Brescia col cuore, Milano senza identità

Una sconfitta dopo nove successi di fila, sebbene in un torneo non certo straordinario, tanto per usare un eufemismo, ci può stare per tutti.

Una sconfitta se scegli di adeguarti alla struttura altrui è sempre una cosa decisamente poco positiva.

Una sconfitta se sei l’Olimpia Milano, hai 11 giocatori che sono potenziali titolari ovunque e decidi, come già dolorosamente verificato a Firenze, di non colpire l’avversario dove già sanguina, è del tutto inaccettabile nella forma, prima che nella sostanza.

L’88-85 della Leonessa, meritatissimo, è proprio questo genere di sconfitta per Milano: forma prima che sostanza. In termini di classifica potrebbe anche essere indolore, poiché la vittoria veneziana del mezzogiorno aveva già attestato che, con moltissime probabilità, il primo posto sarà questione da dirimersi al Taliercio all’ultima giornata, tuttavia resta quella sensazione di inadeguatezza che si respira ormai da tanti, troppi mesi. Da inizio stagione, con poche eccezioni.

  • Scelte. Subire invece che imporre. Inseguire invece che condurre. E’ così a Milano dalla prima palla a due. E’ stato disastrosamente così in Coppa Italia, è stato così quasi sempre in EL, è stato così perfino contro rivali poco valide in campionato. L’Olimpia di Simone Pianigiani si adegua ed accetta  qualsivoglia situazione, senza provare ad imporre un sistema che oggi, dopo quasi otto mesi di stagione, non c’è. Ed allora sorge una domanda spontanea: ha forse ragione il coach? La squadra è così scarsa da non poter imporre nemmeno in una LBA che è quinto, sesto campionato in Europa? La nostra risposta è assolutamente no. Rinunciare a Tarczewski contro una Brescia senza Dario Hunt è scelta molto più che sbagliata. E’ la scelta di chi non ha un’identità. Ed è ancor più grave vedere Gudaitis seduto nei momenti decisivi della gara, con gli avversari che schierano un “big man” intorno ai 200cm.
  • L’annotazione precedente ci porta a Jordan Theodore. I numeri, implacabili, dicono che in sua assenza la squadra ha vinto 7 gare. Aggiungono, con crudeltà, che nelle sue ultime 5 presenze sono arrivate 3 sconfitte (VE-VA-BS), senza contare Firenze. Se quella di ieri è comparsata malgestita di cui non i sentiva il bisogno, si tratta comunque di situazione preoccupante. Quante settimane sono che ci sentiamo dire che «proveremo ad inserire Jordan»? Se scegli di lasciare fuori chi ti darebbe un palese vantaggio (sarebbe stato così con Hunt, figuriamoci senza) per reinserire il tuo playmaker titolare (lo è ancora?), che senso hanno 4 minuti, in cui peraltro il giocatore non fa nulla per dire che i numeri suddetti sono pura casualità? Ora cosa si pensa di fare? Minutaggio in grande crescita con Pesaro e Pistoia, che con tutto il rispetto lasciano il tempo che trovano in ottica Playoff, per poi magari giocarsi un “all in” a Venezia? Tutte domande che necessiterebbero di una risposta che, come da recente tradizione, non c’è.
  • Mindaugas Kuzminskas è l’altro tema scottante. Le ultime 7 presenze in campionato del lituano recitano così: 97 minuti, 24 punti (ben tre “0” ed un “2”), 5/14 da due ( in due gare non ha tirato da 2…) e 4/19 da tre, 13 rimbalzi e 9 perse. Ok che di un Kalnietis non esente da colpe si sappia quanto degli esperimenti nucleari in Corea del Nord, ma cosa sta succedendo ad un talento purissimo come quello del nativo di Vilnius? Se l’inizio della sua avventura milanese poteva essere soggetto a difficoltà causate dalla lunga inattività, un rendimento da quarta serie italiana a cosa è dovuto? Ci permettiamo di porre l’accento sul suo utilizzo da “4” invece che nel suo ruolo naturale di “3”. Ma può essere sufficiente?
  • I rimbalzi, figli delle scelte di cui si è detto. 39 a 36 Brescia. Le triple, figlie del non sistema. 37 tirate dall’Olimpia (contro 38 conclusioni da due), mentre la Leonessa ne ha scagliate 26 (43 i tiri da due). Fate vedere i corpi in campo, nonché quelli in borghese, ad un marziano e vi dirà che questi numeri sono figli di statistiche fornite da un computer avariato. Assurdo è dire poco, Suicidio tecnico-tattico è dire la verità. Gli istanti decisivi della gara hanno visto gli uomini di Diana sfruttare a piacimento la stazza contro i piccoli milanesi, sempre in campo almeno in tre. Può bastare? No. Aggiungiamoci pure che il “Goudelock contri tutti” è il set offensivo più utilizzato da Pianigiani in queste settimane. Che in Italia possa pagare lo avevano già verificato. Che possa pagare contro le migliori italiane, è tutto da vedere, o meglio, è in forte dubbio. Tagli? Zero. Blocchi? Eseguiti con superficialità e senza imposizione fisica alcuna.
  • Brescia ha vinto con merito, facendo il massimo. Milano ha perso ancor più meritatamente, facendo poco più del minimo. Quel canestro di Cotton era palesemente non valido, lo hanno visto tutti, tranne gli arbitri, figli di una scarsa conoscenza del gioco ed incapaci di valutare con personalità di fronte alle regole. Può succedere, nessun problema. Problema che invece esiste quando senti, ancora una volta, il disco rotto del “ci abbiamo provato”. «Mi è piaciuto aver voglia di provare a vincere». Cosa? Ora, pare che la Pallacanestro Olimpia Milano abbia una storia che, volente o nolente, la obbliga a competere sempre per i traguardi maggiori, così come per ogni singola gara, che sia Coppa dei Campioni o Valtellina Circuit. Provarci non è un merito da queste parti, è un dovere, che non va sottolineato, ma solo portato a compimento. Vincere, almeno in Italia, è obbligo. Che hanno affrontato tutti gli allenatori di Milano e che non prevede attenuanti per nessuno. E’ bene farsene una ragione, perché “perdere bene” è il miglior viatico a diventare “perdenti”. Senza identità è un attimo.
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15 pensieri su “Brescia col cuore, Milano senza identità

