Essere Rakim Sanders. Esplodere, per poi magari volare ancora più in alto?

Essere Rakim Sanders. Mvp di tutto, a più riprese (con l’eccezione delle ultime Final Four di Supercoppa Italia), eppure così lontano dalle bocche degli appassionati. Immagine di grandezza che non è parola, ma poco importa a chi ha sempre cercato di lasciare il segno nei momenti pesanti. 

9 gare in EuroLeague, 23’ di media, 14 punti all’attivo con 4 rimbalzi, e apici che parlano dei 25 punti a Bamberga, dei 22 contro l’Anadolu, dei 19 con il Baskonia e dei 17 con il Fenerbahce.

Esserci, quando l’occhio di bue dei riflettori capita a tiro. Essere Rakim Sanders insomma, perché chi lo conosce lo sa, tutti vogliono dare il massimo contro Milano per avere, magari, un giorno il suo posto. E lui a cercar di essere sempre superiore, perché quel posto lo vuole, e forse si guarda ancora più in alto.

Inutile negarlo, il ruolo lasciato vacante da Alessandro Gentile potrebbe essere suo. Non tanto per la presenza, perché l’essere americano, e di poche parole, non aiuta. Quanto per l’essenza, in campo, che è il giusto equilibrio tra talento e resa. Il contratto scadrà nel 2017, ma niente parrebbe scontato. Già un anno fa qualche pensierino era emerso prima dello scudetto, ora si racconta di un rapporto tutt’altro che idilliaco con Jasmin Repesa. Ma sono cose da poco, perché il mondo è quello professionistico, e a Milano non si dice di no a cuor leggero. 4 perimetrale? Sì, perché in tal senso l’addio di Gentile cambierebbe poco o nulla, a meno di un colpo di mercato nel reparto lunghi con la conferma di Miroslav Raduljica (difficile, non impossibile).

Certo, se l’osservatore ha l’occhio vigile, un pensiero lo farebbe anche. Al Fenerbahce, Zeljko Obradovic lavora per fare di James Nunnally, ultimo mvp del campionato italiano, un giocatore in grado di lasciare il segno in pochi minuti. Rakim Sanders, questo, lo fa da una vita. E i 17 di quella sera al Forum, solo emblema del tutto.

Alessandro Luigi Maggi

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