
Nella giornata di ieri avevamo già sollevato il tema all’interno della nostra analisi sui cinque punti centrali della nuova stagione. La nuova Olimpia Milano non cambia soltanto sul campo: dopo anni caratterizzati da una leadership centrale e riconoscibile, la gestione passa a una struttura collegiale. Un modello che ha già prodotto risultati, ma che ora dovrà reggere il peso delle decisioni più complicate.
Dal 2019 fino, più o meno, al gennaio del 2026, nell’Olimpia Milano ha deciso una sola persona: Ettore Messina. Bene o male? Non è questo il tema. Conta la sostanza. Nei momenti positivi, in quelli più difficili, nelle fasi di costruzione e persino in quelle di distruzione, è sempre stato Messina a metterci la faccia e ad assumersi le responsabilità, firmando le scelte tecniche e strategiche.
Anche la squadra che dalla primavera all’estate del 2026 ha vinto tutto era stata costruita da Messina. A gestirla sul campo e nel quotidiano, però, è stata una nuova triade: il general manager Christos Stavropoulos, principale raccordo con la proprietà; il direttore sportivo Daniele Baiesi, riferimento per squadra e staff tecnico; l’allenatore Peppe Poeta.
Da febbraio a giugno il lavoro comune ha funzionato. L’Olimpia ha ritrovato equilibrio, accorciato le rotazioni, preso decisioni forti e conquistato i due trofei nazionali ai quali ha partecipato. Il successo ha legittimato il nuovo assetto, ma la stagione 2026-2027 proporrà un esame profondamente diverso.
La responsabilità non riguarda più soltanto la gestione di una squadra ereditata. Questa volta coinvolge anche la sua costruzione, la definizione delle gerarchie e la scelta dei giocatori chiamati ad aprire un nuovo ciclo. La nuova Olimpia porta dunque l’impronta di più figure, ognuna con competenze e responsabilità specifiche.
Sarebbe ingeneroso parlare di un “alibi venuto meno”. Messina ha avuto la virtù di assumersi sempre la responsabilità delle proprie decisioni, ma chi è rimasto non può essere giudicato semplicemente in contrapposizione al passato. Il vero tema riguarda il funzionamento della nuova struttura.
Chi avrà l’ultima parola quando arriveranno gli inevitabili momenti di difficoltà? Fino a che punto le esigenze dell’allenatore coincideranno con quelle della direzione sportiva? Esisterà sempre una visione condivisa tra tutte le componenti, considerando che alle loro spalle non c’è ancora un lungo percorso comune?
Quando si vince, il potere collegiale rappresenta una risorsa: moltiplica le competenze e distribuisce le responsabilità. Quando si perde, però, può trasformarsi in un limite se ruoli e gerarchie non sono definiti. Saranno proprio sconfitte, infortuni e possibili interventi sul mercato a misurare la solidità del nuovo modello.
Per questo la domanda “chi decide?” non rappresenta una semplice curiosità societaria. È una delle grandi questioni della prossima stagione. Perché in gioco non ci saranno soltanto i risultati immediati, ma anche l’identità e il futuro dell’Olimpia Milano.

Ma quale nuova triade? Stavro, Baiesi e Poeta sono stati scelti da Messina. ROM senza spina dorsale…
Obietterei che il modello allenatore&dirigente nella stessa persona, è stato provato e scartato decisamente nell’NBA, già una decina d’anni fa.
Messina ci ha provato lo stesso, ma siccome in NBA qualcosina della macchina basket capiscono, ha fallito miseramente.
Anche grazie a una proprietà priva di chiarezza sugli obiettivi, e sul peso di una squadra come l’Olimpia Milano, per dirla con generosità…
Dunque la nuova triade del nuovo corso, farà il suo mestiere come lo fanno tutte quelle degli sport di squadra da sempre. Se saranno bravi e avranno successo o meno, non dipenderà quindi dal modello dirigenziale adottato, ma dalle singole personalità coinvolte, e la loro capacità di mantenere relazioni sane.
Io non penso che Poeta possa guidare questa squadra a un livello competitivo in EL – cioè all’ingresso negli 8, per essere chiari – lo dimostra la costruzione della squadra, secondo me: un primo quintetto potenzialmente molto forte, ma forse purtroppo soprattutto sulla carta, e dietro il nulla, o quasi.
Sintomo chiaro, per me, di uno incapace di pensare a una squadra a 12, necessaria per i tanti impegni, nonostante si sia caricato addirittura di 16 giocatori, piangendo poi miseria per non aver saputo trattenere quelli che contano davvero…
Vedremo quindi se l’Olimpia Milano resterà una squadra senza ambizioni, se non quella di primeggiare in un campionato deserto come quello italiano, oppure cercherà finalmente un allenatore del nuovo millennio…
Ciao Palmasco..una precisazione però è dovuta
Phil Jackson aveva Krause, Riley aveva West .. lo stesso popovich o arsen wenger all’arsenal o Ferguson al Manchester Utd erano coach manager, ma hanno sempre avuto un manager che aveva ultima voce in capitolo e poteva “stoppare” eventuali azioni ritenute non condivisibili.
L’errore di Messina è stato di auto sopravvalutazione, ma l’errore purtroppo, in buona fede, è stato della proprietà che non si è cautelata a sufficienza. Era oerfetyo un Gherardini che faceva la stessa cosa al Fenerbache ma non Stavropulos scelto dallo stesso Messina , il controllore comandato dal controllato insomma.
Ma ormai acqua passata
Il roster a me pare già più equilibrato rispetto agli ultimi visti ma incompleto comunque
Vedremo ma dico già ora che torneranno sul mercato sicuro per un lungo 4/4,5 o un 3.
Il problema è che Messina col doppio ruolo affiancava un coach di provata professionalità a un Pobo manager rookie perchè non aveva mai ricoperto prima tale ruolo in carriera.
È andata che il coach aveva ormai fatto il suo tempo, mentre il tentativo di managwr ha fallito completamente sperperando milioni ogni anno, e oltretutto ha interpretato il doppio ruolo in modo dittatoriale, imponendo il proprio verbo senza contraddittorio.
Ora l’Olimpia, se da un lato ha compiuto due passo avanti per aver terminato un doppio ruolo inconcepibile in campo sportivo, laddove un coach dev’essere giudicato da qualcuno diverso sa sè stesso, dall’altro ha proposto solo persone instaurate da Messina, compiendo così un paso indietro.
Il coach Poeta non ha esperienza e non sa coinvolgere tutto il roster, per cui Messina non si vedrà superato dal successore. Non era quello che voleva il prode Ettore, imponendo Poeta?
La sola,e confortante differenza è che in caso di secondo flop consecutivo Peppe potrà essere rimosso.