Dal «dossier Olimpia Milano» al «processo» all’Olimpia Milano. Il ko con la Germani Brescia non ha confermato nulla, perché le problematiche sono molteplici già da tempo.

E allora, utile tornare su alcuni passaggi. Nessuna condanna, solo qualche interrogativo. La sentenza arriverà nelle prossime settimane, e arriverà dal campo. Non da noi.

Seconda puntata, tocca al coach.

Il coach

Simone Pianigiani è coach importante, che fa del «gioco semplice» il suo credo. Paradossalmente il dominio senese, e il successivo declino doloso, ne hanno banalizzato i successi in terra nostrana. Ingiusto, come non riconoscere la bellezza della sua ultima nazionale azzurra (caduta con i vicecampioni d’Europa della Lituania per dettagli), o l’importanza del titolo israeliano nella terra del Maccabi Tel Aviv.

Il giorno del suo arrivo Livio Proli ne auspicò la capacità di «convincere» giocatori importanti a vestire il biancorosso, e in effetti qualcosa si è visto, da Mike James a Mindaugas Kuzminskas, da Nemanja Nedovic a James Nunnally, solo per fare qualche nome.

Luca Banchi ha invece parlato di «intelligenza politica» in riferimento al suo ex capo allenatore, e anche qui si è parlato troppo poco di quelle che sono state scelte serene e decise, infine fondamentali nell’ultimo scudetto biancorosso.

Ritrovatosi di fronte alla consapevolezza di come la coppia di guardie non avesse sostanza difensiva neanche in Italia, Simone Pianigiani dovette scegliere chi sacrificare: Jordan Theodore, ovvero l’ultimo a mollare alle Final Eight di Firenze prima di cedere per un breve periodo al fisico, o Andrew Goudelock, il maggiore talento con cui aveva rotto i rapporti anche per le poco gradite interferenze della sua agenzia americana.

Il sacrificio colpì Jordan Theodore, il resto è storia nota: Andrew Goudelock è diventato The Block, l’mvp delle finali scudetto, finalmente vincente con il coach meno gradito. Poco da dire, un capolavoro a livello di gestione del gruppo. Anche qui, mai troppo riconosciuto.

E sarebbe infine quanto meno informazione incompleta non ricordare come questo roster sia formato da due centri plasmati, a questo livello, proprio da Simone Pianigiani e dal suo staff a Milano, oltre che dal sesto uomo del Panathinaikos, due elementi dell’Unicaja Malaga e un comprimario (importante) del Fenerbahce di Zeljko Obradovic.

Detto questo, c’è la realtà. A Simone Pianigiani non mancano detrattori, che ad inizio stagione con troppa fretta bollavano questa squadra come «James-centrica», «con scarsa attitudine difensiva», «troppo legata all’uno contro uno», «incapace di difendere sul p&r centrale».

Il 23 novembre Svetislav Pesic dimostrò a tutti come si poteva battere Milano: pressando Mike James a centrocampo, attaccando in transizione e con il p&r centrale, segnando 90 punti.

Chiaramente, sono arrivate tante altre le sconfitte. Come? Pressando Mike James a centrocampo, attaccando in transizione e con il p&r centrale, con alte realizzazioni.

E oggi quali paiono essere i difetti più netti di Milano? «James-centrica», «con scarsa attitudine difensiva», «troppo legata all’uno contro uno», «incapace di difendere sul p&r centrale».

Simone Pianigiani è stato quindi in grado di affermare giocatori come Mike James, Arturas Gudaitis e Kaleb Tarczewski, ma non ha saputo valorizzare la squadra risolvendo i difetti di inizio stagione. Oggi l’Olimpia non è un prodotto in divenire, ma un piatto sempre uguale a sé stesso.

E dove non c’è sviluppo, non c’è vita.

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6 Comments »