  1. Concirdo su tutto. Tarcheski in tribuna e’ uno scandalo specie se a Theodore si danno solo 3-4 minuti. Kuzminskas deve giocare tre, da titolare. Il tempo per Abass e’ finito. Abbiamo i centri piu’ forti del campionato: perche’ giocate senza? Pascolo vsle dieci volte M’baye che non segna, difende poco e si fa fregate sotto il naso il rimbalzo piu’ importante del match. Squadra che gioca solo pick and roll o idolamenti per Goudelock. Dov’e’ il nostro gioco? Puanigiani coach mediocre. Giocatori senza anima. Non una bella presentazione alla vigilia dei play off!!

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  2. Concordo anch’iio.
    Pianigiani non lo capisco. Lasci Tarczewski in tribuna quando quelli non hanno Dario Hunt? E poi, senza nessuna conseguenza logica, spremi Gudaitis (28 minuti) al punto che non gli fai giocare il finale?

    In una partita come ieri, Gudaitis e Tarczewski sarebbero stati il nostro Fesenko, come dominio fisico assoluto. Però devi imparare da Sacripanti, e fare arrivare la palla ai tuoi centri dominanti SEMPRE!
    Era una partita da vincere passeggiando, giocando la palla dentro alla nausea, con un Gudaitis che ormai mostra dei movimenti raffinatissimi e imparabili.

    Ho sentito dire a Pianigiani che voleva fare esperimenti, provare altri assetti, ce ne fosse bisogno ai po.
    E li fai con Brescia? Quando hai ancora Pesaro e Pistoia?
    Visto che in campo s’è vista anche una grande confusione – (vorrei che mi spiegasse che senso potrà mai avere il trio di esterni Cinciarini-Goudelock-Theodore che ha schierato) – visto che c’era grande confusione, mi viene da aggiungere che se vuoi fare esperimenti almeno preparali, non fare le cose a cazzo di cane.

    Sono molto deluso. Dalla sconfitta certo, ma ancora di più dal modo. Avevi trovato finalmente un modulo, e lo distruggi così?
    Davvero Pianigiani non lo capisco, e comincio a dubitare di lui, che finora non avevo mai fatto.

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    1. Disamina chiara, più o meno condivisibile. Un solo passaggio: gli esperimenti, con Pesaro e Pistoia, possono al massimo emergere per negatività (e allora li cassi subito). Ma le eventuali positività, emergono solo ad un livello più alto, ad esempio con Brescia. Che sarà poi il livello con cui Milano si confronterà nei playoff

