Milano è difficile, forse troppo per un giovane promettente. Se dimostri il tuo valore vincendo è tutto normale, col budget a disposizione ci mancherebbe, se fallisci sei una chiavica. L’esempio della stagione appena terminata è esemplare: vinci supercoppa e coppa italia, arrivi alle F4 di EL e sfiori per un tiro la finale, poi crolli nella finale di LBA ma per troppi tifosi è stata una stagione fallimentare! Firmerei ogni anno per arrivare alla fase conclusiva di ogni manifestazione per giocarmi la vittoria, a volte si vince altre di perde, è lo sport e se non lo si capisce è inutile stare a parlare di crescita dei giovani. Se tutto si riduce all’ossessiva ricerca della vittoria quale unica prova del valore di un team vediamo lo sport in modo diverso. Lascio ai calciofili la logica “vincere è l’unica cosa che conta”.

    1. È inutile girarci intorno ma quando ti chiami Olimpia Milano e sei la società più titolata d’Italia non si può uscire dalla logica “vincere è l’unica cosa che conta”.

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