
Il no della NCAA a Noam Yaacov alimenta i dubbi sull’eleggibilità dei professionisti europei. E il tema riguarda da vicino anche Quinn Ellis, play scudettato con Olimpia Milano. Secondo quanto riportato da KSL Sports e ripreso da BeBasket, Utah non è riuscita a ottenere l’eleggibilità del play israelo-danese per la stagione NCAA 2026-2027. Yaacov arrivava da diverse stagioni professionistiche e da 26 presenze in EuroLeague con ASVEL.
La motivazione precisa del provvedimento non è stata comunicata e non è quindi possibile attribuire con certezza il diniego alla sua carriera professionistica. Il suo profilo presenta però evidenti analogie soprattutto con quello di Quinn Ellis, che ha giocato in Italia con Capo d’Orlando, Casale, Trento e Olimpia Milano, arrivando a disputare LBA, EuroCup ed EuroLeague prima di scegliere St. John’s.
Ellis, intanto, ha pubblicato sui propri canali Instagram le immagini del suo arrivo al ritiro della Nazionale britannica. Un aggiornamento relativo agli impegni internazionali del giocatore, che non fornisce indicazioni sulla sua eleggibilità NCAA: la possibilità di allenarsi e giocare con la Gran Bretagna è infatti indipendente dal via libera necessario per scendere in campo con St. John’s.
Resta sotto osservazione anche Saliou Niang, approdato a LSU dopo l’esperienza professionistica con la Virtus Bologna. Il suo dossier potrebbe essere valutato diversamente per età e percorso di formazione, ma il caso Yaacov conferma che l’eleggibilità dei giocatori provenienti dai campionati europei non può essere considerata automatica.
La nuova regola introdotta dalla SEC contro il ritorno al college degli atleti passati da NBA, G League, WNBA o NFL non sembra invece colpire direttamente Niang, che non proviene da una lega professionistica americana. Per Ellis il provvedimento non ha effetto diretto, perché St. John’s appartiene alla Big East.
Il quadro resta quindi aperto: Ellis è ora concentrato sulla Gran Bretagna, mentre St. John’s e LSU attendono certezze sull’eleggibilità dei due giocatori. Il caso Yaacov dimostra che l’accordo con un’università non garantisce automaticamente il diritto di disputare la stagione NCAA.