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  3. Pur apprezzando molto la competenza di Marzagalia e rispettandone le opinioni, in linea generale sono molto più soft di lui nel valutare l’operato di Pianigiani (ad esempio sull’Eurolega sono molto meno critico perché concordo più con Maggi che questa era una squadra da dodicesimo-tredicesimo posto), però invece questa analisi la condivido pienamente. La conduzione di ieri è stata assolutamente incomprensibile. Vero che a livello di classifica contava poco perché si giocherà a Venezia il primo posto, però che senso ha reinserire Theodore ieri quando fra poco hai due partite in casa ben più semplici? Verissimo anche che adattarsi e non imporre in campionato è una scelta da perdenti. Gudaitis non ha giocato nell’overtime perché è noto che ha problemi di fiato e non ne aveva più, ma se portavi Kaleb potevi dosare meglio le energie. Kuzminskas non è esente da colpe, ma ne han ben di più Pianigiani che non costruisce un gioco per sfruttarlo (ha ricevuto una palla in post e ha fatto canestro, poi non è stato quasi mai cercato, e non è mai stato uno che si costruisce tutto da solo attaccando dal palleggio a difesa schierata). M’Baye si era già visto col Pana che nei momenti decisivi è meglio che stia fuori. Alla fine c’è da riconoscere che, come già a Varese, si è perso più per una serata anomala al tiro (Bertans 7 triple aperte in una partita le sbaglia raramente), però una squadra con la profondità e il talento di Milano dovrebbe essere in grado di sfruttare opzioni alternative nelle serate storte al tiro che possono capitare.

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      1. Però il fatto che alcuni giornalisti lo abbiano scritto non significa che fosse corretto. Il quintetto a inizio anno era Theodore-Goudelock-Micov-Jefferson-Tarczewski. Tre rookie di Eurolega, la cui competitività a questi livelli era incerta e tutta da verificare, Micov buon giocatore esperto ma non uno che sposta a quei livelli, Goudelock unica presunta “stella” ma con tutti i difetti che si conoscevano (e se Obradovic e il Maccabi lo avevano lasciato andare dopo una stagione qualche motivo c’era). A mio parere era lecito attendersi al massimo 12-13 vittorie, non di più, e bastavano un paio di dettagli come un rimbalzo o un autocanestro per arrivarci. È stata sbagliata più la costruzione della squadra in estate che non le scelte tecniche. Diverso il discorso in Italia, qui ci si aspetterebbero partite più dominate e ben diverse da quella pessima di ieri (concordo sconfitta meritata nonostante il canestro di Cotton non valido) È altrettanto vero però che sono anni che abbiamo la squadra più forte in LBA eppure anche i predecessori (Scariolo2, Banchi e Repesa) o hanno fallito, oppure nelle due stagioni che hanno vinto lo hanno fatto mai dominando ai PO e con non pochi patemi, e se guardi i roster di Scariolo2 o Banchi1 non è che sfigurassero rispetto a questo, anzi.

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  4. Si continua a parlare di roster e di profondita’ ma non e’ (solo) con il roster che si vincono i trofei, anzi! Quello che colpisce e’ la mancanza di gioco. Se la difesa e’ a tratti buona, in attacco ieri si sono rivisti i mille palleggi (Jerrels) e pochi passaggi. Nessun ribaltamento, poche uscite dai blocchi per i nostri tiratori. A fine aprile mi aspetto un po’ di piu’. Ieri con un paio di triple in piu’ a bersaglio avremmo vinto. La sconfitta in se’ dunque non deve spaventare. La mancanza di anima invece si’. Anima che si e’ vista solo dal Cincia, da un Pascolo super-presente, anche se schierato da piccolo, da Goudelock e Gudaitis. Gli altri mi son sembrati carichi di sufficienza.
    Ora preme comunque vincere tutte le partite rimaste perche’ il fattore campo nei play off e’ comunque molto importante. Buon basket a tuttim

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  5. A parte qualche tweet #nopianigiani prima dell’ufficialita’ dell’ingaggio, non sono tra quelli che sparano a zero su di lui. O che tifano contro.
    Ma la situazione di Kuzminskas e’ diventata ridicola, e sul suo impiego come 3 o 4 temo che la responsabilita’ sia solo dello staff. Poi magari no, e tutti i giocatori semplicemente si trovano male con l’ambiente, quindi si impegnano quando gli pare.

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    1. A differenza di altri nel recente passato, nel suo caso non mi sembra l’impegno il problema, secondo me è uno che ci tiene. È un problema come dici tu del coaching staff, se prendi un giocatore (che ha dimostrato tanto a livello europeo e che non costa due spicci) vuol dire che lo ritieni utile per il tuo progetto e quindi dovresti cercare di integrarlo nel tuo sistema di gioco valorizzandolo per quelle che sono le sue caratteristiche. Pianigiani con Kuz almeno negli ultimi tempi non sta facendo nulla di tutto ciò, anzi il contrario. Su Bertans vero che ieri non ci sono stati blocchi a liberarlo ma ha comunque tirato 10 volte quasi sempre libero e in ritmo, e ha sbagliato praticamente tutto (può capitare)

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    2. Ritenere che Kuzminskas potesse giocare da 4 perimetrale non è una bestemmia. E’ chiaro che sarebbe più utile con Theodore, che attacca meglio il ferro e potrebbe quindi ricevere più palloni «aprendosi». Soprattutto in Italia

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