La settimana che porta alla gara con l’Anadolu Efes, in casa Olimpia Milano, è una somma di attese e incognite. La vittoria nel derby con Cantù ha levato la «sensazione di sconfitta» dalla pelle degli uomini di Simone Pianigiani, la speranza dei tifosi è che le gambe si siano alleggerite. Ma restano tanti aspetti da analizzare. Apriamo quindi il nostro Dossier Olimpia Milano Eurolega.

Dossier Olimpia Milano Eurolega | Il Simone Pianigiani post-Cantù

Del «Pianigiani trolla» abbiamo già parlato, ma questo non significa né che si sia d’accordo, né che si sia giustificati a capire solo quel cavolo che si vuole. Francamente, che si sia «spinto troppo in EuroLeague» è commento in stile «supercazzola» per il coach senese, perché a quel punto avremmo voluto essere con lui, nell’ufficio del presidente Livio Proli, ad udire una frase del tipo: «Si è rotto Nedovic, io in EuroLeague mollerei per gestire gli uomini in vista dei playoff in LBA…». In quel caso, il presidente (da ieri ex dg di Armani), avrebbe fatto notare: «Ok, quindi che abbiamo tesserato a fare la miglior guardia dell’ultima EuroCup, il virtuale mvp dell’ultimo campionato, il capitano su cui sfoghi ogni frustrazione in panchina, un lituano ex Nba, e un centro che ci è costato un paio centinaia di migliaia di euro di buona uscita?». Chi dei due avrebbe avuto ragione?

Dossier Olimpia Milano Eurolega | Il Simone Pianigiani post-Cantù/2

Ma, come detto, bisogna anche saper ascoltare. E allora Simone Pianigiani, quando parla di «levarsi dalla pelle la sensazione di sconfitta», parla anche di un intervallo in cui sì «mi sono arrabbiato» chiedendo orgoglio, e facendo una scelta: vincere. Spremendo i soliti? Sì, ma con una missione chiara: vincere, perché altrimenti la trasferta di Istanbul sarebbe stata ancor più impossibile. In poche parole, si è lavorato in funzione dell’ultimo sforzo di EuroLeague. Mica sbagliato. Anzi.

Dossier Olimpia Milano Eurolega | La situazione del roster

Resta il fatto che, al mese di aprile, la sensazione è di essere di fronte ad un fallimento tecnico bello e buono. Vincere in Italia con rotazioni sotto gli otto uomini da 15’ in LBA è un’ammissione di difficoltà. Certo, mancava un Amedeo Della Valle che comunque in Italia viaggia a 20’ di media, tuttavia Simone Pianigiani non è riuscito a gestire il doppio impegno, e oggi chi è restato a guardare in Europa non vede opportunità neanche sul suolo italico. Una mancanza di partecipazione che è parte di un problema sfaccettato, dove vive una certa acredine tra il duo serbo NedovicMicov e l’ultimo arrivato James Nunnally. Meglio remare nella medesima direzione. Nel dubbio, stiamo col professore.

7 Comments »

  1. Mi dispiace, io la vedo in modo completamente diverso.

    Sono quei 7 a giocare sempre, perché sono gli unici che giocano.
    Gli altri, spiace dirlo, non esistono.
    Forse perché sanno di essere intoccabili in quanto italiani, o non saprei davvero perché altro, ma purtroppo sul campo non fanno mai nemmeno quel minimo che viene dal cuore e dall’orgoglio di appartenere a una grande squadra.
    Allora è poi ovvio che se vuoi vincere, e giustamente, anche con Cantù, perfino con Cantù devi giocare con quei sette, perché gli altri non ci sono.

    Io amo Cinciarini, e gli riconosco l’impegno, ma non segna mai: allora mi pare quasi naturale preferirgli Jerrels, che nonostante i suoi alti e bassi, le partite le sa vincere – come ha dimostrato anche di recente.

    Il problema, per ampliare il discorso, è che non ci sono italiani in grado di togliere minuti a James, Nedovic, Micov, Nunnally, oggi, e quelli che ci sono oggi all’Olimpia non riescono a giocare se non hanno la garanzia di lunghe fasi in campo, 20/25 minuti garantiti a partita.
    Ma se tu sei un allenatore, e levi una sessantina di minuti a partita ai nostri grandi, per darli a Fontecchio Della Valle Burns, beh… come minimo ti sparano addosso lo stesso.

    Questa inaffidabilità e scarsa umiltà dei non giocanti, è colpa di Pianigiani?
    Non diciamo sciocchezze!
    Non ci sono sessanta minuti garantiti per loro! Sessanta minuti senza i quali “non si sentono motivati, non si sentono apprezzati, non riescono a esprimersi”…
    C’è forse una lacuna di Pianigiani, sulla quale riflettere: il suo sistema di gioco è forse talmente rigido e autoritario, che se non sei un grandissimo, non riesci a starci dentro.
    Ed è forse questo l’ostacolo principale che incontrano i nostri non giocanti, oltre alla mancanza totale di umiltà e applicazione.

