
Ieri sera il titolo con l’Under 19, davanti la fase playout di Aba-Liga e i giorni che porteranno al Draft NBA del 23 giugno. Luigi Suigo si racconta a La Gazzetta dello Sport, ecco alcuni passaggi.
Sulla sua storia
«Mio papà è due metri: ha cominciato a giocare tardi, a 17 anni, ha il record di velocità per uscita per falli! Mia mamma era 1.80, l’ho persa quando avevo 11 anni: a 7, per un problema che avevo ai talloni, volle che smettessi di giocare per paura che mi facessi male. Quando è morta era dicembre, a gennaio mio papà decise di iscrivermi di nuovo a basket anche per tirarmi su di morale: non potevo crederci che ricominciavo, mi ha aiutato a non pensare alla sua perdita».
Sul Mega come ex squadra dell’idolo Jokic
«Anche per questo è stata la mia scelta. Non solo Jokic, più di una decina sono andati in Nba: Bitadze, Jovic, Zubac… Le altre opzioni erano in Serie A o all’estero. Ma ho pensato che uscire dalla comfort zone mi aiutasse a crescere come persona. E, con poco tempo per far vedere più possibile, con l’obiettivo del Draft di giugno, è stato importante sapere di avere un ruolo da titolare e più margine d’errore, che altrove non avevo».
Sul movimento italiano
«Qualcosa si sta muovendo, vedo squadre che stanno cercando di far giocare i giovani come Trento dei miei amici Niang e Hassan. Credo che in futuro aumenteranno i club che danno queste opportunità. Se fai due minuti a partita non riesci ad abituarti ai corpi e alla velocità del mondo senior, me ne sono accorto al Mega: le prime partite mi sono servite a prendere le misure, attaccato da guardie diverse da quelle che trovavo in Under 19».
Sugli obiettivi a breve e lungo termine
«Finire la stagione nel miglior modo possibile per poter arrivare al Draft in una buona posizione. A lungo termine… se mai riuscissi ad arrivarci, poter fare una carriera tutta in Nba».
