Moses Wright, da “zero-star recruit” a centro dominante di EuroLeague

Alessandro Maggi 1
Moses Wright Barcellona

Moses Wright non sognava di diventare Michael Jordan. Da bambino voleva essere Arthur Ashe. Aveva quattro anni quando prese in mano una racchetta per la prima volta e per anni il tennis, insieme al nuoto, fu il suo orizzonte sportivo. La madre Calla lo aveva spinto verso discipline meno consuete per un ragazzo americano, mentre la figura di Ashe, primo grande campione afroamericano del tennis e simbolo anche fuori dal campo, era diventata un riferimento.

Poi il basket ha cambiato tutto. Wright arrivò a Georgia Tech senza reputazione, definito da coach Josh Pastner uno “zero-star recruit”. Aveva giocato un solo anno alla Enloe High School di Raleigh, in North Carolina, mostrando soprattutto atletismo e fisicità. Fu l’assistente Darryl Labarrie a spingere Pastner a puntare su di lui: poca esperienza, ma margini enormi. Georgia Tech decise così di investire una borsa di studio su un giocatore ancora tutto da costruire.

La crescita fu progressiva. Dopo due stagioni di apprendistato, Wright esplose nel 2019-20 con 13.0 punti e 7.0 rimbalzi di media. L’anno successivo salì a 17.4 punti e 8.0 rimbalzi, fino a essere nominato giocatore dell’anno della ACC, una delle conference più prestigiose del college basket. Georgia Tech vinse il titolo battendo Florida State di Scottie Barnes, con Wright autore di 15 punti e 8 rimbalzi in finale.

Il finale universitario, però, fu amaro. Dopo aver riportato Georgia Tech al Torneo NCAA per la prima volta dal 2010, Wright fu costretto a saltare la gara contro Loyola-Chicago per positività al Covid. La squadra perse e la sua carriera al college si chiuse senza poter giocare la partita più attesa.

Da lì il percorso professionistico: un tentativo NBA tra Clippers e Dallas, la G-League, poi Cina, Turchia e il salto all’Olympiacos. In Grecia trovò spazio limitato, ma utile per entrare nel basket europeo di alto livello. Nella sua stagione completa al Pireo chiuse con 5.3 punti di media in EuroLeague e 11.7 punti con 5.4 rimbalzi nel campionato greco.

La vera consacrazione è arrivata allo Zalgiris. In Lituania Wright ha vinto tutto e soprattutto ha prodotto una stagione di EuroLeague di altissimo livello: 13.2 punti, 6.5 rimbalzi, 59.9% dal campo e 63.4% da due. È stato quarto per rimbalzi offensivi, quarto rimbalzista assoluto, settimo stoppatore e decimo per valutazione complessiva, terzo tra i centri dietro solo a Nikola Milutinov e Mfiondu Kabengele.

Così lo “zero-star recruit” è diventato uno dei migliori lunghi della competizione. Un centro atletico, verticale, capace di correre il campo, attaccare il ferro, proteggere il tabellone e incidere con continuità. La storia di Moses Wright è quella di un giocatore costruito passo dopo passo, passato dalla racchetta al parquet, dal margine al centro della scena. Ora Olimpia Milano riparte anche da lui: un lungo arrivato alla piena maturità, con una traiettoria tutt’altro che ordinaria e una certezza ormai acquisita. Wright non è più una scommessa. È un giocatore di impatto EuroLeague.

Fonte Olimpia Milano

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