L’ossigeno, il talento, la difesa: ecco perchè la serie va verso Milano, anche se il playmaking…

L’Olimpia riguadagna il fattore campo e l’inerzia della serie, dopo una vittoria assai sofferta ma tutto sommato altrettanto giusta e meritata, non fosse altro per alcuni sprazzi di gioco difensivo di buon livello.

E poi… E poi c’è Andrew Goudelock. La prestazione del realizzatore da Stone Mountain, Georgia, contea di De Kalb, è grandiosa: la vince da solo e lo fa alla maniera dei più forti, nel momento decisivo e di massima difficoltà. Se Milano si trova avanti 2-1 è solo ed unicamente per la straordinaria gara della sua guardia tiratrice.

Brescia ci ha provato fino in fondo:  sul 64-60, pareva perfino cosa quasi fatta, ma è chiaro che il gap di talento che  paga nei confronti di Milano è clamoroso e necessita di collaborazione da parte degli avversari, altrimenti è dura.

  • Al terzo episodio in 5 giorni è chiaro che l’ossigeno sia di casa più dalle parti dello spogliatoio meneghino, rispetto a quello bresciano. La mancanza di energia e lucidità in alcuni frangenti è decisiva, soprattutto perché le soluzioni Olimpia sono almeno tre volte quelle delle Leonessa, qualitativamente e numericamente. La resilienza dei giocatori di Diana è encomiabile, ma con l’allungarsi della serie, diventa sempre più difficile. Una rotazione sostanzialmente a 8, con 5 giocatori oltre i 32 anni e due a quota 35 non può non pesare contro chi è più lungo, fisico e giovane. La stessa aggressività dello schieramento 3-2, ammirata in gara 1, sta progressivamente diminuendo. In 1vs1, questa Leonessa non può mai e poi mai farcela.
  • La difesa di Milano è un fattore, notevole a tratti. Anche in chi, come Goudelock, non ha nelle sue corde un rendimento dietro di livello. E’ proprio in questi frangenti che si vede la maggior differenza tra le due squadre. L’Olimpia può permettersi una determinata pressione sul perimetro poiché è ben conscia che dietro vi siano Traczewski e Gudaitis pronti a chiudere sulle eventuali penetrazioni. Molto migliorati entrambi i lunghi milanesi in quest’ottica e di questo va dato merito allo staff ed ai due giocatori, evidentemente ben disposti dal punto di vista dell’etica lavorativa. In particolare l’inizio di Kaleb, non certo alla sua miglior gara, è determinante: quando Brescia arriva da quelle parti, la vallata si oscura. Oggi, in mancanza di centri di valore, sia tra gli avversari di oggi che tra quelli di un’eventuale finale, sono l’arma numero uno da utilizzare, davanti come dietro.
  • Andrew Goudelock la vince alla maniera dei grandi, da solo. La pallacanestro è il gioco di squadra più individuale che esista, basti vedere cosa sta accadendo in NBA…: non deve stupire negativamente che una Milano si aggrappi ad un solo uomo, perché lo hanno fatto, anche squadre ben più forti ed organizzate, di recente. Non vi è nulla di costruito nei suoi 14 punti che portano la gara dal 64-60 al 72-78, inframezzate da tre punti di Gudaitis ed uno di Kuzminskas. E’ chiaro che tutto ciò basta a questo livello, che per ora vuol dire semifinale, mentre non è minimamente stato sufficiente, ad esempio, nemmeno per arrivare nelle 10-12 di Eurolega. Il talento può fare la differenza ed in questo senso l’Olimpia ne ha parecchio in più delle rivali. Altro che vissuto…
  • La gara è virtualmente chiusa sul 29-34, quando Pianigiani decide di togliere dalla gara entrambi i centri, adattandosi colpevolmente alla struttura avversaria. Evidentemente le lezioni in stagione non sono servite ed ecco che arriva un 9-0 devastante che rimette in gara avversari che stavano per cedere. Tutto molto incomprensibile. Così come la gara stessa pare decisamente in ghiaccio sul 40-50, quando diverse palle perse permettono ai padroni di casa di riavvicinarsi, fino poi all’aggancio a quota 58. Questi sono i  momenti e gli errori che l’Olimpia e l’allenatore senese devono assolutamente limitare, poiché sono già costati, stanno costando e potrebbero ulteriormente costare carissimo. La totale insipienza e l’eccessiva emotività del playmaking milanese è decisiva in questo senso: non basta la “garra” e l’entusiasmo quando le cose vanno bene, ci vuole calma e personalità soprattutto quando le asticelle si alzano. Vi sono altre piccole cose, su cui Milano dovrebbe fare molto meglio, tra cui spicca l’argomento rimbalzi. Andare sotto 31-27 contro chi difende quasi solo ed esclusivamente a zona è sintomo dell’incapacità di leggere situazioni quali quelle delle carambole recuperabili dal lato debole, da sempre zona oscura della stessa difesa a zona.
  • La serie pare aver intrapreso una direzione ben chiara. Difficilissimo pensare che la Leonessa possa vincere due gare di fila contro l’Olimpia, ma certamente i biancorossi devono fare di tutto per evitare una gara 5 che, nella forma mentale dimostrata per tutta la stagione, potrebbe diventare una montagna difficilmente scalabile. Certo è che ancora una volta emerge il dato del tiro da 3: difficile che perda una squadra che fa 14 su 29, nel gioco odierno, tuttavia pericoloso continuare a concludere più dall’arco che da due. Così come è necessario proteggere di più le proprie plance, perché 14 rimbalzi offensivi di puro dinamismo (la stazza non può nemmeno essere presa in considerazione) vanno evitati con semplici tagliafuori. Detto questo è evidente che si tratti sempre di Playoff, momento favoloso della stagione in cui ci sta che si vinca una gara anche attraverso un singolo e tutto ciò rappresenti comunque un merito evidente, almeno per la gestione dello stesso. Che solo qualche settimana fa era più impegnato d efficace su Twitter che in campo: se oggi Goudelock è questo, il lavoro del coach o della società va evidenziato, senza se e senza ma.

