Il dominio tecnico di Micov, l’onnipotenza di Goudelock, i meriti di Pianigiani e Fioretti

E’ solo gara 1, è una serie di Playoff… Tutto vero, ma i segnali sono chiari: Milano è nettamente più forte ed ha saputo dimostrarlo in campo grazie ad una gara gestita molto bene, con poche pause, figlia di un “gameplan” preciso che ha saputo colpire dove Trento va in sofferenza, ampliando ulteriormente, se possibile, il divario tra le due squadre.

Se Trento vuole giocarsela, restando nella serie, deve rendere al 101%, caratteristica quasi sempre messa in campo dalla squadra di Buscaglia nei turni precedenti e che lo stesso allenatore ha ammesso essere mancata un poco nell’approccio alla gara di oggi. Ma ci vorrebbe anche tanta collaborazione milanese perché fosse sfida equilibrata: ben difficile, se il livello dei biancorossi resterà quello di oggi.

  • Dove sta il divario più grande? I centri, ovvero la stazza milanese, impareggiabile per l’Aquila. 24+15 di Tarczewski e Gudaitis in 40 minuti totali contro 8+5 di Hogue e Lechtaler in 31 minuti. Ovvio che Buscaglia provi schieramenti atipici in cui accade di vedere Silins che marca lo stesso Tarczewski, ma è palese che da questo punto di vista non ci sia mai e poi mai partita. Potrebbe accadere nel singolo episodio, ma nella serie completa è pressoché impossibile. Di contro i 15 rimbalzi del trio Sutton, Gomes e Shields sono argomento da trattare con  accuratezza per i pari ruolo  meneghini, che ne hanno raccolti meno della metà.
  • L’ottima prova milanese ha un nome ed un cognome : Vlado Micov. Segna 16 punti, con 4/6 da due, 2/4 da tre e 2/2 ai liberi, sta in campo 34′, smazza 5 assist: tutto questo trasformerebbe una gara in una “grande gara”, ma è poco, forse nulla, rispetto all’impatto che ha avuto. Le sue letture sono straordinarie. Da subito, capisce che il piano partita di Buscaglia cerca di togliere il tiro da tre a Pianigiani, con una pressione costante su tiratori e linee di passaggio. Vlado mette prontamente in partita i lunghi, obbligando gli avversari al piano B. Nel primo quarto l’Olimpia tira 3 volte dall’arco contro 12 conclusioni da due, assai in controtendenza rispetto a quanto visto sinora nei PO. Nel resto della gara vi saranno 24 tentativi da tre e 23 da due: chi l’ha girata? Lui, il 33enne di Belgrado, il professore: si chiama dominio tecnico.
  • Ancora una volta la difesa di Milano è di notevole fattura. Non ingannino gli 85 punti subiti, figli anche di un ritmo in cui l’alto numero di possessi ha un peso. Ha ragione Pianigiani quando afferma che vi sia da migliorare in diversi frangenti in cui i passaggi a vuoto concedono “break” pericolosissimi, tuttavia l’intensità e l’organizzazione tecnica della retroguardia è ottima per almeno 30 minuti. Si sa cosa fare e come farlo, al netto di alcune carenze individuali che è proprio quella buona organizzazione a mascherare. Da un mese Milano è questa ed il 7-1 nei Playoff lo dimostra ampiamente: molto difficile pensare che l’Olimpia possa perdere lo Scudetto in queste condizioni tecniche e mentali. A livello di crescita programmatica è altrettanto evidente come in Italia quei 30 minuti possano bastare, mentre in Eurolega non saranno mai sufficienti.
  • Restando a livello tecnico, è stato bello, bellissimo, vedere alcuni frangenti trentini in cui si sono visti sprazzi di attacchi che hanno fatto la storia del gioco. Partenze 2-3 stile “UCLA” con incroci sul post delle due guardie, tentativo di backdoor degli esterni e via dicendo. Qui va sottolineato l’ottimo lavoro dello staff milanese nella persona di Mario Fioretti, che tutti sappiamo grandissimo lettore e studioso del gioco: l’Olimpia era pronta a tutto ciò e non può essere un caso. Simpatica coincidenza il fatto che proprio un paio di giorni fa, un grandissimo allenatore titolare di più di 20 trofei continentali in 4 paesi, mi avesse proprio parlato delle capacità tecniche e del valore umano dell’assistente allenatore milanese. L’attacco milanese è stato ancora una volta capace di trovare le soluzioni migliori e più consone alle caratteristiche dei singoli: di questo va dato pieno merito a Simone Pianigiani, spesso attaccato da questo punto di vista, ma che ha saputo, alla fine, trovare l’organizzazione più adatta a far emergere i pregi e nascondere i difetti dei suoi.
  • Andrew Goudelock. Con Micov e “grazie” a Micov. Alcuni momenti di onnipotenza cestistica sulla base di movenze che in questo continente hanno in due-tre al massimo. Poesia. Una Coppa di Israele ed una Supercoppa Italiana sono troppo poco, sono  niente, nella bacheca di un talento simile. 30 anni a dicembre, potrebbe essere al passo di svolta di una carriera sin qui troppo incostante, con presunti problemi attitudinali sottolineati dalle 6 squadre negli ultimi 5 anni. Attaccante totale, oggi difensore affidabile per applicazione, si fa trovare dai suoi e toglie le castagne dal fuoco quando l’attacco di squadra non gira a causa di un playmaking che appare ancora strutturalmente poco efficiente. Sostanza. Oggi Milano è il duo Micov-Goudelock, nell’ordine che preferite, perfettamente assecondati, gestiti ed assistiti da Pianigiani.