  1. Analisi molto interessante e che condivido a tratti. In particolare giusto sfatare alcuni miti:
    – Pianigiani non ha mai formato e lanciato nessun giocatore in ascesa: Gudaitis in particolare dimostra il contrario, da 24enne quasi esordiente a podio dei migliori centri di Eurolega
    – Pianigiani ha avuto a disposizione un materiale che i suoi predecessori si sognavano. Questa è una balla che viene (purtroppo) ripetuta in continuazione anche da altri blog rispettabili, giusto invece sottolineare come James da primo violino non avesse dimostrato nulla, altri due acquisti venivano da Malaga, e persino Micov era finito nel dimenticatoio del basket europeo andando in Eurocup. A Scariolo vennero presi due campioni d’Europa col Pana di Obradovic, il centro titolare dell’Olympiacos, Malik Hairston, Keith Langford eccetera, dire che il budget di oggi sia N volte quello di allora fa sorridere. Discorso già più vero per Repesa, ma Kalnietis e Raduljica erano comunque tra i migliori play e centri di Rio 2016, e se i soldi li spendi dando un milione netto l’anno a Dragic allora poi lamentarsi del budget è inutile
    – Il problema di Pianigiani è il gioco offensivo prevedibile e basato solo sul pick and roll. Altra bufala colossale, basta guardare gli offensive rating persino della scorsa stagione, nonostante Theodore sotto le attese e Goudelock alla peggior stagione di eurolega in carriera. L’attacco di Pianigiani è tendenzialmente brutto e poco corale, ma produce eccome anche ad alti livelli.
    Rimango comunque dell’idea che questo non sia l’allenatore all’altezza di Milano, soprattutto per le incapacità croniche nel dare identità difensiva (poco da girarci intorno, le final four senesi sono più merito di Banchi, per chi si ricorda quella squadra) e per un coinvolgimento del roster inadeguato per chi gioca a questi ritmi. A questo si aggiunge l’incapacità nel leggere le partite, i mancati aggiustamenti e le litanie in conferenza stampa. Milano se vuole fare un salto in avanti deve ingaggiare un top coach, vedi Itoudis in quasi certa uscita da Mosca.

  2. Sempre molto interessanti le analisi che leggo qui con regolarità. Poco m’ interessa dei tanti dettagli, tutti centrati, che da mesi accompagnano le avventure dell’ Olimpia, perché la verità risiede solo ed esclusivamente nell’ ultima frase di quest’ articolo. Ognuno ne tragga le dovute conseguenze: quello che Pianigiani poteva dare a Milano, lo ha dato. Se questo è l’ unico dei possibili mondi, teniamolo a vita. Altrimenti, con questo roster confermato nella sua struttura, navighiamo verso i mari che non abbiamo ancora attraversato, con un’ altra struttura tecnica.

  3. Non posso che concordare con l’analisi. Del resto da tempo sostengo che il Senese ci ha dato quello che poteva darci. Non dimentico alcune gare emozionanti in EL quest’anno ed alcune belle vittorie e nemmeno che la sfortuna ci ha un po’ penalizzati (ma tutte le squadre europee hanno avuto infortuni) ma tre restano, secondo me, le problematiche legate a Pianigiani. 1 nessuno sviluppo di gioco nel corso dell’anno (e dunque nesduna crescita). 2 difesa di squadra inesistente. 3 gestione pessima dello spogliatoio. E questo e’ un aspetto non da poco perche’ se qualcuno immagina un futuro con con un top coach ma gli stessi giocatori deve considerare che molti di questi non sono piu’ cosi’ contenti di restare.
    Tra quaranta giorni (ma anche peima, forse) avremo un verdetto, decisivo in caso di non vittoria del titolo.
    Io pero’ auspicherei un cambio al timone, a patto di riuscire ad ingaggiare un top coach.

  4. Nazionale caduta per piccoli dettagli? Ma dove su Marte, la nazionale di Pianigiani ha giocato un unico europeo discreto, quello in Slovenia dove vinse le prime 4 partite del girone preliminare, ma dopo la qualificazione fece giocare ancora i titolari nella partita con la Svezia inutile, poi bel girone successivo a qualificazione ottenuta altra partita inutile contro la Spagna, dove abbiamo vinto di un punto dopo due tempi supplementari, arrivando scoppiati alla partita decisiva nei quarti con la Lituania, persa primo per lo scoppiamento dei titolari, ( Belinelli 5su 32 nelle due ultime partite), e cesondo per non aver convocato un secondo lungo oltre a Cusin come cambio dello stesso, tanto che abbiamo perso due quarti di finale europei con Melli da 5 contro Valanciunas, per cui prima di scrivere certe cose pensateci bene…
    Se Gudaitis è migliorato con Pianigiani, è come dire che che Petrovic è migliorato quando è andato al Real, no assolutamente, è un prospetto forte ed è migliorato nonostante il gioco di Pianigiani non lo valorizzi minimamente, oltre a farlo scoppiare spesso e volentieri per troppo utilizzo.
    Direi che sui giovani è meglio stendere un velo pietoso, MAI LANCIATO UNO IN TUTTA LA CARRIERA, MA DATOME E ARADORI DOVETTERO SCAPPARE DA SIENA PER GIOCARE..
    Mi fermo perchè non voglio infierire, tutte le analisi le potete trovare in rete comunque..
    con nome e cognome…

  5. Credo che la volontà della proprietà di arrivare alle F4 ci sia e penso che abbia capito quello che manca, un roster con almeno 10 giocatori da Eurolega e un top coach, che non può essere Pianigiani, un mediocre.
    Sono fiducioso per il futuro anche in caso di vittoria in campionato (per farlo fuori bisognerebbe perdere ma non voglio arrivare a sperarlo).

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