Finalmente si gioca! Dopo un’estate che ha fatto sognare tutti i tifosi milanesi, l’ultimo weekend di settembre vede l’Olimpia impegnata in Supercoppa. Semifinale contro i padroni di casa di Brescia, nel nuovissimo PalaLeonessa, erede di quell’EIB in cui si esibirono perfino i Pink Floyd, nel lontano 1971.

Il teatro delle indimenticabili gesta di Stan Pietkiewicz, Tom Abernhety, Bill Laimbeer e Marc Iavaroni, sotto la guida del leggendario “Barone” Riccardo Sales, rivivrà una sfida che, prima della recente semifinale Playoff, restava legata al ricordo di  un quarto di finale del 1982 in cui quel fantastico Cidneo fece impazzire la Milano di Peterson poi campione.

Prima di Milano e Brescia, scenderanno in campo l’Aquila Trento  e la Fiat Torino.   Tutti in piedi, nulla di più intrigante di una leggenda come Lawrence Harvey “Larry” Brown, l’unico coach campione sia NCAA, coi Jayhawks di Danny Manning e Kevin Pritchard (i suoi vice di allora? Tale RC Buford ed Alvin Gentry…) che NBA, con Detroit, riedizione straordinaria dei “bad boys” di qualche lustro prima. Chi sfida? Il miglior allenatore italiano del nostro campionato, quel Maurizio Buscaglia capace di portare per ben due anni di fila una realtà come Trento alla finale scudetto, oltre ad ottimi cammini europei, fatti di competitività e pallacanestro tecnicamente di alto livello.

Rivoluzione pressoché totale in casa sabauda, che necessiterà di tempo, perché “play the right way” è uno stile di vita prima che di gioco, ma anche in casa trentina non si scherza. Perso lo straordinario Shavon Shields, già notevole in pre-stagione con la maglia del Baskonia, nonché un giocatore “marchio di fabbrica” come Dominique Sutton, Maurizio Buscaglia ritrova Marble e Pascolo, certezze anche a livello di conoscenza dell’ambiente. Radicevic e Jovanovic sono le vere novità dell’Aquila, che cerca una dimensione decisamente più europei nelle caratteristiche dei due balcanici.

Milano trova una Brescia molto rinnovata, anch’essa alla ricerca di una nuova dimensione, sempre sotto l’accurata e sapiente gestione Diana, un coach che ha fatto bene anche perché la lungimiranza societaria lo ha messo nelle condizioni migliori di lavoro. Se alla Leonessa va concesso qualche tempo per verificare i nuovi equilibri, in cui pare poter finalmente emergere Abi Abass, chiamato al definitivo salto di qualità con grandi responsabilità, l’Olimpia, cambiata molto e molto bene, pare stare già decisamente bene.

I biancorossi partono ovviamente da favoriti, come fu nei successi dello scorso anno contro Venezia, guidati da un illusorio Jordan Theodore, ed in quello del 2016 al Forum, una delle edizione migliori della Milano di Jasmin Repesa, che dominò la finale contro Avellino.

Notevole l’impressione destata dalla squadra di Pianigiani nel precampionato, sotto la guida di Mike James e Nemanja Nedovic: due così sulle sponde del Naviglio non si vedevano da tempo e l’impatto è stato sin da subito notevole. Il basket di oggi di alto livello non può prescindere da due guardie con leadership e punti nelle mani, in grado di trasformare in oro il primo vantaggio creato dal “pick and roll” tanto amato dal coach senese.

Il contorno non è proprio tale, quanto prelibato piatto di altrettanto gusto: Jeff Brooks su tutti, che potrebbe finalmente cancellare la maledizione del “4”, ruolo in cui Milano ha tanto sofferto recentemente, soprattutto dopo la forse frettolosa rinuncia a Milan Macvan. Il quintetto, probabilmente completato dal “professor” Micov e da Arturas Gudaitis, è difficilmente definibile con termini diversi da “dominante” in Italia. Ed i primi cambi, da Kuzminskas a Bertans e Tarczewski (occhio alle rotazioni regolamentari)  vogliono semplicemente dire struttura in grado di competere anche oltre il confine, finalmente.

Milano per vincere la Supercoppa dovrà solamente giocare bene. Non sarà scontato, perché i problemi di preparazione dovuti alle finestre FIBA si conoscono, tuttavia il valore del roster è molto, molto importante per non essere considerato diversi piani sopra le altre.

Anche nello sventurato panorama del basket italiano, dove piuttosto che al gioco si presta più attenzione a proroghe di regolamenti (i contratti di immagine, perché tutto rinviato?) ed a polemiche stucchevoli (teatrino azzurro non proprio rassicurante), il livello pare finalmente un poco salito. Non era così lo scorso anno, assolutamente, col fallimento tecnico di alcune realtà che partivano con ben altre prospettive (Torino, Bologna ed Avellino su tutte), mentre pare proprio che tra Venezia, la Virtus, la stessa Scandone e le partecipanti a questa Supercoppa, si possa pensare ad una crescita tecnica, seppur non eclatante.

Ecco perché l’Olimpia deve giocare bene se vuole vincere. Le premesse ci sono tutte, come ha dimostrato sinora una preparazione di poche parole e molti fatti, in netta controtendenza col passato. Sempre tenendo conto che sì, puoi essere favoritissimo, ma in campo si va in due, una vince ed una no, e non è un automatismo unidirezionale, soprattutto a settembre.

Equilibrio e consapevolezza. Di solito le doti del più forte.

1 Comment »

  1. Hai detto bene: finalmente si gioca! E Le premesse sono buone.
    Tutte le squadre miglioreranno con tempo ma occorre voncere subito. Forza Olimpia, dunque e buon basket a tutti

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