Milano batte Brindisi: ora la Coppa Italia, vera opportunità per capire chi sei e chi sarai

Il successo milanese a Brindisi non è di per sé una notizia, anzi. Il modo in cui è giunto, dopo l’inizio difficilissimo, le rende sicuramente più analizzabile. Partendo da  ciò che rappresenta la difesa biancorossa, eccellente in Italia ed insesistente in Europa.  Se il livello è ovviamente diverso, e non di poco, è anche vero che l’applicazione dei singoli pare talvolta altrettanto differente. Con il weekend lungo di Coppa Italia in arrivo, il lavoro di Pianigiani dovrà essere principalmente incentrato su questa tematica.

  • Da metà primo quarto, col punteggio sul 15-14, fino al 4′ della seconda frazione va in scena lo spettacolo peggiore che questa squadra possa allestire. Un perfetto mix di scarsa applicazione, disorganizzazione ed incapacità di imporre. Non è la prima volta, purtroppo, e la struttura del reparto arretrato milanese non aiuta in questo senso, segnatamente dal punto di vista difensivo. Bene aver trovato la quadra all’interno della gara, ma preoccupante ciò che si è visto prima: in altri contesti potrebbe essere letale. Non solo in Eurolega.
  • Theodore e Goudelock, Goudelock e Theodore. Credo nessuno possa dire di non essere di fronte a buoni giocatori, tuttavia è assai in discussione capire se la somma dei due possa accrescere il valore di squadra o meno. Se è vero che il meglio dai propri uomini un allenatore lo ottiene quando il valore della sua squadra è superiore alla somma del talento e delle possibilità individuali, credo che in questo caso non sia tanto una questione di Pianigiani o meno: le due guardie milanesi sono qualcosa che ti puoi permettere all’interno dello stesso sistema nella pallacanestro di oggi? L’opinione, del tutto personale ma basata su quel che si vede in Europa ed oltre, è negativa. Puoi permetterti di essere attaccato regolarmente sul primo passo o sulle disparità fisiche che si creano dopo le rotazioni? Difficile. Diventerebbe fattibile in presenza di un sistema difensivo ben organizzato: il mix tra i dettami dello staff ed il desiderio dei giocatori.
  • Sarà l’età, sarà la nostalgia per un gioco vero che oggi si vede sempre meno spesso, sarà il solo nome del PalaPentassuglia, che ti fa tornare in mente quella Rieti dei Brunamonti, dei Sanesi, dei Sojourner e dei Lee Johnson che giocava in modo fantastico e vinse un’indimenticabile Korac a Liegi col Cibona, ma il minuto di sospensione in cui Pianigiani ha “sottolineato” con una certa energia verbale e fisica, «What kind of fucking pussies you are!?» è piaciuto e non poco, alla maniera di come facevano i coach veri e di come fanno i grandi di oggi. Quando si esce dalle scuse, che aiutano solo a perdere, dalle giustificazioni più o meno credibili e ci si dirige alla testa ed all’anima dei giocatori, se la reazione arriva, allora un coach sta facendo bene. Arrivasse la Coppa Italia, tanto sarebbe in quelle poche ma decise parole.
  • Importante la vittoria per la classifica, che sta correttamente portando in vetta Milano, Venezia ed Avellino, le tre più accreditate. Fondamentale non perdere punti pesanti poiché il girone di ritorno porterà gli uomini di Pianigiani a rendere visita alle due suddette più Brescia e Bologna: la leadership di stagione regolare passerà dalle trasferte e non ammette scivoloni imprevisti.
  • La Coppa Italia, per tanti anni coppa maledetta. Usciamo dagli equivoci, vincere è vincere, nulla d’altro. Milano deve vincerla, è vero, ma non sta inciso in nessuna pietra che sia cosa già fatta. Fu così negli ultimi due anni, in cui una fu dominata e l’altra vinta più di cuore che altro, è così oggi. Se l’Olimpia la vincerà lo farà con merito che sarà giusto riconoscerle. Tenendo ben presente che vincere da favoriti è sempre cosa complicata e da ben bilanciare: sei favorito perché sei più forte, ma hai il doppio della pressione degli altri. Particolare la situazione in cui si arriva a Firenze. Nella parte di tabellone che interessa ai meneghini, Bologna sarà al 99% senza  Aradori, tradito da un flessore, Cantù senza la sua arma migliore (Culpepper) e Brescia, splendida fino a prima di Natale, viene da sei sconfitte nelle ultime dieci gare (cinque nelle ultime otto). Nell’altro spicchio di tabellone, Avellino pare star meglio di tutti ma ha vissuto una Champions League da dimenticare, Venezia deve sostituire Orelik e sta provando ad inserire al volo Austin Daye, Cremona ne ha perse tre delle ultime austro e Torino, seppur vincente a Pesaro, è in grave difficoltà per le note vicende. Verrebbe da dire, “si salvi chi può”, o meglio “vinca chi può”. Ecco, Milano ha più possibilità di tutti. Tante di più.
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4 pensieri su “Milano batte Brindisi: ora la Coppa Italia, vera opportunità per capire chi sei e chi sarai

  1. Goudelock secondo me si sta adeguando, attraversa una trasformazione molto positiva – Theodore invece è troppo altalenante nell’impegno. Finisce purtroppo per trascinare in basso tutti gli altri, secondo me, innervositi dal suo menefreghismo difensivo che li mette in difficoltà. Pascolo non lo capisco. Jerrels arriverà. In panchina dopo la sostituzione aveva la faccia brutta, ma di uno che si chiede cosa deve fare per funzionare, non di uno perso. Resto dell’idea che Abass è troppo passivo per conquistare davvero minuti. Ieri ha giocato bene, ma soltanto come terminale e in difesa si è sbattuto, ma è evidente che da quella posizione Pianigiani si aspetta iniziativa (Micov, Bertans…), ed è normale che sia così. Parlare da fuori è facile, ma se fossi Pianigiani riserverei a Theodore lo stesso trattamento inflitto a Goudelock, che ha funzionato benissimo: per qualche partita pochissimi minuti e fuori al primo errore. Vediamo se la capisce. È un esperimento che ci possiamo permettere, Cincia in Italia va ancora benissimo.

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  2. JT in difesa e’ tanto irritante quanto in attacco quando ignora i compagni. Anche io credo che possa fargli bene un po’ di panca in piu’, anche perche’ e’ un agonista e troverebbe stimolo per migliorarsi. Certo e’ che i nostri piccoli USA difendono davvero poco. La Coppa Italia? Viste le defezioni importanti di Cantu’ e Bologna e la flessione di rendimento di Brescia sembra proprio che la strada per la finale sia gia’ tracciata. Ma Avellino e Venezia sono al nostro livello, perche’ consapevoli delle loro potenzialita’. E non hanno molto da perdere. Vedremo.

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