 

LE PAROLE DEI COACH

«Non moriamo mai, siamo sempre lì e questo non cambierà mai». «… il merito netto di Milano». Maurizio Buscaglia è una persona seria, prima che un grande allenatore e l’investitura “messiniana” ne è la dimostrazione più chiara ed evidente, mettendo da parte ogni opinione personale. Ha perfettamente compreso le difficoltà della sua squadra e l’immensità della montagna da scalare. Ci proverà, non sarà per nulla facile. Non cambierà il giudizio dell’ennesima stagione eccellente.

«Dobbiamo migliorare in alcuni momenti che ci costano tanto e che, se il vantaggio non è troppo esteso, possiamo pagare». Pianigiani ha preparato la partita, così come tutti questi Playoff, esclusa solo gara 1 di semifinale, in cui fu sorpreso da una “non sorpresa” come la zona 3-2 di Diana, al meglio. E’ stato molto, molto bravo, anche quando la squadra aveva 18 punti di vantaggio, a pretendere di tenere l’asticella molto in alto e sa che quell’asticella deve rimanere lì, se non addirittura salire ancora. Sa bene di essere strafavorito e gestisce la cosa mediaticamente in modo un po’ “naif”, spesso incomprensibile, tuttavia deve essere chiaro che, come lo fu in occasione degli scudetti milanesi 2014 e 2016, se l’Olimpia dovesse conquistare il tricolore, si tratterebbe di una vittoria meritata e senza dubbio ascrivibile anche al suo lavoro. Perché vincere è difficile,  vincere da favoriti è complicatissimo, come lo fu per Banchi e Repesa, e vincere da strafavoriti lo è, per certi versi, ancor di più.

 

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20 pensieri su “Il dominio tecnico di Micov, l’onnipotenza di Goudelock, i meriti di Pianigiani e Fioretti

  1. Secondo te , ci sono chance che Goudelock resti anche il prossimo anno ??? Io personalmente lo saluterei , sopratutto dopo aver firmato nedovic con mesi d anticipo

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    1. Tema delicato. Ovvio che vedendo i Playoff non si possa che confermarlo. Ma i Po sono Italia, quindi contesto ridotto tecnicamente. Credo il tutto ruoti attorno al nome di James. Dentro lui, bisogna decidere se si gioca con tre palloni, per lui, Goudelocck e Della Valle.

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    1. Non condivido da sempre il modo di porsi di Pianigiani, ma credo che un lavoro ben fatto debba essere riconosciuto. Con tutto ciò resta che vi siano tante cose da valutare, perché c’è un’Eurolega da onorare, e si deve partire dall’Italia per arrivare lì. Quindi un “naif” ci può stare, oggi.

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  2. Hogue ha fatto un solo p&r vincente in tutta la partita.
    Con la sua dinamicità quel tipo di movimento nel gioco di Trento ha sempre creato molti problemi agli avversari, ripetuto diverse volte, con un bel carico di punti.
    Quando parliamo di difesa di Milano che si sta registrando, e che funziona sempre meglio, il dato della difesa sul p&r diventa eclatante.
    Certamente i lunghi escono molto meno, sembrano aver trovato assetto e posizione – Tarczewski per esempio era senza falli fino a pochi minuti dalla fine – ma soprattutto, se il lungo usciva Hogue si trovava addosso Kuzminskas che è più alto di lui…
    Un po’ assetto di squadra, un po’ limiti fisici dell’avversario, però noi siamo stati molto bravi a farli vedere tutti.

    È successo anche ieri sera quello che è successo spesso con Brescia e Cantù: sembra che l’altra squadra non giochi, che abbia avuto una serata no.
    In realtà è molto più vero leggere la partita per quello che è stata e che è: gli altri sembrano in giornata no perché è Milano che fa bene tutto quello che sa fare, e allora la famosa differenza di talento viene tutta fuori.
    Giocare così bene però non è un caso, richiede un programma, e c’è voluta tutta la stagione per trovare il modo di applicarlo.

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    1. Concordo soprattutto sull’ultima parte. La valutazione delle brutte gare avversarie deriva dalla forza di Milano, finalmente chiara. Sulla difesa del p&r attenderei: questa serie è contro chi lo usa meno. Bisogna crescere tantissimo in quel settore. le non uscite dei lunghi aiutano, ma se lo fai contro Sloukas o anche Green, sei finito.

