Vincere in Europa per vincere in Italia. Baskonia come indice del dubbio Pascolo, e della certezza Pianigiani

Con massimo ritardo, ma realolimpiamilano c’è, anche solo per commentare rapidamente il successo sul Baskonia. Un +7, che era arrivato sino al +25, per poi sciogliersi come neve al sole. Quasi.

L’importanza della vittoria. Per il banale concetto che «vincere aiuta a vincere», ma anche per approfondire il tutto. L’Olimpia di oggi non ha «status» europeo, essendo un progetto ai primi passi, con sopravvivenze del passato. Mantas Kalnietis ne è primario esempio, visto che la sua presenza da «3» non deve essere letta come cervellotica scelta, ma come necessità di utilizzare un giocatore (a roster, dunque utile nelle rotazioni) con contratto difficile da “scaricare” (a differenza di Dragic che era in scadenza 30 giugno 2018). Senza dimenticare il «caso» Gentile, che ha privato l’Olimpia dell’unico italiano ad alto minutaggio europeo, per esperienza e talento. Dunque, l’Europa arriverà con il tempo, ma in un ambiente segnato dal fragoroso fallimento degli ultimi due progetti (a prescindere dalle opinioni e dai risultati, Banchi e Repesa sono stati sollevati nonostante un contratto in essere), ecco che una serie di sconfitte europee può minare le certezze, alzare una pressione subdola sulla squadra, e rallentare il tutto anche in Italia. Che è l’unico, reale e innegabile obiettivo di questo gruppo;

La prestazione. Importante per 32’ contro il Baskonia. Avversari privi di un fattore come Granger, in difesa e in attacco, ma comunque reduci da cinque vittorie in sei gare, e con molti giocatori «on fire» visti i rendimenti di Shengelia, Pourier, Voigtmann e Timma. L’Olimpia ha quindi saputo dare continuità alla crescita difensiva delle ultime gare (più visibile negli approcci che nei numeri), trovando in questo fattore l’ossigeno per una maggiore serenità offensiva, con cinque uomini finalmente in movimento anche dopo il primo p&r sul portatore di palla. Fondamentale comunque ribadire, nel collettivo, l’individualità di Goudelock, che in almeno due occasioni ha segnato canestri chiave (e totalmente fuori dalla logica di squadra) a spezzare i rientri avversari. Calata la difesa, nel finale, calato l’attacco, con blocchi meno convinti e soluzioni forzate al ventiquattresimo secondo;

Davide Pascolo. Il giocatore non sarà al meglio della condizione, ma l’utilizzo dell’ala azzurra resta il vero punto di domanda sulle scelte di Pianigiani. Difficile avere rendimento dall’unico «italiano da EuroLeague» potenziale, se il minutaggio non ha «cause-effetto» specifiche, ma solo adeguamenti a situazioni del momento. Per il resto si osserva unione di intenti, che racconta di una squadra totalmente «dedita» al suo coach, capace di chiudere le orecchie verso l’esterno nei primi momenti di difficoltà.

Alessandro Luigi Maggi

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