Alessandro Pajola al Partizan, Repubblica: Milano fu una sirena, ma il flirt non si è consumato

Alessandro Maggi 9
Alessandro Pajola

Alessandro Pajola riparte dal Partizan Belgrado. Come racconta Walter Fuochi su Repubblica Bologna, l’ex capitano della Virtus ha raggiunto un’intesa biennale con il club serbo, per una cifra vicina al milione a stagione. Sarà ancora bianconero, ma non più sotto le Due Torri.

Per Pajola si chiude così un ciclo lunghissimo a Bologna, undici stagioni tra crescita, titoli, responsabilità e un addio non privo di tensioni. Il play azzurro cercava aria nuova e la troverà in una città di basket totale, spaccata ogni giorno dal derby tra Partizan e Stella Rossa.

Nel pezzo c’è anche un passaggio che riguarda Olimpia Milano. Secondo Repubblica, tra le sirene ascoltate da Pajola ci fu anche quella biancorossa: «lunghi e dolci» i richiami di Milano, definita «invisa sotto le torri», ma subito rifiutata e poi tardivamente riaccostata senza mai andare oltre il flirt. Una pista, dunque, mai realmente consumata. Repubblica colloca quel momento a maggio, quando il mercato era ancora in una fase molto diversa. Poi Milano ha chiuso la sua regia con Darius Thompson, e il quadro è cambiato definitivamente.

Da lì, per Olimpia Milano, il discorso Pajola è diventato passato. Il nuovo corso di Peppe Poeta ha preso forma attorno a Thompson, RJ Cole, Diego Flaccadori e a un perimetro ridisegnato con il ritorno di Devon Hall e l’arrivo di Garrison Mathews. Il Partizan, invece, ha trovato in Pajola una pedina sicura. Non l’asso, scrive Fuochi, ma «uno che fa prendere gli assi». Un secondo play dietro Carlik Jones, capace di giocargli accanto, dirigere, difendere e dare equilibrio alla squadra di Joan Peñarroya.

A Belgrado lo ha arruolato Zarko Paspalj, oggi dirigente del Partizan, dentro un ambiente carico di storia e ambizione. Dopo un’annata negativa, il club serbo ha prima ceduto e ora sta ricostruendo, con Pajola come garanzia di solidità e identità. Per la Virtus resta l’immagine dell’ennesimo cambio di pelle. Al suo posto sono arrivati altri play: Bello, Marcus Carr, Davide Casarin e Trent Frazier. Per Milano, invece, resta il retroscena di un interessamento mai trasformato in operazione. La strada scelta è stata un’altra. Pajola va al Partizan, Olimpia Milano riparte da Thompson.

9 thoughts on “Alessandro Pajola al Partizan, Repubblica: Milano fu una sirena, ma il flirt non si è consumato”

  1. Giusto così. C’è ancora qualcuno che, pur non lasciandosi bene con l’attuale dirigenza, ha rispettato la maglia e la società dove è cresciuto e non è venuto a Milano (dove avrebbe sicuramente preso un ingaggio superiore).
    Chapeu !!!!!

    1. Ciao M.T. sono d’accordo.
      Alla Virtus, da quando aveva 16 anni… Capitano e Simbolo della Virtus…dopo 11 stagioni trascorse in bianconero, non ha voluto fare un torto a quella piazza che, conosce molto bene, e che avrebbe preso malissimo, questa sua eventuale scelta…in questo momento, è preferibile per lui, un’esperienza all’estero.

  2. Perché? Meneghin ad esempio, non avrebbe dovuto firmare con Milano perché cresciuto con Varese?

    1. @orlando La famiglia Borghi, proprietaria della società basket Varese, principale competitor dell’Olimpia Milano negli anni 60/ 70″ dopo aver vinto l’ultimo trofeo nel 1980 (coppa delle Coppe) ha passato la mano nel 1981.
      Guarda caso Meneghin è arrivato a Milano proprio nell’estate del 1981 e guarda caso dall’1981 in poi Varese non ha più vinto niente………chissà perchè? C’era forse aria di smobiltazione ?????
      In ogni caso, a scanso di equivoci, Meneghin fece benissimo a venire a Milano.
      Io ho solo rispettato la scelta di Pajola…che non è voluto venire a giocare (almeno per il momento) contro la principale competitor della squadra in cui è cresciuto.
      Dopo Tu e Maggi siete liberissimi di interpretare la scelta di Pajola come volete ……..ci mancherebbe

      1. Direi che ce un’altra considerazione da farsi
        Una volta il cartellino, cosiddetto, era di proprietà della società che poteva farne non dico quel che voleva, ma quasi, ci siamo capiti.
        Il giocatore poteva rifiutarsi a suo rischio e pericolo della propria carriera e del proprio stipendio. Oggi le cose sono “leggermente” cambiate per usare un eufemismo in termini di potere decisionale del giocatore.
        La nota di Orlando però voleva dire, scusa Orlando se mi permetto, che un giocatore idolo di Milano prima era analogamente osannato in quel dell’acerrima nemica di Varese. Capisco le bandiere, ma dire che Pajola abbia fatto l’eroe ce ne passa. Se era davvero affezionato e legato alla squadra di Bologna che lo ha portato sin qui, un accordo avrebbe potuto trovarlo. Evidentemente le sue ragioni sono state anche altre e non credo che non sarebbe venuto a Milano. Mio parere sia chiaro

  3. Pajola a meno di un mln annuo è un ottimo colpo di mercato per il Partizan.
    Tra 2 anni magari verrà a Milano…

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