
C’è una stagione che finisce, una semifinale persa contro Olimpia Milano, e poi c’è tutto il resto. Perché il futuro della Pallacanestro Brescia non è ancora una pagina chiara, e le voci sulla possibile cessione del titolo sportivo a Paul Matiasic non si sono ancora estinte. Ma nelle ultime ore, da più parti, il quadro sembra raccontare anche altro: un Mauro Ferrari più concentrato sulla costruzione della squadra che verrà che su una chiusura dei battenti.
Secondo Bresciaoggi, attorno al club circolano già nomi importanti per la prossima stagione, da Iroegbu di Varese al possibile ritorno di John Brown III, oltre ad altri profili. Segnali, più che certezze. Ma segnali che contano, perché arrivano dopo settimane in cui il rumore attorno al futuro societario aveva coperto anche il campo, la squadra, il lavoro di anni.
Brescia, però, non è una comparsa del nostro basket. Da anni è ai vertici del campionato italiano, con un’identità riconoscibile, una struttura tecnica forte, una cultura competitiva costruita nel tempo. Mauro Ferrari ha investito molto, rilanciando un progetto in LBA nato dieci anni fa e portandolo stabilmente nelle zone nobili della Serie A.
Per Olimpia Milano, Brescia è stata una rivale vera. Orgogliosa, dura, spesso scomoda. Una squadra capace di non abbassare mai lo sguardo, di costruire partite, serie e stagioni con ambizione. Giocatori come Miro Bilan e Amedeo Della Valle non sono stati soltanto protagonisti della Germani: sono stati, e restano, big del nostro campionato. Avversari di valore, di quelli che fanno crescere anche chi li affronta.
Quattro semifinali Scudetto, tre delle quali contro Milano, e la finale dello scorso anno persa con lo Scudetto in palio non sono un dettaglio statistico. Sono la fotografia di una presenza. Brescia ha inciso, ha disturbato, ha alzato il livello della competizione. Ha obbligato l’Olimpia a guardarsi alle spalle e davanti con rispetto.
Per questo il saluto alla Pallacanestro Brescia, oggi, non può avere il sapore dell’addio. Può essere il saluto a una stagione finita, a una serie persa, forse a un ciclo che cambierà forma. Ma non può essere un epitaffio. Il basket italiano ha bisogno di club così: solidi, riconoscibili, ambiziosi, capaci di generare rivalità e contenuti.
La speranza, allora, è semplice: rivedere Brescia ancora lì, la prossima stagione. Ancora rivale di Olimpia Milano, ancora dentro il racconto che conta, ancora pronta a prendersi spazio. Perché certe rivalità non vanno vendute, vanno custodite.
Noi non diciamo “vendesi”. Noi diciamo “restasi”.
PS. L’originale è goliardico, e come tale va visto. Magari, sui social, evitiamo di diffondere foto, per quanto estrapolate da un luogo pubblico, visto che di mezzo ci sono anche dei minori.
