
«Magia Massinburg. Tripla sulla sirena. Olimpia, che beffa» titola la Gazzetta dello Sport oggi in edicola. «Milano, fatal Verona».
Leggiamo Giuseppe Nigro: «Ma il lieto fine avrebbe mascherato difficoltà oggettive. Ovvero tutta la ruggine di un cantiere che fatica a fare progressi, per la necessità ogni tre (o due) giorni di aprire al pubblico per far vedere a che punto sono i lavori.
Ma è un male di tutti, di chi fa l’Eurolega (che ha appena regalato un doppio turno): rispetto ad altre il ritardo Olimpia è più visibile».

Caro Giuseppe Nigro, capisco che alla Gazzetta il basket interessi molto poco, ma essere in prima fila nel coro di giustificazioni, con il mantra dei tanti impegni trasforma la Gazzetta in un bollettino aziendale. O meglio, in un bollettino del coach (volutamente minuscolo) e delle giustificazioni stantie che sentiamo da anni: i troppi impegni!
Si sa da sempre e da subito che gli impegni sono tanti, ed è per questo che si fanno i roster lunghi.
Ma se punti sulla mediocrità nell’allestimento, se speri ogni anno che giocatori di seconda fila vengano da noi e si trasformino in leader trascinatori, se battezzi come predestinato un coach (volutamente minuscolo) per il solito effetto-presenza che contraddistingue i criteri della Maison, se per gli stessi criteri rinnovi per gli anni a venire il contratto ad un fantasma in campo come Tonut, se per alleviare la fatica degli stranieri ingaggi un Akele, scaricato da Bologna, e fai riposare Diop in EU, dove ti servirebbe…… eccome……beh, fate i giornalisti veri e non lasciate solo al web il compito di ricordare queste cose.
Ma si sa…..il basket, per la CalcioGazzetta, non è…..appunto…..il Calcio!
Che il sistema offensivo di Poeta non sia quello di Bartzokas è piuttosto evidente, quindi avevo scritto che difficilmente Peters avrebbe reso da noi come ha fatto nella seconda unità dell’Olympiacos…
In particolare l’allenatore dei greci esalta il movimento senza palla, le escursioni sulla linea di fondo che liberano il perimetro dove gente come Peters può farsi notare.
Di Poeta invece notiamo la staticità dei movimenti d’attacco, sia dei giocatori che della palla.
Le ragioni ci sono, ovviamente: senza un vero play capace di attivare vantaggi, la circolazione di palla è più difficile, e senza gente con punti nelle mani, marcarli è più facile – perché più specifico e meno pericoloso.
È chiaro però anche che in questo brodo, Peters non può mostrare le sue qualità, e risaltano quindi ancora di più i suoi difetti difensivi.
L’avevo scritto già prima che venisse, che sarebbe potuto succedere quello che sta succedendo.
Perché noi tifosi esperti, non avremo i titoli e le qualifiche che hanno i professionisti di questo sport, ma sulla nostra squadra abbiamo di sicuro lo sguardo attento e amorevole che ci permette di vedere le cose che loro, inspiegabilmente, sembrano non essere capaci di pre-vedere…
Sul piano della costruzione della squadra, appare del tutto evidente che, SE ti togli i punti nelle mani, ALLORA devi prendere tanti buoni difensori.
Ce ne sono in questo roster?
Non veramente.
Ed è inspiegabile.
E mi fermo qui.