    Quello che manca a questa squadra, secondo me, sono un paio di comprimari solidi e affidabili, che tengono il campo, che fanno il loro, che quando entrano loro la squadra resta in piedi senza naufragare.
    Come ha fatto Bertans quando è venuto a mancare Nedovic, non dimentichiamolo.
    Non dimentichiamo che Bertans si faceva sempre trovare pronto, anche quando i suoi minuti erano veramente ridottissimi, ed ha un curriculum che i nostri non giocanti se lo sognano.
    Ma non fiatava, e ha sempre fatto il suo.
    Ecco a noi ci servirebbero due tre Bertans, ma in Italia quel tipo di umiltà non sembra esistere.

    E quelli che sono andati via, Fontecchio e Abbass, hanno fatto qualche punto in più, ovviamente, ma non mi sembra siano stati decisivi per le loro squadre, pur giocando ampi minuti in piena fiducia, a giudicare dalla classifica, per esempio di Brescia rispetto all’anno scorso, o di Cremona al contrario, quest’anno rispetto allo scorso…

    (palmasco)

  2. I “panda”, spiace definirli così ma è quello che sono, hanno caratteristiche e funzionalità diverse: difficilmente Fontecchio può vedere l’EL, e anche Cinciarini ha un deficit tecnico con i pariruolo, ma almeno ci mette l’animo come ha dimostrato l’anno scorso. Burns e Della Valle erano e purtroppo rimangono delle incognite a livello di EL, da un lato magari loro non si sono fatti trovare pronti, dall’altro non ho visto un percorso (né la pazienza) di inserimento in un contesto tecnico ben diverso da LBA. Questi due giocatori hanno letteralmente buttato una stagione, l’anno prossimo quale apporto potranno dare? Questo aspetto, ovvero la crescita di alcuni giocatori di contorno in ambiente EL, era ed è un tema da sviluppare di responsabilità del coach senese. E secondo me un tassello in quello che reputo il fallimento della sua guida tecnica.

  3. Il discorso mi sembra ormai trito e ritrito, sin dall’inizii della stagione. Pianigiani ha fatto cose buone, portandoci ad un indubbio salto di qualita’ in Europa. Pero’….
    Non c’e’  stata crescita di giocatori italiani, nemmeno lo scorso anno (vedere Pascolo, per esempio). Questo e’ un suo indubbio limite, dovuto anche al suo sistema di gioco.
    Certo anche i giocatori non sono riusciti ad esprimersi e questo e’ certamente responsabilita’ loro.
    Secondo il mio modesto parere cercare di arrivare in alto in EL e di vincere in Italia usando solo sette giocatori e’ impossibile ed e’ segnale di una certa miopia.
    Che poi con Cantu’ si sia cercato di vincere a tutti i costi per cancellare una serie importante di sconfitte ci puo’ stare.
    Resto comunque convinto che sia sbagliata la strategia perche’ gli italiani servono e serviranno ancora di piu’ in futuro, con l’allargamento della serie a1

  4. I non giocanti da sviluppare in chiave EL?

    Sono stati chiamati e non hanno risposto.
    Del resto io mi riferivo alla LBA, per dire il vero.
    Perché se già nella nostra modesta lega quando vuoi vincere devi giocare coi campioni, come dimostrato di nuovo a Cantù proprio domenica scorsa, e ogni altra volta per raddrizzare il danno dei panda – come li chiami – beh allora è bene che restino tranquilli, sull’albero a dormire.
    EL è una cosa seria, per uomini veri. Altro che orsacchiotti che si fanno arruffare le penne qui da noi, poverini.

    Io dico che la responsabilità dei non giocanti, almeno da noi, ma anche in giro non è che ne veda tanti che giocano davvero, è della Lega, col suo protezionismo ridicolo e controproducente.
    Come l’idea brillante delle 18 squadre quando già adesso più d’una affoga nei debiti, nelle incertezze finanziarie, nella piattezza sotto la banalità.
    Liberateli!

    (palmasco)

  5. Lo so, pretendo sempre troppo: vorrei vincere e vedere giocatori che crescono. Ma a parte questo mio “pretendere la luna”, che senso ha non cercare di far crescere un po’ uno come Della Valle facendolo giocare qualche minuto in Eurolega?
    Non comprendo allora il senso di avere degli italiani. Se in lba giocano sempre i “senatori” ed in eurolega ancora di più perché non ci prendiamo sei juoniores e li mettiamo in panca fissi, e giochiamo in lba con gli altri sei (BIG stranieri)?
    Quanto alla Lega concordo perfettamente: allargare la A1 a più squadre in un periodo in cui ne fallisce almeno una all’anno (Siena, Caserta, Napoli…..) che senso ha? Non credo che sia questo il modo di risollevare il movimento. Credo sempre più nella qualità piuttosto che nella quantità. Ma questo è solo il (mio) pensiero di semplice appassionato.

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