Goudelock e Cinciarini regolano una Torino in crisi nera.

Continua la striscia positiva dell’Olimpia in campionato: col successo su Torino si arriva ad otto, ripercorrendo la strada già abituale nelle ultime stagioni.

90-78 è punteggio reale per la differenza abissale tra le due squadre, tuttavia un poco severo per una Fiat Torino che se l’è giocata per 37 minuti. A quel punto due conclusioni dall’arco di Goudelock e Cinciarini hanno chiuso il discorso a favore di Milano.

  • Andrew Goudelock ed Andrea Cinciarini sono gli assoluti protagonisti. Cifre a parte, che tra l’altro possono stupire nel caso del Capitano, mentre dovrebbero essere normale appannaggio dell’ex attaccante della Stone Mountain High School, è l’impatto del duo milanese ciò che dà la forza alla propria squadra di chiudere una gara che poteva diventare l’ennesimo, antipatico tranello. In tutti i momenti di difficoltà sono stati loro, al pari delle solite situazioni di assoluta utilità di Gudaitis, a risolvere i problemi di Pianigiani.
  • Peppe Poeta ha detto 300 in A e magari, vista la portata del personaggio nel panorama italico, un piccolo riconoscimento avrebbe potuto essere nelle corde di una società che fa dell’immagine e del marketing i suoi punti d’onore. E 9 assist senza perse in 17 minuti sono la bella immagine che il playmaker di Battipaglia ha lasciato al Forum. Entrando spesso nelle viscere della difesa milanese, che per più di tre quarti e mezzo, non ha avuto mezzi per controbattere le situazioni di “pick and roll” avversarie, soprattutto nei casi di alzate oltre il ferro. Lavoro importante quello che aspetta lo staff milanese in questo senso, visto che, Trento e Cantù a parte, forse pure Bologna coi suoi isolamenti, la stragrande maggioranza delle minacce avversarie nei Playoff arriverà con queste soluzioni.
  • Vittoria convincente? Ni. Vittoria, certo, che tuttavia va pesata e non solo contata. Torino ha perso 8 delle ultime 10, di cui tutte le ultime cinque. Durante questo periodo, Coppa Italia a parte, ha saputo battere solo Pesaro e Capo d’Orlando. Nella serie di quattro sconfitte che hanno preceduto questa gara, lo scarto medio negativo è stato di 10 punti, mentre nelle tre che hanno preceduto i successi contro i fanalini di coda di LBA, quello scarto era addirittura di 14,6 punti. Traducendo i numeri, Milano non ha fatto nulla di diverso da ciò che era stato prodotto da tutte le altre squadre che non lottassero per la retrocessione. Quello che Milano deve fare ora è vincere le due gare in arrivo, ovvero le trasferte di Cantù e Brescia. Per la prima basterebbe buttare in campo l’orgoglio che dovrebbe derivare dall’umiliazione di Firenze, per la seconda imporre il proprio gioco con scelte precise difensive. Questo sarebbe il primo vero messaggio di superiorità verso le rivali per lo scudetto.
  • Andrea Cinciarini, ancora, e Jordan Theodore. La faccenda si complica. Innegabile che la presenza del Capitano sia attualmente imprescindibile, è altrettanto chiaro che bisogna capire cosa fare con JT. Milano sta giocando diverse gare dal peso limitato, soprattutto ultime di EL ed è chiaro che il reinserimento dell’autodefinitosi “best PG in the business” proceda al rallentatore poiché lo spot di play è uno e provare a farne giocare tre vuol dire accantonarne, di fatto, almeno un interprete. Quindi? beh, Pianigiani non si aspettava un impatto così importante di Cinciarini, cosa che probabilmente non avremmo mai visto se non vi fosse stato il problema fisico dell’americano, e si trova oggi di fronte ad un dubbio tremendo. Continuare così con il rischio di arrivare ai PO con JT formalmente presente ma effettivamente estraneo alla crescita della squadra oppure rischiare oggi ed arrivare ai PO col giocatore reintegrato in tutto e per tutto, ma magari con qualche sconfitta che potrebbe costare la leadership in stagione regolare? Tra l’altro è evidente come l’ambiente tutto, dai compagni ai tifosi, gradisca la presenza di Cincia come degli altri italiani, forse ormai non solo scottato ma del tutto bruciato da tanti nomi stranieri visti vivacchiare da queste parti. E’ questione importante che solo un allenatore può gestire.
  • La qualità del gioco milanese. Siamo indietro, molto. Tralasciando quanto ci viene regolarmente trasmesso riguardo le difficoltà causate dal calendario di Eurolega, cosa che ormai ha distrutto pure Giobbe, il gioco dell’Olimpia è decisamente limitato rispetto alle possibilità ed al talento di una squadra che, in Italia, dovrebbe passeggiare. Se la difesa vive momenti molto interessanti già da qualche tempo, esclusa quella già menzionata sul p&r, l’attacco è ancora troppo spesso vittima dei suoi difetti di inizio stagione, senza alcun miglioramento. Il talento è tantissimo ed allora vieni a capo di molte situazioni grazie a soluzioni individuali, ma ciò che manca del tutto è l’armonia tra chi è in possesso di palla ed il resto dei protagonisti. Ovvio che per un giocatore, dopo 14 secondi di palleggi insistiti e senza costrutto del tuo playmaker, sia quasi automatico perdere fiducia nel sistema e farsi poi trovare impreparato nella conseguente situazione di emergenza. Quante volte abbiamo sentito anche ieri gli assistenti di Pianigiani scandire 6-5-4-3 etc indicando alla squadra i 24″ che stavano per scadere. Bisogna entrare negli attacchi prima, sin da subito, cavalcando la totalità delle possibilità sul campo, che sono illimitate in questo contesto, almeno tre categorie inferiore a quello europeo.
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3 pensieri su “Goudelock e Cinciarini regolano una Torino in crisi nera.

