La nona di Milano è targata Goudelock: Cantù lotta ma va KO.

Parlare di vendetta dopo quel che accadde a Firenze due mesi fa è eccessivo, perché sicuramente Pianigiani ed i suoi avrebbero preferito invertire i risultati, tuttavia rispetto a quella sciagurata prestazione di Coppa Italia in campo si è vista un’altra Milano. Reattiva e più fluida nel saper sfruttare un talento ed una profondità decisamente superiori, la squadra milanese ha vinto una gara comunque complicata, nonostante passaggi a vuoto, individuali e di squadra, che sono ancora per certi versi inquietanti.

Nell’impossibilità di costruire un sistema che sia realmente di squadra, è possibile che il coach senese stia trovando una dimensione in grado di appoggiarsi alle proprie individualità nel modo migliore: dando per scontato che quei valori in Italia non li possiede nessuno, potrebbe trattarsi di un’operazione molto saggia in vista di un’edizione di Playoff in cui un solo esito sarà accettabile per i meneghini.

  • “Good luck Nemanja”: firmato Andrew Goudelock. Apre la gara e la chiude alla maniera di quelli forti, lasciando più di un’impressione di leadership che tanto manca nello scacchiere Olimpia. Tutto ciò che fa è perfettamente nelle sue corde, esattamente ciò che ci si può aspettare da uno che ha sempre fatto canestro, lo ha fatto ovunque, e spesso, in carriera, ha avuto il problema di condividere palloni e conclusioni con altri protagonisti. Sfrutta alla perfezione il fatto che Sodini non abbia una reale contromisura individuale per fermarlo e segna sempre nei momenti decisivi, ivi compresa la tripla seguita dal gesto “alla Greg Foster” (la panca dei Lakers è ancora sotto shock…), che, sebbene deprecabile, è finalmente un raggio di luce nel buio agonistico di una squadra che ci ha provato spesso ma non ci è riuscita quasi mai. Prima di un eventuale separazione a fine anno, c’è uno scudetto da vincere:  senza questo “Drew”, difficile arrivi lo scudetto.
  • Simone Pianigiani ha decisamente alzato l’asticella delle pretese nei confronti dei suoi. Bene farlo ora, non benissimo aver atteso così tanto. La “comfort zone” concessa agli atleti milanesi è probabilmente una delle ragioni maggiori degli insuccessi recenti. Questo è il linguaggio del corpo che si addice a un allenatore che vuole vincere, ben diverso da quanto registrato per sette mesi, soprattutto in sala stampa. Le vittorie migliori della contrastata stagione milanesi sono arrivate in corrispondenza delle prove più convincenti del proprio allenatore.
  • I numeri. 93 punti subiti sono tanti, troppi, anche perché non si è giocato in territorio canturino per più di 14-15 minuti. E’ altrettanto vero, però, che la stessa Milano rende di più quando sale il ritmo e non ci si perde in quella marea di palleggi inutili ed inoffensivi. Ed allora una gara vicina ai 100 è quasi conseguenza naturale. In una delle rare serate negative di Tarczewski, impressiona negativamente il dato a rimbalzo: 37 a 34 per i brianzoli. Oggettivamente, date stazza e profondità, Milano ne deve tirare giù almeno una dozzina di più degli avversari. 26 di Smith e 20 di Culpepper dicono che la difesa sugli esperti con punti nelle mani resta un rebus irrisolto, cosa che non sfuggirà ai coach che prepareranno le gare contro l’Olimpia nei Playoff.
  • Up and down. Certamente UP Gudaitis, per l’ennesima volta, ormai vicino al titolo di MVP di questa Lega, magari giocandoselo con Stanley Okoye, nel più inatteso dei duelli. Il lituano toglie le castagne dal fuoco più di una volta e lo fa sia quando, finalmente, ben imbeccato dai compagni, sia quando c’è da far pulizia sotto i canestri, sia quello proprio che quello avversario. UP anche l’attacco quando, ma accade ancora troppo raramente, in corrispondenza del “pick and roll”, sul lato debole si vedono due uomini muoversi all’unisono, garantendo perfino eventuale copertura difensiva. Ne deriva un bel jumper di Cinciarini. Praticamente si intravede ciò che il Fenerbahce fa per 40 minuti… Per il DOWN si torna alla difesa sugli esterni, a partire dai primi possessi. Non sta né in cielo né in terra che Awudu Abass, in missione su Culpepper, si faccia battere tre volte su quattro ad inizio gara perchè impreparato coi piedi. Così come qualche taglio canturino (sì, Cantù usa i tagli…) vede momenti di imbarazzo difensivo notevoli, con occhi e corpo inadeguati,  da parte di tanti.
  • Il calendario, il primo posto e.. Buscaglia. Milano ora va a Brescia, poi riceve Pesaro e Pistoia per chiudere a Venezia. La quale  Reyer fa visita a Sassari prima di ospitare Capo d’Orlando, viaggiare a Pesaro e finire, come detto, con la sfida del Taliercio a Pianigiani e soci. Probabile che la faccenda primo posto si decida proprio all’ultima giornata. Su questi Playoff incombe l’ombra dell’Aquila Trento, all’ottavo successo nelle ultime nove gare (unica L proprio con l’EA7): non è un caso e non lo sarà mai. I grandi allenatori fanno la differenza, sempre, e Maurizio Buscaglia, da diversi anni, ha ampiamente dimostrato di esserlo. Parere personale? Numero 1 italiano entro i confini, che anche quest’anno renderà la vita assai complicata a chi si troverà ad affrontare la sua squadra.

