Olimpia Milano post Barcellona quasi muto, silenziato da un’enorme e ingiusta amarezza. Occhi sbigottiti come solo un colpo al cuore, epilogo brutale nel suo compimento dopo pagine di enormi, forse inattese, speranze.
La partita
Una partita a scopa dove gli assi si spostano tutti insieme, da una coppia all’altra, dando l’illusione di un’inerzia concessa e ritirata ad ogni mano. Le carte le dà il Barcellona, l’Olimpia Milano a più riprese controlla il giro, rendendo assi e settebelli dispari.
Ettore Messina sorprende, Vlado Micov in quintetto nel giorno delle dichiarazioni di infinita umiltà a Mozzartsport («resterei, da piccolo pezzo di un puzzle di successo»), Vlado Micov che torna il professore di un anno fa, con 7 punti ad indicare che sì, è possibile.
Barcellona che prova a dare la spallata nel secondo quarto, perché in fondo è superiore in tutto, almeno quando sa brutalizzare a livello fisico. Milano che nel terzo quarto sovverte, pressa con Shields e colpisce con Punter, dando quasi la sensazione di poter fuggire.
Barcellona che nel quarto quarto, per un paio di possessi, dà la sensazione di poter ribaltare il tutto come in casa in stagione regolare. Eppure gli ultimi possessi sono di Milano. E l’inerzia, ancora una volta, si gira, e finisce nelle mani di Higgins.
Ettore Messina
Che perde la partita, ma vince sotto ogni altro punto di vista, anche e soprattutto nel confronto con Sarunas Jasikevicius.
Il coach di Olimpia Milano si congratula con la squadra per la «sua flessibilità», ovvero la ricezione di ogni nuova indicazione tra primo e secondo tempo. La capacità di adattamento. Tutto diventa più facile, poi, se le scelte si rivelano azzeccate.
Si cerca e si vuole energia nel terzo quarto per non essere spettatori. Jeremy Evans da “4” non funziona, Kaleb Tarczewski da “5” sì, eccome, fors’anche più di Kyle Hines. Vlado Micov da ala forte regge addirittura in marcatura su Nikola Mirotic, Shields da 2 è un lusso anche per i blaugrana: Delaney e il Chacho fanno il loro bruciando i falli degli avversari e costringendo Higgins e Abrines a lunghi minuti in panchina.
Gigi Datome resta a guardare, non può essere fattore in una lotta di chili e rabbia, soprattutto se al contrario il serbo è produzione. Per 20’ Ettore Messina ha letto il match. Lo ha interpretato e quindi tradotto. Jasikevicius ha potuto rispondere solo con il vano tentativo di prendersi il controllo emozionale del match.
Non ci è riuscito. Ma ora può vincere con il Barcellona. Questo gli è stato chiesto. Vedremo.
Quel che resta
In questo fisico silenzio della sconfitta, ci sono conferme ancora più assodate. Si poteva lottare con le grandi, lo si può fare anche nell’evento magno della competizione. Non capita tutti i giorni di trovarsi un Bayern nei playoff, vero, ma il Barcellona era il peggior avversario possibile. E il Barcellona ha tremato.
Un episodio, il tiro di Higgins, può dare immediata sensazione di prossima rivalsa. La storia dello sport è colma di esempi “In potenza”, ma anche nel 2006 l’Australia perse solo all’ultimo secondo con i futuri campioni del Mondo, senza per questo riuscirsi a ripetere nelle tre rassegne successive.
Tuttavia, tanti indizi fanno una prova di ottimismo. C’è un gruppo di veterani, certamente non eterno, ma anche almeno due volti da fuoriclasse assoluti, che in questo laboratorio sono stati sperimentati e strutturati per un livello più alto.
Shavon Shields e Kevin Punter, ma anche Zach LeDay: vi è una base, di gente che ha dimostrato che in una Final Four può fare tanto, e fare bene. Si può e si deve ripartire da loro, con una magnifica prospettiva davanti agli occhi: ritrovarsi a ottobre rivendicando senza “se”, e senza “ma”, l’obiettivo Final Four.
Una prima sfida è stata esserci, la grande sfida sarà ripresentarsi. E questa volta, che il tiro vincente sia biancorosso.

Solo GRAZIE a questa meravigliosa squadra di grandi giocatori per aver raggiunto il livello di basket più alto in EL degli ultimi vent’anni regalandoci emozioni indimenticabili!
Un’unica citazione mi sembra dovuta: un applauso aggiuntivo a Micov perchè lui c’era già quando il percorso era solo all’inizio.
Splendido articolo, scritto von il magone, letto con il magone
Vero, perno fondamentale e pezzo di continuità del progetto.
Sembra difficile, oggi, gioire. Ma siamo andati ben olre ogni previsione.
Ora prendiamoci questo scudetto e cerchiamo, se possibile, un rinforzino o due e ripartiamo.
Grazie a società, staff, giocatori. Gioia di esserci stati. Gioia per averci provato sino all’ultimo.
abbiamo perso ma non sono incazzato convinto che da qui si riparte si riparte per vincere i Eurolega e in campionato un grazie a tutti che abbiamo un campionato da vincere Grazie Messina solo grazie
Forse con questa grande esperienza tutti noi abbiamo compreso e vissuto il significato profondo, e per nulla riduttivo, della parola ” competere”.
E del significato sportivo e non solo di #insieme, che non è un vuoto principio retorico ma è invece un approccio solido e reale per arrivare ad essere competitivi.