Jakub Wojciechowski protagonista di «Uomini e Canestri» rubrica del martedì di Repubblica-Milano a firma Luca Chiabotti. Ecco alcuni passaggi della sua intervista.
SUL FRATELLO POLACCO
«Con Kaleb Tarczewski ci abbiamo scherzato e subito tutti hanno iniziato a chiamarci “i Fratelli Polacchi”. Lui è americano al 100%, ma mi sono fatto raccontare le sue origini. Il suo è stato il primo a parlarmi di cosa la squadra pretende da centri come noi. Siamo vicini in spogliatoio, scherziamo e ci confrontiamo sempre».
SUL SUO POSTO
«So che giocherò poco, con un allenatore e in una squadra così esigenti devo sempre essere pronto e al meglio nei minuti in cui tocca a me. Non è semplice. Attenzione e concentrazione sono fondamentali».
SUI COMPAGNI
«Non c’era bisogno di venire a Milano per scoprire come sia più facile giocare al fianco di Rodriguez o Hines. Quanto sono forti lo sanno tutti. Mi ha colpito l’aspetto umano: mi hanno dedicato tanto del loro tempo per darmi dei consigli, mi sono stati vicini prima del debutto quando mi sentito sotto pressione, e sono stati i primi a complimentarsi per il mio buon esordio. Non è scontato».
SULL’ESORDIO
«Ho tanti bei ricordi in Italia, ma mai come dopo l’esordio con l’Olimpia Milano contro Reggio Emilia in Coppa Italia. I complimenti di Messina, poi quando sono entrato nello spogliatoio i miei compagni si sono alzati e mi hanno applaudito. Stelle che hanno vinto tutto erano sinceramente contente per l’ultimo arrivato che non aveva mai vinto nulla al loro livello. Mi sono commosso».

E’ bello quando lo sport ad altissimo livello come in Olimpia Milano richiama i veri valori dello sport tout court, un bel mi piace!