  1. Io ho visto Milano tenere tranquillamente il passo di Torino per tutta la partita, poi, molto cinicamente, dare la giusta accelerata nel finale per chiudere i giochi senza se e senza ma – come peraltro fanno con noi le squadre di prima fascia di EL: sì, proprio quelle partite che crediamo di esserci giocati fino alla fine…

    Il Cincia non soltanto sta portando la squadra dove dovrebbe essere, ma sembra l’unico dei play ad aver capito come potrebbe funzionare il gioco di Pianigiani. Tant’è vero che non solo ha preso a segnare un sacco di punti senza forzare mai, ma si ritrova in area a fare scompiglio e creare assist e occasioni con molta frequenza.
    Non ha la partenza dal palleggio 1/1, ma quando prende il passaggio in velocità ha una capacità dinamica importante: di creare vantaggi per tutti. Sacrificarlo per Theodore sarebbe un errore tremendo, secondo me.
    A ogni dichiarazione di Pianigiani, l’allenatore fa notare come stiamo giocando senza Theodore, play titolare, quindi questo è quello che pensa lui. Un pensiero molto pericoloso, perché Theodore, secondo me, con la sua frustrante nessuna voglia di difendere, tira giù il morale a tutta la squadra. Che infatti, risultati a parte, ha mostrato finalmente di avere le palle da quando lui non c’è.

    Abass ha dei grandi spazi di crescita, ma si deve sbrigare, perché quando la palla arriva a lui muore. Si vede proprio che non ha idea di cosa farne. Deve crescere mentalmente, capire che “creare vantaggi” non significa soltanto andare a canestro, ma costringere la difesa a sbilanciarsi. Spero davvero che ci arrivi presto, perché ha molta qualità. Se invece continua a far morire la palla, sarà difficile che lo lascino in campo, e allora quando migliora?

    Secondo me, per riprendere una discussione di qualche post fa, con i soldi di Goudelock, Jerrels e Theodore messi insieme, si prendono un gran play e un esterno fisico coi punti nelle mani. Di più perora non ci servirebbe.
    Anche perché Kuzminskas prima o poi si metterà a giocare, no?

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  2. E’ un piacere leggere e condividere le analisi. Condivido in toto quanto detto su Cinciarini che e’ l’unico play della squadra in grado di coinvolgere i compagni. Se poi riesce anche a fare una decina di punti a gara, va certamente bene. JT e’ certamente un problema. Io, da tifoso, lo terrei in disparte perche’ ho la sensazione che il suo ritorno dia noia alla squadra, sia per qualita’ di gioco collettivo (gia’ scarsina) sia in difesa. Pero’ il coach ha il polso della squadra e dello spogliatoio: scegliera’ per il meglio. I lunghi ci sono e danno garanzie. Se Kuz riprende a giocare come sa e se rientra Micov al meglio, c’e’ la possibilita’ di giocarsela con tutti, a condizione che si difenda forte perche’ l’attacco bslbetta un po’ specie quando mancano energie e lucidita’ e si cade nel tranello di non far girare il pallone e di accontentarci del talento di alcuni singoli. Iniziamo da qui; per i programmi futuri attendiamo l’esito dei play-off.

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