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Vicini a questa Olimpia Milano che non è più LA favorita

Sabato prenderà il via una post-season ricca di interrogativi in casa Olimpia Milano. E di per sé, questa, non è una grande novità

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Sabato prenderà il via una post-season ricca di interrogativi in casa Olimpia Milano. E di per sé, questa, non è una grande novità.

Nel 2014 la squadra era reduce dall’amarezza del playoff di EuroLeague con il Maccabi Tel Aviv. Nel 2015 la Dinamo Sassari aveva già vinto le finali di Supercoppa e Coppa Italia. Nel 2016 c’era quella Trento che aveva vinto in campionato e in EuroCup. Nel 2017 venivano meno Kruno Simon, Alessandro Gentile e, dopo qualche settimana, Miro Raduljica. E nel 2018, in fin dei conti, Jordan Theodore era fuori dalle rotazioni e Andrew Goudelock pareva ai ferri corti con Simone Pianigiani.

Esiti differenti, comune prologo, tanto per confermare l’imprevedibilità degli eventi. Una reale luce, nel mese di maggio, brillò forse solo nel primo anno di Jasmin Repesa. Non a caso, il cammino fu poi semi-trionfale sino alla conquista del secondo scudetto dell’era-Armani in quel di Reggio Emilia.

Chiacchiere, arriviamo al dunque. Intorno al Medionalum Forum d’Assago la cappa è quella della preoccupazione. Sia chiaro, a parlare non è tanto il responso del campo.

La squadra di Simone Pianigiani, in fin dei conti, ha chiuso la stagione regolare con i successi contro Avellino, Trento e Trieste. Tre squadre che parteciperanno ai playoff, tre squadre che contro l’Olimpia Milano cercavano il lasciapassare playoff. E visto che di playoff parliamo, il punto di partenza non è nefasto.

Ma c’è l’infermeria. Quella sì, nefasta. L’armata di Simone Pianigiani era nata per dominare. Senza “se”, e senza “ma”. Il tutto con un play, Mike James, una guardia a tutto campo, Nemanja Nedovic, e un centro di livello superiore anche in Europa, Arturas Gudaitis.

Era ottobre, siamo a maggio, e l’Olimpia Milano affronterà questi playoff senza  Arturas Gudaitis e, credibilmente, senza Nemanja Nedovic. Nessun allarmismo, nel caso del serbo, solo lucida analisi: «Non sappiamo se e quando tornerà» le parole di Simone Pianigiani. 

Significa che, nella fase di costruzione dell’identità playoff, Simone Pianigiani non potrà contare su un dubbio. Nedovic appunto. Perchè sui dubbi non si costruisce nulla. E in caso di ipotetico rientro, quali saranno le condizioni del giocatore?

Sono dati di fatto, che possono anche passare per una mancata condivisione d’impresa, nel corso della stagione, da parte di Simone Pianigiani. Ma sono, appunto, dati di fatto. Tre elementi del quintetto sono dato sostanziale.

E poi c’è Mike James, che lavora in funzione dell’ipotetica semifinale. Obiettivo possibile (la semifinale)? Sì, perchè Avellino era partita con un Norris Cole che non ha più; perchè Avellino ha il dubbio di presenza sul suo unico equilibratore di gioco, Demetris Nichols; perchè Avellino ha anche Young, Ndiaye e Green a mezzo servizio. L’Olimpia Milano ha bisogno anche delle disgrazie altrui, oggi non è più un «non senso».

E poi? Difesa? Il basket è sport complesso, ma nello sport servono prima di tutto le basi più semplici, e al tempo stesso più ardue da costruire. Servirà compattezza, un James Nunnally che ponga il suo “io” all’interno del “noi”, un Vladimir Micov che sia leader non solo silenzioso, un Kaleb Tarczewski che sappia comprendere e non solo offendere (in senso sportivo, si intende), e un Curtis Jerrells che sia fattore su ambo i lati del campo e per 40’. L’esempio c’è già, e si chiama Andrea Cinciarini.

Contro Avellino servirà tutto questo. E un popolo in grado di comprendere il momento, di mettere da parte la sua natura eternamente insoddisfatta, di non essere più solo spettatore ma anche parte di un’impresa.  

Tutto questo, oltre la difesa e il controllo dei rimbalzi, che per carità sono aspetti fondamentali. Poi, se passaggio del turno sarà, servirà Mike James. Senza, l’Olimpia Milano non è più la favorita per questo scudetto. Questo non deve essere ben chiaro, è un’opinione e non di più, ma una cosa è certa: il mondo, a ottobre, era ben diverso.

Alessandro Luigi Maggi

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4 thoughts on “Vicini a questa Olimpia Milano che non è più LA favorita

  1. Concordo pienamente: Milano non e’ la favorita! Cremona e’ ben allenata, gioca bene e in teoria ha piu’ energie, non avendo partecipato ad alcuna coppa europea. Sassari e’ in palla, ha vinto una coppa europea e su quel successo ha cementato il gruppo, che ha un buon potenziale offensivo. Ed e’ equilibrata in tutti i ruoli. Forse ha un roster corto (giocando ogni 48 ore) ma ha tanto entusiasmo. Venezia e’ la squadra con la panchina piu’ lunga; puo’ dunque schierare quintetti differenti e puo’ contare su qualche giocatore di esperienza e su un centro titolare davvero performante. Brindisi e’ una mina vagante: potrebbe essere la vera sorpresa anche se credo che sia un gradino sotto. E Milano? Condivido le tue riflessioni. Aggiungo solo che dover sperare in un super Jerrels e’ gia’ un terno al lotto. Le rotazioni sono ridottissime (togliamo pure Nedovic, Omic e Fontecchio, con Della Valle incognito per rendimento), abbiamo un solo centro dei ruolo e c’e’ la pressione dell’obbligo del risultato. Insomma: in queste condizioni gia’ raggiungere la finale sembra una vera impresa. U. Fo.

  2. @redazione: ma che cosa ha Nedovic? Stesso problema dei mesi scorsi?

    Io sono convinto che uscirà Della Valle nei play-off. Questa non è EL siamo tre piani sotto.

  3. Concordo sulla necessità di essere vicini alla squadra che affronta i play off decisamente in emergenza.

    Una sola considerazione su Nedovic.
    Informazioni criptiche sul tipo di infortunio, assenza totale di aggiornamenti, assenza di riferimenti sui social Olimpia, altrettanta “passività” sui social del giocatore.

    A me viene da pensare male … (problemi con allenatore/società/spogliatoio?)

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