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  3. Colgo una certa euforia, giustificata dalla bella prova di ieri, che segue le buone partite giocate in questa post season. Pero’ non sarei cosi’ incondizionatamente positivo: la Milano degli ultimi anni ci ha esposto a qualche figuraccia. Ieri Milano ha fatto tutto molto bene. Trento no. Merito di Milano? Demerito di Trento? Direi entrambe le cose. Sicuramente Milano ha mostrato grande consapevolezza nei propri mezzi, circostanza importantissima. Vediamo dunque cosa succede nelle prossime gare, quando capitera’ (certamente) che le percentuali da fuori saranno piu’ “normali”.
    In ogni caso mi associo ai complimenti allo staff tecnico: se li meritano!
    Il futuro? Nedovic e Goudelock non credo possano convivere, anche per ragioni di budget. Spiace mollare Drew dopo le sue prestazioni in questi play off ma credo anche io che per competere un po’ di piu’ in europa serva un giocatore piu’ completo e fisicato di lui. E poi dobbiamo trovare un top player nel ruolo di play. Indispensabile. Ma godiamoci queste sfide, per ora.

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    1. Sono felice che la mia venga interpretata come euforia: pensa che di solito mi dicono che sono in malafede e tifo contro Milano… Credo sia più realismo: Trento male soprattutto perché Milano molto bene. Le ragioni di budget milanesi non le capisco da tempo: Nedovic, che personalmente apprezzo molto, può essere complementare ad ogni tipo di 1-2 che abbia qualche manchevolezza in difesa. Il play fortissimo è imprescindibile per EL: oggi siamo molto carenti, appena appena buoni per LBA.

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    1. Concordo sul play e sul 4, assolutamente. Nedovic è giocatore che può essere complementare a qualunque 1-2 che abbia carenze difensive. Chiaro che oggi, dopo i PO giocati finora, l’addio di AG appaia come più arduo da giustificare. Vedremo.

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  4. Non credo che Melli possa realisticamente tornare a Milano visto che e’ stato sacrificato per investire su Gentile
    E poi gioca in un top club: perche’ dovrebbe tornare?

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    1. Melli a Milano non torna, almeno finché le cose stanno così. E’ confermassimo ad Istanbul, gioca per vincere EL ogni anno, perché dovrebbe scendere di livello? Inoltre non se ne è andato molto bene: la società pensa di aver fatto il possibile per trattenerlo, lui pensa di essere stato snobbato: non pensabile un riavvicinamento anche in questo senso.

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      1. Il play puro non arriverà , giocherà come sempre con 1000 combo , james nedovic jerrels ecc …
        e della valle in Italia può farò tranquillamente

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      2. Il suo sistema, se così si può definire, predilige le combo o comunque play che concludano dal p&r, peraltro come oggi quasi tutti in Europa. Il problema è che di play puri che lo sappiano fare ce n’è pochi, e non vengono a Milano. Io avrei fatto un ALL IN su Pangos a gennaio.

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  5. Amedeo faccia la guardia, cosa che gli riesce molto bene in attacco, un po’ meno dall’altra parte del campo. So che non e’ piu’ il vecchio basket dei miei tempi, quello dove l’asse play-pivot era fondamentale. Ora i 5 moderni giocano diversamente, tirano da fuori, non hanno molto gioco in post basso. Ma da un buon play, che diriga la squadra, detto i tempi, metta in ritmo i compagni e magari segno anche, non si puo’ proprio prescindere, secondo me.

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    1. Vero, concordo. Ma come risposto ad un amico, play puri che sappiano concludere dal p&r come predilige SP ce n’è 3-4 e non vengono a Milano. Si doveva provare con Pangos, a gennaio forse sarebbe venuto via a meno. Ora va a Barcellona al 99%.

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      1. Concordo su Pangos, sarebbe stato un gran colpo, ma oramai col Barcellona che incombe è imprendibile. Sul discorso play, concordo che sia imprescindibile averne di forti per l’Eurolega, va bene James ma sarei deluso se rimanesse Jerrells come sua riserva, come backup secondo me ci vorrebbe uno con vero playmaking come cambio (senza fare chissà che nomi imprendibili, qualcuno come Jovic o Westermann). Lo stesso Pianigiani se non sbaglio quando fece la sua ultima Final 4 alternava un razzente come McCalebb a un ragionatore come Zisis, non capisco perché non riprovi una soluzione analoga per il futuro invece di fossilizzarsi solo sulle combo come già lo scorso anno all’Hapoel. Anche perché nei movimenti lontano dalla palla siamo spesso carenti, ma a volte giocatori come Bertans, Pascolo o i due lunghi con le rollate si sarebbero potuti servire di più e meglio, e ci vuole uno con vero playmaking per farlo.

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      2. Volendo c’è ne sono , basta cercarli…
        Jovic westermann per dirne due …
        Il problema è che hai già cincia james jerrels Goudelock nedovic ADV , quanti esterni vogliamo avere in squadra ???
        Anche se la nuova regola dei 18 tesseramenti in a , penso sia il sogno bagnato di proli ….

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