Barcellona non poteva cambiare nulla, e non ha cambiato nulla: se manca un giocatore-capo, non ci può essere un coach che non ha spiegazioni di una crisi

«Non ho una spiegazione per la situazione attuale della mia squadra. Non posso dire ciò che ci sia di sbagliato con la mia squadra». Parole che hanno precedenti nel gergo di Jasmin Repesa, ma le consuetudini non possono essere l’unica chiave di lettura della realtà. Jasmin Repesa non ha soluzioni per rialzare l’Olimpia Milano dall’ultimo posto in Eurolega, dalla settima sconfitta in fila, dai 32 punti concessi nel primo quarto al Barcellona, dai 49 del primo tempo, dagli 11 in meno di 5’ di Ante Tomic. Chi non ha soluzioni difficilmente potrà trovarle in futuro, ecco perché il coach croato dovrebbe essere sollevato dall’incarico.


Lo pensavamo dopo il ko con il Panathinaikos, lo pensiamo questa notte dopo il -14 di Barcellona. Passivo non eccessivo (con picco del -21), ma che esemplifica in 40’ come tutto stia volgendo al peggio, anche dopo aver toccato il peggio. Hickman che segna solo nel quarto quarto dopo uno 0/5 al tiro. Raduljica che chiude con 1/8 dal campo. Una difesa che concede il 64.7% da 2 agli avversari. E qui il problema è visibile anche ad un occhio non tecnico: quando una difesa non legge un p&r, non risponde ad alcun taglio, è una difesa fatta di giocatori che non comunicano. E quando non si comunica, significa che vengono a mancare basi e riferimenti. 

Viene poi il sospetto che, il tanto parlare di difesa, abbia privato la squadra anche di quel che riteneva naturale, ovvero l’attacco. Dopo non essere mai andata sotto gli 80 punti nelle prime sette gare (con 4 viaggi sopra i 90), l’Olimpia ha viaggiato nelle rimanenti sette sempre sotto gli 80, tranne che nella sconfitta di Istanbul con il Galatasaray. E’ facile prendere la parola a dicembre e parlare di una squadra mal costruita: che Milano avesse le carte in regola per fare buona figura in Europa era parere condiviso in settembre, anche da chi oggi si erge a giudice universale di un fallimento.

E si arriva così all’89-75 di Barcellona, che probabilmente rinvierà qualsiasi decisione al post-Bologna con Reggio Emilia, o alla gara del 29 dicembre con lo Zalgiris Kaunas. Come ribadito Jasmin Repesa andrebbe sollevato dall’incarico, ma non per partito preso. Ceduto Alessandro Gentile l’Olimpia si è ritrovata senza il cosiddetto giocatore-capo, perché non può esserlo un Krunoslav Simon (assente al Palau Blaugrana per lombalgia) da 9.8 punti di media in EuroLeague, o il Rakim Sanders dei 4 punti contro il Cska e dei 10 (0/3 dall’arco) contro il Panathinaikos (poco contano, nell’ecomomia della gara, i 27 di venerdì sera). In una simile situazione il leader dovrebbe dunque arrivare dalla panchina, ma chi sta in panchina, come detto, non ha «spiegazioni circa la situazione attuale della squadra».

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(Immagine di Stefano Zerboni. Jasmin Repesa sostiene Zoran Dragic in un momento di sconforto. Il coach croato da alcune settimane ha provato a riavvicinarsi ai giocatori dopo lo strappo di Torino, ma senza risultati)

Ci sono pecche che non possono essere cancellate, ma la diffusione di un male può essere contenuta. Altrimenti, il pericolo del fallimento scollinerebbe anche in Italia. Perchè gli psicodrammi non hanno luoghi, ma solo padroni. Giocatori che non comunicano sono giocatori che non credono. E chi non crede avrebbe bisogno di una scossa per tornare a credere in qualcosa. Dunque non in un semplice assistente di un sistema bocciato, ma in un vecchio senatore del basket nostrano. Charlie Recalcati.

Ps. L’addetto ai lavori farebbe magari notare: «Eliminare Gentile su richiesta di Repesa per poi eliminare Repesa?». Obiezione accolta, ma errare è umano, perseverare diabolico. E questa società ha tutto per trascinare l’Olimpia Milano fuori dalle sabbie mobili.

Alessandro Luigi Maggi

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4 pensieri su “Barcellona non poteva cambiare nulla, e non ha cambiato nulla: se manca un giocatore-capo, non ci può essere un coach che non ha spiegazioni di una crisi

      1. E quindi iniziate a farvi un bagno di umiltà basato su due punti:

        1. l’Olimpia Milano non è una squadra speciale, ma è una squadra come le altre, che vince e che perde, come le altre.

        2. Seguire sempre il filone di pensiero maggioritario non vi porterà da nessuna parte. Quando L’Olimpia era osannata da tutti, voi l’osannavate, ora che è criticata da tutti, voi la criticate.

        Nel basket, così come nella vita si vince e si perde. Fatevene una ragione.

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      2. Milano è la squadra della nostra città, e di questa parliamo. Questo non significa non avere un’idea chiara. Quando di parla di possibilità playoff si parla di obiettivi e progettualità, senza alcuna necessità di un bagno di umiltà. Non seguiamo alcun filone di pensiero maggioritario, ma solo il nostro pensiero. Fatto di notizie e contributi vari. Noi non osanniamo, giudichiamo, continuando a ritenere il mercato estivo qualcosa di importante. E i giudizi successivi vanno proprio in questa direzione. Scusaci, ma il vostro intervento è totalmente fuori luogo, e senza un filo di logica tra premessa e conclusione. Ma ti ringraziamo sempre per il seguito. Buon lavoro.

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