 

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Francesco Mordeglia
Francesco Mordeglia
2 anni fa

A me non pare che abbiamo chiuso così bene la nostra area contro le loro penetrazioni. Landry si è mangiato almeno un paio di canestri facilissimi sotto il nostro ferro, difeso solo da una guardia.
Piuttosto una tragedia le nostre di penetrazioni centrali, mai una volta finite a canestro … mica c’era Mutombo lì sotto!

palmasco
palmasco
2 anni fa

È vero, siamo dipendenti dal tiro da 3, non solo dal punto di vista del punteggio, ma anche come chiave per aprire le difese avversarie. Va anche detto che non si tratta di un abuso del tiro da 3, almeno per quanto s’è visto in questi PO. Sono tutti tiri ben costruiti, apertissimi, in mano a tiratori davvero capaci. A parte una magata di Goudelock marcato da M. Vitali, e un bellissimo e caparbio tiro da forse 8 metri di Micov, gli altri erano tiri da manuale. Siamo oltre il 40%, quindi ci sta anche che sia così, che usiamo… Leggi il resto »

Marco
Marco
2 anni fa

Non una bella partita ieri, se non l’avesse decisa Goudelock forse staremmo parlando di un’altra sconfitta punto a punto e delle amnesie di questa squadra. Ma alla fine giocatori di quel livello (col relativo ingente ingaggio) li prendi proprio perché ti risolvano queste partite quando serve, quindi va bene così, però se gara4 non venisse vinta in modo più netto e convincente non sarebbe un bel segnale in vista della eventuale finale. Su Goudelock giusto dare meriti ad allenatore e società per come hanno gestito una situazione delicata (anche visti i precedenti), sul giocatore poco da dire, pur con tutti… Leggi il resto »

U. Fo
U. Fo
2 anni fa

La squadra ha giocato. Ha sofferto. Ha vinto! Questo e’ un aspetto importantissimo. Anche se… anche se non e’ stata una partita di altissimo livello in difesa. Anche se tiriamo molto (troppo) da tre – ma con queste percentuali come si fa a criticare questa scelta? – Anche se Brescia ha buttato via il match, numericamente, con una prova scarsissima ai tiri liberi. Ne avessero messo qualcuno in piu’, chissa’ cosa staremmo commentando. La difesa sui piccoli non mi e’ piaciuta molto. Vero che Cotto e M. Vitali i loro punti li fanno comunque ma creare “fiducia” in giocatori del… Leggi il resto »

maurozz
maurozz
2 anni fa

Contento della vittoria naturalmente ma la mollezza sui rimbalzi è una roba che non mi va giù. Anch’io non troppo positivo in generale, si sarebbe dovuto chiudere prima.

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