Gli eroi sono morti per scarsa fiducia nel sistema. Il dopo Cska tra domande, mercato e interpretazioni semplici quanto pesanti

«Tutti gli eroi del mondo sono due metri sotto terra». Così Jasmin Repesa, nel dopogara più doloroso della stagione. Fuori il silenzio di una sconfitta con un Cska privo di Milos Teodosic e Nando De Colo. Nel volto il dubbio atroce dell’uomo che potrebbe non avere soluzione. Perché l’eroe che si ritrova sotto terra, in questo caso, è dentro il giocatore Olimpia che non ha fiducia nel prossimo suo. E allora, il disastroso 64-79 (che è gentile concessione di un Cska già sazio del semplice successo) finale passa per i nostri, soliti, tre aspetti da analizzare.

Le parole di Andrea Cinciarini. Il capitano, a prescindere dalla sua prestazione personale: «Dobbiamo allenarci ancora di più e meglio». Che si lega a: «La differenza con il Cska è un’altra: loro hanno giocato per 40’ con intensità, concentrazione e sfruttando al meglio il loro sistema che è collaudatissimo, noi invece ci siamo fermati a 20’». Poco da interpretare, solo da sottolineare: il capitano parla di una squadra che non è riuscita ad avere non tanto un sistema per forza collaudatissimo, ma quanto meno un gioco in grado di reggere per più di 20’. E questo non solo per una carenza qualitativa negli allenamenti (che potrebbe essere responsabilità individuale del giocatore), ma anche quantitativa (dunque figlia della gestione e delle scelte dello staff tecnico). Una domanda dunque che abbiamo già posto in passato, figlia anche di analisi emerse su quotidiani nazionali: Milano si allena abbastanza? Parole e risultati in campo direbbero di no, pur in netta controtendenza rispetto alla filosofia che ha segnato e scritto la carriera dello stesso Repesa;

Le parole di Jasmin Repesa. Che sono anche conseguenza di quelle di Cinciarini: «Poi quel terzo quarto, difficile da spiegare. Siamo partiti forzando due triple, senza ritmo e senza passaggio. Ho provato a chiamare timeout per calmare la squadra, ma non ci sono riuscito». Frasi che ritornano, e ricordano la serie playoff con Venezia della passata stagione. E’ vero, quel passato invoglia ottimismo, ma il «non so spiegare» racconta anche altro. Contro il Cska, i vari Sanders, Hickman, Kalnietis, Dragic e Simon sono andati per giocate personali, andando fatalmente a rimbalzare contro la fisicità in area del Cska. Gli «eroi due metri sotto terra» hanno iniziato a scavare perché non hanno creduto nel piano gara offensivo. Poco da dire: quando si va di «individualità» è perchè non si ha fiducia nella «collettività». Vi è poi la postilla Alessandro Gentile: via l’ex capitano, la squadra si è sciolta nuovamente come neve al sole. Non era la reazione attesa, e questo impone altre e ulteriori riflessioni sul momento dentro lo spogliatoio;

Le parole di Flavio Portaluppi. Il Gm lavora alacremente sul mercato in cerca di un lungo risolutore. Due i profili possibili: un lungo con tiro da fuori o un intimidatore verticale. Il GM propenderebbe di più per la seconda ipotesi, da qui il già sbandierato (dalla stampa) nome di Patric Young, avvicinato già nell’estate 2015. Trattativa possibile secondo nostre fonti, ma non di semplice soluzione.

Alessandro Luigi Maggi

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