Essere Jordan Theodore: la condizione, il suo posto, i processi e il mercato

Essere Jordan Theodore. Anche nella settimana che porta al derby con Cantù. D’altronde, proprio in quella gara di Coppa Italia a Firenze, la caviglia sinistra del play USA disse basta. E probabilmente, proprio in questo aspetto sta la provvisorietà di ogni giudizio. Jordan, che in quel disastro fu l’ultimo ad alzare bandiera bianca (stoppata su Parrillo annessa), Jordan, che è rimasto a guardare mentre la squadra tornava a correre in campionato. Come se, d’improvviso, il guerriero fosse diventato un problema.

La condizione

Il 9 febbraio sono 29’ contro la Stella Rossa, con 13 punti e 8 assist. L’11 sono altrettanti con Brindisi, per 12 e 6 rimbalzi. Parlando di stagione regolare, la presenza di Theodore nel cuore di Milano finisce lì. Da quel momento, saranno 5’ contro Valencia e 7’ con il Bamberg, con solo tribuna in LBA. Perché? Perché la caviglia sinistra necessita di tempo. Gettato nella mischia a Desio contro l’armata Taronja, Jordan si impianta su due blocchi difensivi, e al rientro in panchina confessa a Pianigiani di non farcela. Da quel momento lavora durissimo, anche prima del successo contro Torino, con una sola parola d’ordine: «recuperare». Theodore insomma cerca di ritrovare la condizione, ma Simone Pianigiani in campionato vuole solo la vittoria, e Andrea Cinciarini è oggi l’interruttore più affidabile.

Il ruolo

Jordan Theodore è il play dell’Olimpia Milano, e viene considerato come l’acquisto per la volata di fine stagione e per i playoff. Il giocatore conferma tutto questo con l’atteggiamento in panchina, entusiasta e coinvolto nei 40’, e con un umore parso alto anche nella cena con i tifosi di martedì sera. Poi, ci sono le parole di Simone Pianigiani. Dopo l’Efes: «Dobbiamo trovare il tempo per reinserire Theodore». Dopo Valencia: «A noi un Theodore in più in rotazione avrebbe fatto comodo». Dopo il Panathinaikos: «Paghiamo anche le assenze di Micov e Theodore, che sarebbero stati importanti questa sera». Riferimenti che parlano di centralità, non di progressiva emarginazione.

La considerazione

Milano è tornata a correre senza Jordan Theodore, ma per vincere non potrà prescindere da Jordan Theodore. L’ex Banvit è stato la vera e propria prima scelta di mercato, un’odissea percorsa sino in fondo da Flavio Portaluppi, ben prima del tentativo con Mike James, basti pensare ai primi contatti con l’agente Eric Fleischer di aprile a Milano. Il giocatore ha risposto con 11.3 punti, 3.1 rimbalzi e 3.2 assist in LBA, e 11.6 punti, 2 rimbalzi e 4.3 assist in EuroLeague (tredicesimo assoluto). Numeri rilevanti, in un contesto processuale dove l’imputazione è rappresentata da atteggiamento difensivo ed egoismo agonistico. Nel primo caso, la coesistenza con l’amico Andrew Goudelock si è rivelata sino ad ora impossibile, anche contro sistemi offensivi limitati. Nel secondo, attenzione agli assolutismi. Theodore a Milano ha dovuto confrontarsi con un contesto di gioco più «esterno», dopo aver cavalcato per due anni prima il centro Johannes Voigtmann in Germania, ribadendosi poi con i “lunghi” Gasper Vidmar e Gediminas Orelik in Turchia. La condivisione, non è sempre semplice da assumere. Ed è inutile parlare di progettualità quando, poi, si vuole tutto e subito.

Il mercato

Jordan Theodore in tribuna, e mercato che impazza su Mike James e Nemanja Nedovic. Il posto del play Usa è quindi a rischio non tanto oggi, ma bensì domani? Urge precisare come oggi il giocatore di Malaga sia elemento totale sugli esterni, capace di coprire tre ruoli ma senza essere un play. Credibile «ministro della difesa» (termine ovviamente riduttivo), si sposerebbe meravigliosamente con Jordan. E lo stesso Mike James, uomo da uno contro uno, potrebbe essere il completamento di una batteria di registi assolutamente interessante. Fermo restando, ovviamente, l’aleatorietà del tutto. Perché quel che il mercato sembra oggi, rischia di non esserlo domani.

Alessandro Luigi Maggi

#VinciamoNoi

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palmasco
palmasco
2 anni fa

La difesa di Theodore qui sopra è basata sui suoi numeri, detti “rilevanti” – e probabilmente lo sono. Ma non convince molto, perché è come dire il vecchio detto: l’operazione è riuscita bene, ma il paziente è morto. I numeri di Theodore sono forse rilevanti, ma la squadra ha avuto una stagione molto difficile, e deludente, finché in campo c’è stato lui. Sparito lui la squadra ha indubbiamente mostrato qualcosa che secondo me è ancora più importante dei risultati: quella voglia di stare in campo e di lottare, che ora ci fa sperare di fare dei buoni play off, forse… Leggi il resto »

U. Fo
U. Fo
2 anni fa

Condivido in toto questo commento. JT ha deluso (me) proprio per i limiti difensivi (amplificati quando sta in campo con Goudelock) e per il non essere stato capace di coinvolgere i compagni. Non utilizzarlo e’ certo uno spreco ma il suo reinserimento e’ un pericolo assoluto per il rendimento (anche mentale) della squadra. Il coach sapra’ certo cosa fare…. Per il futuro credo proprio che JT e AG non saranno piu’ della squadra se si riuscira’ a trovare un vero play TOP. La cosa che non condivido e’ una previsione di play off addirittura “quasi ottimi”. Me lo auguro ma… Leggi il resto »

Anonymous
Anonymous
2 anni fa

No ragazzi,vi sbagliate alla grandissima sono convinto che con un playmaker come Theodore il cammino playoff per l’olimpia sarebbe stato totalmente diverso..Cincia ci ha messo il cuore ma a certi livelli piu di 15′ non può più dare idee e non può più creare .
Jordan è l’unico buono acquisto che ha fatto Milano in 6/7 anni di gestione..

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