OFF TOPIC… ma non troppo. Jordan Theodore come sta? Bene, benino, male, malissimo? Mancano quattro gare, decisamente poco per toccare una struttura che pare finalmente funzionare. E’ ai margini di questa Olimpia del post Firenze? Non è in grado di giocare una gara di campionato? Tutte questioni che, al pari del fantasma di Mantas Kalnietis, andrebbero affrontate e chiarite, in un’epoca in cui comunicare è spesso quasi fondamentale quanto agire.

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4 pensieri su “La nona di Milano è targata Goudelock: Cantù lotta ma va KO.

  1. La vittoria e’ importante, anche perche’ a fronte di una discreta prestazione (a tratti anche buona) si e’ comunque fatto un po’ di fatica ma i due punti sono arrivati. Cantu’ e’ squadra tosta, con ottimi esterni. Milano deve andare per la sua strada ma l’idea di evitare Trento e’ comunque allettante. E se Buscaglia (che e’ un grande) arriva quarto forse forse e’ meglio arrivare secondi . Theodore e’ un problema, soprattutto se non e’ poi cosi’ infortunato. In ogni caso con il rientro di Micov lo spazio per lui sarebbe poco e dovrebbe giocarselo con Jerrels che lentamente sta tornando in una forma accettabile e che, secondo me, in difesa (se vuole) puo’ dare qualcosa in piu’ di JT.

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  2. Aggiungo soltanto che il mini break del 4 quarto è venuto quando in campo per Milano c’erano Abass, Tarczewsi e Kuzminskas.
    Una combinazione insolita che si è rivelata poi fragile, che a quel punto della partita ci stava anche, in vantaggio di 14 punti a 6 minuti dalla fine.
    Lo sottolineo per dire che questa volta sono stati gli elementi individuali, e non la squadra ad avere il rilassamento che non bisogna avere.
    Tarczewski che per una volta ha avuto una giornata no in generale, sballottato e confuso – ci sta.
    Abass che deve, ma proprio deve, comprendere che la palla in mano è qualcosa che deve, deve, imparare dagli altri come gestire, e ne ha davanti a sé nella sua posizione, da Bertans a Micov da cui imparare cosa farne – e dico due diversi da Goudelock che è lì per far punti.
    E Kuzminskas che chiaramente è in difficoltà col sistema di Pianigiani, ma è un grande campione e un ragazzo molto serio e arriverà. Si vede proprio dagli screzi che ha con Pianigiani a bordo campo, ormai abbastanza frequenti, segni di una frizione di due che non mollano, perché entrambi vogliono un certo risultato che sanno entrambi essere alla portata, ma non ancora presente.

    Insomma la flessione finale meno preoccupante del solito perché legata a fattori individuali che non ci hanno impedito di vincere una partita molto meritata.

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    1. In effetti anche il Cincia ha avuto il suo momento no nella gara. E ci sta anche per lui, che sta facendo una stagione pazzesca, al limite delle sue possibilita’. Per Abass non e’ cosi’ semplice perche’ e’ vero che si allena con gente che conoscevil basket ma ha troppo poco tempo a dusposizione in campo per mettere in pratica cio’ che vede. Anche in questo deve migliorare perche’ essere l’ottavo o nono uomo non e’ sempre facile. Domenica comunque mi ha un po’ deluso in difesa: dpesso sul primo passo degli avversari era gia’ indietro.

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