
Olimpia Milano entra nel dibattito di BasketNews sui giocatori più amati e iconici nella storia dei club di EuroLeague. Nel podcast, il tema è chiaro: scegliere non necessariamente il migliore in assoluto, ma «il giocatore a cui pensi per primo quando senti il nome di quella squadra».
BasketNews e le icone di Olimpia Milano
Quando si arriva a Milano, il discorso parte subito dalla differenza tra passato e presente. «Con Milano c’è una grande differenza tra presente e passato», viene detto nel podcast. E il passato biancorosso porta con sé nomi enormi: «Mike D’Antoni, Dino Meneghin, Art Kenney, Bob McAdoo». Nomi che raccontano una storia lunghissima, anche internazionale. Su Bob McAdoo, il riferimento è immediato: «Bob McAdoo giocò lì. Ex MVP NBA, tra l’altro». Un passaggio che fotografa bene il peso storico di Olimpia Milano nel basket europeo.
Poi però arriva la domanda centrale: «Qual è il tuo volto?». La prima risposta guarda a un’icona più recente: «Micov». E ancora: «Vlado Micov è stato il primo volto che mi è venuto in mente. Non so perché. Forse sto pensando a qualcuno dei tempi più recenti, ma non troppo recente». Una scelta di cuore, più che di palmarès. Micov viene indicato come uno dei volti associati alla Milano moderna, quella precedente al ciclo più recente e capace comunque di lasciare un’impronta forte nell’immaginario degli appassionati europei.
Nel dialogo emerge anche un nome particolare: Curtis Jerrells. «Ho una scelta strana: Curtis Jerrells», viene detto. Il motivo è legato a un’immagine precisa: «Era la guardia americana che segnò il game-winner nelle finali del campionato italiano. Ho visto la sua foto nell’ufficio di Milano e me lo ricordo con quella maglia larga, quei pantaloncini, mentre palleggiava, faceva cose e vinceva partite».
Spazio anche a Sergio Rodriguez. «Dei tempi moderni, non so per quanto abbia giocato lì, ma Sergio Rodriguez mi resta in testa come uno di quella squadra». Il Chacho, pur in un passaggio non lunghissimo, viene quindi ricordato come uno dei volti più riconoscibili dell’Olimpia recente. Inevitabile anche il riferimento a Kyle Hines. «Certo, hanno Kyle Hines», viene ricordato nel podcast, anche se poi viene aggiunto: «Lo hanno preso tardi, diciamo». Una valutazione che separa l’impatto tecnico e culturale del giocatore dal tema dell’identificazione storica assoluta con il club.
Il giudizio finale è interessante, quasi provocatorio: «Probabilmente sono quelle icone più vecchie, come D’Antoni o qualcuno del genere». E ancora: «È difficile trovare un’icona quando la squadra e l’organizzazione non hanno raggiunto grandi cose sul campo», frase riferita evidentemente alla percezione recente europea e non alla storia complessiva del club. Il dibattito resta aperto, ma il passaggio su Olimpia Milano fotografa bene due anime della memoria biancorossa: da una parte la grande storia, con D’Antoni, Meneghin, Kenney e McAdoo; dall’altra la generazione moderna, con Micov, Jerrells, Rodriguez e Hines come nomi capaci di accendere ricordi diversi.

Micov quello col campanile di cantù tatuato a tutto braccio?? ma per favore
Jerrels 10 volte più importante e da ricordare